Lake Verbanus. Il Lago Maggiore e i poeti “verbanisti” di lingua inglese

premeno newsvenerdì 31 luglio 2015, ore 17

Laboratorio di lettura, 2° incontro, con il patrocinio della Pro Loco Premeno

a cura del Prof. Enrico Reggiani (Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano), Giardino di Villa Bernocchi, Premeno

Come “scrivono il paesaggio” del Lago Maggiore i poeti di lingua inglese che lo hanno frequentato nei secoli? Come lo hanno invece ritratto quelli che non hanno potuto che immaginarlo da lande più o meno remote? A queste (e altre) domande risponderà questo laboratorio su tempi, spazi e figure umane con cui la letteratura di lingua inglese ha celebrato il Lake Verbanus.

Dopo il primo incontro introduttivo, nel secondo dialogheremo con poeti verbanisti di lingua inglesevilla bernocchi e di varia notorietà, quali William Wordsworth, Robert Southey, Thomas Cole, Henry Ellison, Hardwicke Drummond Rawnsley e altri.

Questo “Laboratorio di lettura” (con quel tanto di sforzo salutare che tale definizione comporta, a dispetto della calura estiva e del periodo vacanziero) ha l’ambizione/presunzione di “insegnare a leggere” la “scrittura verbanistica” dei poeti di cui ci occuperemo: sperimenteremo anche come il significato dei loro testi sia sempre sepolto sotto i numerosi strati di ciò che, ad esempio, Roland Barthes definiva “sedimento” ideologico e proveremo ad integrare tale “sedimento” con quei riferimenti ai processi socio-culturali che lo stesso Barthes tendeva invece a trascurare.

THOMAS-COLE-ANTIQUE-PORT-OF-ARONA-LAGO-MAGGIOREL’auspicio è che, grazie al modesto contributo di questa iniziativa, i partecipanti possano apprezzare le ricchezze culturali evocate da un “lago gentile”, in cui “il remoto e il presente talvolta si incontrano / con sfumature simili al sogno” (Thomas Cole, 1801-1848), così come ammirano da sempre le bellezze naturali di un “gioiello simile al sole” in cui si rispecchiano “tutti i colori che stanno sulla tavolozza della Natura,/ Tutti gli arcobaleni dal Diluvio Universale” (Henry Ellison, 1811-1890).

Associazione Nazionale Docenti di Anglistica: 5° Convegno Internazionale. Sintesi dei lavori

a curlocandina_anda_lecce_2015a di Erica Maggioni (dottoranda di ricerca, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano; tutor: Prof. Enrico Reggiani)

Il 19 e 20 giugno si è tenuto a Lecce presso l’Università del Salento il V Convegno internazionale di studi ANDA. L’Associazione Nazionale Docenti di Anglistica, che da diversi anni si impegna a promuovere e sostenere l’insegnamento e lo studio della letteratura in lingua inglese nelle Università italiane, ha scelto come titolo della conferenza Interrogating the Representations of Peace and War in English Literature/s: Theory, Texts, History and Social Practices. Tale tema, suggerito dal centenario della Prima Guerra Mondiale, ma anche dei recenti conflitti internazionali, ha permesso agli studiosi partecipanti di confrontarsi su come autori di diverse epoche e paesi abbiano elaborato un argomento da sempre al centro dell’attenzione pubblica e della vita privata di ciascuno. In particolare, obiettivo del convegno era interrogarsi sul contributo che la cultura, e soprattutto la letteratura, possono dare ai complessi procrupert-brooke-the-dead-the-soldier2essi di costruzione e mantenimento della pace.

[il resto dell’articolo è reperibile cliccando qui.  © Riproduzione riservata]

