Il Lago Maggiore e i PROSATORI “verbanisti” di lingua inglese

sabato 8 agosto 2015, ore 17letteraltura

Laboratorio di lettura, 3° incontro

con il patrocinio della Pro Loco Premeno e

la collaborazione del Festival LetterAltura

a cura del Prof. Enrico Reggiani (Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano)

Giardino di Villa Bernocchi, Premeno

prop loco premeno

Come “scrivono il paesaggio” del Lago Maggiore gli scrittori di lingua inglese che lo hanno frequentato nei secoli? Come lo hanno invece ritratto quelli che non hanno potuto che immaginarlo da lande più o meno remote? A queste (e altre) domande si propone di rispondere questo “laboratorio di lettura” che (con quel tanto di sforzo salutare che tale definizione comporta, a dispetto della calura estiva e del periodo vacanziero) ha l’ambizione – e forse anche la presunzione – di “insegnare a leggere” la “scrittura verbanistica” degli scrittori di lingua inglese  che incontreremo.

Dopo il primo incontro introduttivo e il secondo in cui si è dialogato con i poeti, incontreremo alcuni scrittori che hanno magnificato il Lago Maggiore in testi in prosa di varia natura: romanzi, racconti, saggi, lettere.

L’auspicio è che, grazie al modesto contributo di questa iniziativa, i partecipanti possano GHB Hemingwaytrascorrere un’ora di piacevole e proficuo “svago culturale”, ad esempio provando a comprendere l’intenzione di Charles Dickens quando scrisse che “qualunque cosa che sorge da quelle acque azzurre, nella cornice di quello scenario, non può che essere bella”; a riflettere sulla ragione che indusse Henry James a scorgere una venatura operistica e melodrammatica nei palazzi di Pallanza e di Stresa; ad accompagnare Ernest Hemingway nelle celebri “pagine verbanistiche” di Addio alle armi.

Tra gli altri ne hanno dato notizia:

l’edizione cartacea de La Stampa, La Repubblica/TuttoMilano, nonché Illagomaggiore.com, Distrettolaghi.it, VerbaniaNotizie, Il Corriere del Verbano.it, VerbanoNews.it e molti altri siti locali

altre info alle pagine

https://wbyeats.wordpress.com/literaria-2/

https://wbyeats.wordpress.com/2015/07/10/lake-verbanus-il-lago-maggiore-e-gli-scrittori-di-lingua-inglese/

https://wbyeats.wordpress.com/2015/07/28/lake-verbanus-il-lago-maggiore-e-i-poeti-verbanisti-di-lingua-inglese/

https://wbyeats.wordpress.com/2015/08/03/il-lago-maggiore-e-i-prosatori-verbanisti-di-lingua-inglese/

Lake Verbanus. Il Lago Maggiore e i poeti “verbanisti” di lingua inglese

premeno newsvenerdì 31 luglio 2015, ore 17

Laboratorio di lettura, 2° incontro, con il patrocinio della Pro Loco Premeno

a cura del Prof. Enrico Reggiani (Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano), Giardino di Villa Bernocchi, Premeno

Come “scrivono il paesaggio” del Lago Maggiore i poeti di lingua inglese che lo hanno frequentato nei secoli? Come lo hanno invece ritratto quelli che non hanno potuto che immaginarlo da lande più o meno remote? A queste (e altre) domande risponderà questo laboratorio su tempi, spazi e figure umane con cui la letteratura di lingua inglese ha celebrato il Lake Verbanus.

Dopo il primo incontro introduttivo, nel secondo dialogheremo con poeti verbanisti di lingua inglesevilla bernocchi e di varia notorietà, quali William Wordsworth, Robert Southey, Thomas Cole, Henry Ellison, Hardwicke Drummond Rawnsley e altri.

Questo “Laboratorio di lettura” (con quel tanto di sforzo salutare che tale definizione comporta, a dispetto della calura estiva e del periodo vacanziero) ha l’ambizione/presunzione di “insegnare a leggere” la “scrittura verbanistica” dei poeti di cui ci occuperemo: sperimenteremo anche come il significato dei loro testi sia sempre sepolto sotto i numerosi strati di ciò che, ad esempio, Roland Barthes definiva “sedimento” ideologico e proveremo ad integrare tale “sedimento” con quei riferimenti ai processi socio-culturali che lo stesso Barthes tendeva invece a trascurare.