A conclusione del convegno è stata proposta una Tavola rotonda sul tema La letteratura inglese all’Università tra didattica e ricerca alla quale hanno partecipato Carlo Pagetti, Silvia Albertazzi, Paolo Bertinetti, Stefano Bronzini e Antonella Riem. I punti trattati sono stati numerosi: dalle difficoltà quotidiane che si incontrano nelle università italiane, alla formazione e reclutamento dei docenti, dalle esperienze di insegnamento ai rapporti tra ricerca scientifica e attività WarWritingSmallerdidattica, fino ad arrivare alle riforme e alla crescente burocratizzazione del lavoro. Nonostante la complessa situazione nazionale, è stato ribadito a gran voce il valore della letteratura nel mondo accademico e l’entusiasmo con cui è necessario continuare ad impegnarsi in tale studio e insegnamento. Il convegno, grazie alla varietà e all’interesse dei contributi presentati, è stato un importante momento di arricchimento e riflessione sul tema proposto. La selezione si è rivelata di grande valore poiché ha permesso di mettere a confronto risposte letterarie del tutto diverse, ma anche di tracciare fili conduttori nel tempo e nello spazio, a conferma dell’unicità e dell’universalità delle esperienze di pace e guerra.

Lake Verbanus. Il Lago Maggiore e gli scrittori di lingua inglese

letteralturaFestival LetterAltura: Laboratorio di lettura a cura del Prof. Enrico Reggiani (Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano), Giardino di Villa Bernocchi, Premeno

sabato 11 luglio 2015, ore 17

(con il patrocinio della Pro Loco Premeno)

Come “scrivono il paesaggio” del Lago Maggiore gli autori di lingua inglese che lo hanno frequentato nei secoli? Come lo hanno invece ritratto quelli che non hanno potuto che immaginarlo da lande più o meno remote? A queste (e altre) domande risponderà questo laboratorio su tempi, spazi e figure umane con cui la letteratura di lingua inglese ha celebrato il Lake Verbanus.prop loco premeno

Il primo incontro è introduttivo (ma potrà essere fruito autonomamente) e proporrà alcune comode  “riflessioni di metodo” e alcuni esempi notevoli (e probabilmente inediti) di scrittura paesaggistica verbanistica in lingua inglese, che accosteranno l’originale in lingua straniera alla mia traduzione italiana. Ci si interrogherà, ad esempio, anche sulla ragione per cui gli scrittori anglofoni chiamino il Lago Maggiore in almeno tre modi: Lago Maggiore, Lake Maggiore, Lake Verbanus (culturalmente significativi, tra latino, inglese ed italiano…).

Questo “Laboratorio di lettura” ha l’ambizione/presunzione di “insegnare a leggere” la “scrittura paesaggivilla bernocchistica” degli autori di cui ci occuperemo. Nel corso del ciclo di tre incontri potremo, ad esempio dialogare con poeti quali William Wordsworth, Robert Southey, Henry Ellison, Ezra Pound, Robert Browning, nonché con prosatori come Edward Gibbon, Charles Dickens, John Ruskin, George Bernard Shaw, Thomas Carlyle, George Meredith, Samuel Butler, Mark Twain, Ernest Hemingway.

L’auspicio è che, grazie al modesto contributo di questa iniziativa, i partecipanti possano apprezzareJames Baker Pyne-728477 ancora di più, oltre alle bellezze naturali del lacustre “gioiello simile al sole”, anche le suggestioni culturali di

Tutti i colori che stanno sulla tavolozza della Natura,

Tutti gli arcobaleni dal Diluvio Universale

che Henry Ellison (1811-1890) celebrò in un sonetto intitolato TRAMONTO SUL LAGO MAGGIORE.

W. H. Auden secondo Andrea Carvelli

auden1Andrea Carvelli

alunno della Prof.ssa Ilaria Ronzoni al terzo anno del Liceo Scientifico Santa Dorotea di Arcore

Ormai è passata qualche settimana da quando la mia professoressa d’inglese, Ilaria Ronzoni, affidò alla classe un trio di poesie in lingua da analizzare, alla condizione che non si cercasse alcun tipo d’informazione su di esse in rete. Ciò al fine di ottenere delle analisi variegate e pure, in cui veramente la poesia si dimostrasse il risultato dell’incontro di autore, opera e lettore.

Tra queste catturò immediatamente la mia attenzione quella dal titolo The more loving one, componimento non troppo lungo, ordinato, in rima baciata, dotato di parole conosciute che pareva perfetto per un’analisi del testo non troppo dispendiosa seppur discreta. Dunque iniziai lavorando con un auden2amico a tradurre le quartine. Dopo qualche punto ostico eravamo giunti alla fine, ma rimaneva irrisolto il dubbio sul significato intrinseco del poema, dal momento che entrambi percepivamo migliaia di sfumature e rimandi agli argomenti più svariati; ci eravamo accorti di quanto fosse impegnativa un’analisi autonoma. L’ora di lavoro terminò ed il compito venne assegnato da svolgere a casa.