THOMAS-COLE-ANTIQUE-PORT-OF-ARONA-LAGO-MAGGIOREL’auspicio è che, grazie al modesto contributo di questa iniziativa, i partecipanti possano apprezzare le ricchezze culturali evocate da un “lago gentile”, in cui “il remoto e il presente talvolta si incontrano / con sfumature simili al sogno” (Thomas Cole, 1801-1848), così come ammirano da sempre le bellezze naturali di un “gioiello simile al sole” in cui si rispecchiano “tutti i colori che stanno sulla tavolozza della Natura,/ Tutti gli arcobaleni dal Diluvio Universale” (Henry Ellison, 1811-1890).

Associazione Nazionale Docenti di Anglistica: 5° Convegno Internazionale. Sintesi dei lavori

a curlocandina_anda_lecce_2015a di Erica Maggioni (dottoranda di ricerca, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano; tutor: Prof. Enrico Reggiani)

Il 19 e 20 giugno si è tenuto a Lecce presso l’Università del Salento il V Convegno internazionale di studi ANDA. L’Associazione Nazionale Docenti di Anglistica, che da diversi anni si impegna a promuovere e sostenere l’insegnamento e lo studio della letteratura in lingua inglese nelle Università italiane, ha scelto come titolo della conferenza Interrogating the Representations of Peace and War in English Literature/s: Theory, Texts, History and Social Practices. Tale tema, suggerito dal centenario della Prima Guerra Mondiale, ma anche dei recenti conflitti internazionali, ha permesso agli studiosi partecipanti di confrontarsi su come autori di diverse epoche e paesi abbiano elaborato un argomento da sempre al centro dell’attenzione pubblica e della vita privata di ciascuno. In particolare, obiettivo del convegno era interrogarsi sul contributo che la cultura, e soprattutto la letteratura, possono dare ai complessi procrupert-brooke-the-dead-the-soldier2essi di costruzione e mantenimento della pace.

[il resto dell’articolo è reperibile cliccando qui.  © Riproduzione riservata]

A conclusione del convegno è stata proposta una Tavola rotonda sul tema La letteratura inglese all’Università tra didattica e ricerca alla quale hanno partecipato Carlo Pagetti, Silvia Albertazzi, Paolo Bertinetti, Stefano Bronzini e Antonella Riem. I punti trattati sono stati numerosi: dalle difficoltà quotidiane che si incontrano nelle università italiane, alla formazione e reclutamento dei docenti, dalle esperienze di insegnamento ai rapporti tra ricerca scientifica e attività WarWritingSmallerdidattica, fino ad arrivare alle riforme e alla crescente burocratizzazione del lavoro. Nonostante la complessa situazione nazionale, è stato ribadito a gran voce il valore della letteratura nel mondo accademico e l’entusiasmo con cui è necessario continuare ad impegnarsi in tale studio e insegnamento. Il convegno, grazie alla varietà e all’interesse dei contributi presentati, è stato un importante momento di arricchimento e riflessione sul tema proposto. La selezione si è rivelata di grande valore poiché ha permesso di mettere a confronto risposte letterarie del tutto diverse, ma anche di tracciare fili conduttori nel tempo e nello spazio, a conferma dell’unicità e dell’universalità delle esperienze di pace e guerra.

Lake Verbanus. Il Lago Maggiore e gli scrittori di lingua inglese

letteralturaFestival LetterAltura: Laboratorio di lettura a cura del Prof. Enrico Reggiani (Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano), Giardino di Villa Bernocchi, Premeno

sabato 11 luglio 2015, ore 17

(con il patrocinio della Pro Loco Premeno)

Come “scrivono il paesaggio” del Lago Maggiore gli autori di lingua inglese che lo hanno frequentato nei secoli? Come lo hanno invece ritratto quelli che non hanno potuto che immaginarlo da lande più o meno remote? A queste (e altre) domande risponderà questo laboratorio su tempi, spazi e figure umane con cui la letteratura di lingua inglese ha celebrato il Lake Verbanus.prop loco premeno