Completato il lavoro, sentivo che non era abbastanza, mi mancava qualcosa, quindi, mentre osservavo il foglio, ho deciso di appropriarmi totalmente del significato etimologico del termine ”tradurre” e di tentauden3are di dar voce a ciò che quella poesia aveva significato per me. Pertanto apparve la mia traduzione, Più Amante, che si propone come risultato del rapporto più che personale creatosi tra il testo originale e me.

Alla consegna del lavoro ero incerto e dubitavo se, consegnandolo, avrei fatto la cosa giusta, in quanto nemmeno io stesso ero pienamente cosciente della mia realizzazione. In ogni caso decisi sottoporlo al vaglio dell’insegnante e, in seguito, mi è stato proposto persino di pubblicarlo su questo interessante blog che approfondisce in modo così puntuale ogni sfaccettatura della lingua anglosassone; futuro che mai avrei assegnato al mio ”attempt of translation”.

Tuttora non conosco l’identità dell’autore di The more loving one, né la sua storia, tuttavia mi sono riconosciuto nelle sue parole tanto da volermi sdebitare esprimendo che cosa il suo scritto aveva mosso in mauden4e. Naturalmente non pretendo di fornire, con questa mia rilettura, un significato pedagogico al testo, tanto meno è mia intenzione criticare la visione dello scrittore, nonostante, pur perseguendo vie parallele, a proposito di alcuni punti io giunga a conclusioni differenti.

Con l’occasione ringrazio la mia professoressa d’inglese e il docente che ha consentito questa pubblicazione.

Enjoy the texts: in questo file l’originale inglese e la mia traduzione italiana.

Andrea

 

Quattro giacche a fare i pali. Calcio e letteratura anglosassone

480px-Brazil_2014.svg[1]Enrico Reggiani (Università Cattolica del Sacro Cuore – Milano), L’Osservatore Romano, a. 154, n. 137, mercoledi 18 giugno 2014, p. 4

   Come e più che in passato, con gli imminenti Mondiali brasiliani, il ruolo letterario e culturale del calcio si impone al centro della scena globale. Potrebbe essere una loro conseguenza virtuosa, visto che sempre meno numerosi – fortunatamente – sembrano essere gli epigoni di coloro che sdottora(va)no della sua irrilevanza (quando non addirittura della pericolosità) non molto tempo addietro anche nelle nostre lande.

   Se pare ormai condivisa l’idea che i “rituali” del calcio propongano la “descrizione di una battaglia” (Alessandro Dal Lago, 1990), ci si è anche spinti fino a considerarlo – non senza qualche acrobazia concettuale e analogica – sia “una buona allegoria del lavoro letterario” (Cristina Taglietti, 2009), sia uno strumento di espressione della vacuità del lavorio del critico: “la fedeltà bovina al testo, ai marchingegni narrativi, alle strutture sociologiche hanno reso la critica tediosa come le trasmissioni calcistiche sulle quali si fa un gran disquisire sulla differenza tra 4-3-3 e 4-3-1-2” (Alessandro Piperno, 2009).

   Saranno pure tediose quisquilie tecniche queste ultime, ma l’affascinante e prestigiosa premier league delle culture220px-Fuleco.2013[1] anglofone, in cui queste ultime sembrano contendersi il trofeo della miglior letteratura in lingua inglese, mostra la sua straordinaria vitalità proprio a partire dalle differenti denominazioni di schemi, ruoli, zone del campo, tattiche, strategie e via scorrendo le voci dell’enciclopedia calcistica e le loro declinazioni glocalizzate. Ne fanno fede, ad esempio, la miracolosa concentrazione di un’identità nazionale inclusiva che si respira in termini quali bafana bafana (entustiatico soprannome Zulu della nazionale sudafricana, traducibile come “avanti, ragazzi! Avanti ragazzi!”, interpretato spesso anche alla luce della forte inflessione comunitaria del concetto africano di “ubuntu”) o la fantasiosa intuizione personale del giornalista Tony Horstead, al quale si deve la differente origine e vicenda del nomignolo dei Socceroos, evidentemente modellato su kangaroo con immediato e costante successo, durante una serie di partite giocate dalla nazionale australiana nel Vietnam del Sud nel 1967.