Il primo incontro è introduttivo (ma potrà essere fruito autonomamente) e proporrà alcune comode  “riflessioni di metodo” e alcuni esempi notevoli (e probabilmente inediti) di scrittura paesaggistica verbanistica in lingua inglese, che accosteranno l’originale in lingua straniera alla mia traduzione italiana. Ci si interrogherà, ad esempio, anche sulla ragione per cui gli scrittori anglofoni chiamino il Lago Maggiore in almeno tre modi: Lago Maggiore, Lake Maggiore, Lake Verbanus (culturalmente significativi, tra latino, inglese ed italiano…).

Questo “Laboratorio di lettura” ha l’ambizione/presunzione di “insegnare a leggere” la “scrittura paesaggivilla bernocchistica” degli autori di cui ci occuperemo. Nel corso del ciclo di tre incontri potremo, ad esempio dialogare con poeti quali William Wordsworth, Robert Southey, Henry Ellison, Ezra Pound, Robert Browning, nonché con prosatori come Edward Gibbon, Charles Dickens, John Ruskin, George Bernard Shaw, Thomas Carlyle, George Meredith, Samuel Butler, Mark Twain, Ernest Hemingway.

L’auspicio è che, grazie al modesto contributo di questa iniziativa, i partecipanti possano apprezzareJames Baker Pyne-728477 ancora di più, oltre alle bellezze naturali del lacustre “gioiello simile al sole”, anche le suggestioni culturali di

Tutti i colori che stanno sulla tavolozza della Natura,

Tutti gli arcobaleni dal Diluvio Universale

che Henry Ellison (1811-1890) celebrò in un sonetto intitolato TRAMONTO SUL LAGO MAGGIORE.

W. H. Auden secondo Andrea Carvelli

auden1Andrea Carvelli

alunno della Prof.ssa Ilaria Ronzoni al terzo anno del Liceo Scientifico Santa Dorotea di Arcore

Ormai è passata qualche settimana da quando la mia professoressa d’inglese, Ilaria Ronzoni, affidò alla classe un trio di poesie in lingua da analizzare, alla condizione che non si cercasse alcun tipo d’informazione su di esse in rete. Ciò al fine di ottenere delle analisi variegate e pure, in cui veramente la poesia si dimostrasse il risultato dell’incontro di autore, opera e lettore.

Tra queste catturò immediatamente la mia attenzione quella dal titolo The more loving one, componimento non troppo lungo, ordinato, in rima baciata, dotato di parole conosciute che pareva perfetto per un’analisi del testo non troppo dispendiosa seppur discreta. Dunque iniziai lavorando con un auden2amico a tradurre le quartine. Dopo qualche punto ostico eravamo giunti alla fine, ma rimaneva irrisolto il dubbio sul significato intrinseco del poema, dal momento che entrambi percepivamo migliaia di sfumature e rimandi agli argomenti più svariati; ci eravamo accorti di quanto fosse impegnativa un’analisi autonoma. L’ora di lavoro terminò ed il compito venne assegnato da svolgere a casa.

Completato il lavoro, sentivo che non era abbastanza, mi mancava qualcosa, quindi, mentre osservavo il foglio, ho deciso di appropriarmi totalmente del significato etimologico del termine ”tradurre” e di tentauden3are di dar voce a ciò che quella poesia aveva significato per me. Pertanto apparve la mia traduzione, Più Amante, che si propone come risultato del rapporto più che personale creatosi tra il testo originale e me.

Alla consegna del lavoro ero incerto e dubitavo se, consegnandolo, avrei fatto la cosa giusta, in quanto nemmeno io stesso ero pienamente cosciente della mia realizzazione. In ogni caso decisi sottoporlo al vaglio dell’insegnante e, in seguito, mi è stato proposto persino di pubblicarlo su questo interessante blog che approfondisce in modo così puntuale ogni sfaccettatura della lingua anglosassone; futuro che mai avrei assegnato al mio ”attempt of translation”.

Tuttora non conosco l’identità dell’autore di The more loving one, né la sua storia, tuttavia mi sono riconosciuto nelle sue parole tanto da volermi sdebitare esprimendo che cosa il suo scritto aveva mosso in mauden4e. Naturalmente non pretendo di fornire, con questa mia rilettura, un significato pedagogico al testo, tanto meno è mia intenzione criticare la visione dello scrittore, nonostante, pur perseguendo vie parallele, a proposito di alcuni punti io giunga a conclusioni differenti.

Con l’occasione ringrazio la mia professoressa d’inglese e il docente che ha consentito questa pubblicazione.

Enjoy the texts: in questo file l’originale inglese e la mia traduzione italiana.

Andrea

 

Quattro giacche a fare i pali. Calcio e letteratura anglosassone

480px-Brazil_2014.svg[1]Enrico Reggiani (Università Cattolica del Sacro Cuore – Milano), L’Osservatore Romano, a. 154, n. 137, mercoledi 18 giugno 2014, p. 4

   Come e più che in passato, con gli imminenti Mondiali brasiliani, il ruolo letterario e culturale del calcio si impone al centro della scena globale. Potrebbe essere una loro conseguenza virtuosa, visto che sempre meno numerosi – fortunatamente – sembrano essere gli epigoni di coloro che sdottora(va)no della sua irrilevanza (quando non addirittura della pericolosità) non molto tempo addietro anche nelle nostre lande.

   Se pare ormai condivisa l’idea che i “rituali” del calcio propongano la “descrizione di una battaglia” (Alessandro Dal Lago, 1990), ci si è anche spinti fino a considerarlo – non senza qualche acrobazia concettuale e analogica – sia “una buona allegoria del lavoro letterario” (Cristina Taglietti, 2009), sia uno strumento di espressione della vacuità del lavorio del critico: “la fedeltà bovina al testo, ai marchingegni narrativi, alle strutture sociologiche hanno reso la critica tediosa come le trasmissioni calcistiche sulle quali si fa un gran disquisire sulla differenza tra 4-3-3 e 4-3-1-2” (Alessandro Piperno, 2009).

   Saranno pure tediose quisquilie tecniche queste ultime, ma l’affascinante e prestigiosa premier league delle culture220px-Fuleco.2013[1] anglofone, in cui queste ultime sembrano contendersi il trofeo della miglior letteratura in lingua inglese, mostra la sua straordinaria vitalità proprio a partire dalle differenti denominazioni di schemi, ruoli, zone del campo, tattiche, strategie e via scorrendo le voci dell’enciclopedia calcistica e le loro declinazioni glocalizzate. Ne fanno fede, ad esempio, la miracolosa concentrazione di un’identità nazionale inclusiva che si respira in termini quali bafana bafana (entustiatico soprannome Zulu della nazionale sudafricana, traducibile come “avanti, ragazzi! Avanti ragazzi!”, interpretato spesso anche alla luce della forte inflessione comunitaria del concetto africano di “ubuntu”) o la fantasiosa intuizione personale del giornalista Tony Horstead, al quale si deve la differente origine e vicenda del nomignolo dei Socceroos, evidentemente modellato su kangaroo con immediato e costante successo, durante una serie di partite giocate dalla nazionale australiana nel Vietnam del Sud nel 1967.

220px-Brasil_2014_Football_Flag_and_Trophy[1]   Tanto fascinoso è l’intreccio tra pallone (calcistico in senso lato) e parole che bisogna poi fare anche i conti con l’inesauribile cornucopia di citazioni leggendarie, di dubbia attribuzione o prodotte da evidente manipolazione, che vengono catturate nella rete di internet e colà replicate senza posa e verifica. Due, su tutte, meritano menzione in questa sede…

[il resto dell’articolo è reperibile in questo pdf scaricabile a p. 4. © Riproduzione riservata].

this blog: 2013 in review. BEST WISHES FOR 2014!

The WordPress.com stats helper monkeys prepared a 2013 annual report for this blog.

Here’s an excerpt:

The concert hall at the Sydney Opera House holds 2,700 people. This blog was viewed about 15,000 times in 2013. If it were a concert at Sydney Opera House, it would take about 6 sold-out performances for that many people to see it.

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