220px-Brasil_2014_Football_Flag_and_Trophy[1]   Tanto fascinoso è l’intreccio tra pallone (calcistico in senso lato) e parole che bisogna poi fare anche i conti con l’inesauribile cornucopia di citazioni leggendarie, di dubbia attribuzione o prodotte da evidente manipolazione, che vengono catturate nella rete di internet e colà replicate senza posa e verifica. Due, su tutte, meritano menzione in questa sede…

[il resto dell’articolo è reperibile in questo pdf scaricabile a p. 4. © Riproduzione riservata].

this blog: 2013 in review. BEST WISHES FOR 2014!

The WordPress.com stats helper monkeys prepared a 2013 annual report for this blog.

Here’s an excerpt:

The concert hall at the Sydney Opera House holds 2,700 people. This blog was viewed about 15,000 times in 2013. If it were a concert at Sydney Opera House, it would take about 6 sold-out performances for that many people to see it.

Click here to see the complete report.

I Diari di Virginia Woolf al Festivaletteratura di Mantova 2013

logo Festivaletteratura 2013Laura Anelli (dottore magistrale in Lingue e Letterature Straniere, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano, a.a. 2012-2013)

Mantova, 7 settembre 2013. È nella splendida cornice della città dei Gonzaga che si tiene ogni anno, dal 1997 ormai, il Festivaletteratura, occasione di incontro per amanti della letteratura in ogni sua forma, desiderosi di approfondire le loro conoscenze, assaporare nuove tendenze e incontrare autori di un certo calibro come anche volti nuovi.

Tra le varie conferenze proposte è stata molto interessante quella sui Diari di Virginia Woolf, presentata da tre donne d’eccezione: Liliana Rampello, docente di Estetica all’Università di Bologna; Ginevra Bompiani, scrittrice, editrice e saggista nonché esperta di letteratura femminile; Bianca Tarozzi, traduttrice che vanta collaborazioni con Mondadori e Bompiani. Sotto un tendone allestito nel Cortile dell’Archivio di Stato, tra la brezza settembrina e al riparo da ogni rumore molesto, diari di VWqueste donne hanno saputo accompagnarci nel turbolento mondo interiore di una donna altrettanto d’eccezione: Virginia Woolf.

L’autrice inglese, infatti, confessò spesso alla carta i segreti più intimi della sua vita, i suoi pensieri, le sue riflessioni ma anche alcuni aneddoti familiari che ci fanno conoscere una donna dalle mille sfaccettature, complessa quanto i suoi romanzi. D’altronde, come Tarozzi ha ricordato, la Woolf era solita dire “You can’t sum up people”. La necessità della Woolf di trovare conforto nella scrittura del diario si manifestò molto presto. Le sue prime pagine risalgono a quando l’autrice era adolescente, appena tredicenne, mentre le ultime sono datate solo alcuni giorni prima del suo suicidio, avvenuto il 28 marzo 1941.

virginia woolf 2In questi scritti a lei tanto cari (quando la sua casa fu bombardata durante la Seconda Guerra Mondiale, ebbe la cura di portare via con sé solamente i suoi diari e le opere di Darwin), la Woolf si interroga sulla propria vita, sul ruolo del diario, sulla carriera di scrittrice che le ha cambiato la vita, sul suo rapporto con Vita Sackville-West, con il marito Leonard e con la sorella Vanessa. Ne emerge una Woolf intima e poetica al tempo stesso, che non teme di mettersi a nudo e che lascia anche al marito la possibilità di  leggere e di scrivere sui suoi diari (occasione, tuttavia, che Leonard coglierà solo una volta). Emergono anche i segni della malattia e le sue riflessioni sulla stessa, anche se vi sono pause nella compilazione, silenzi che coincidono con i periodi crisi di cui la Woolf soffriva.

Un ulteriore filo conduttore dei diari, che Tarozzi ha tradotto per intero anni fa ma di cui solo ora è iniziata la pubblicazione, è la  ricerca continua della scrittrice per cercare di capire cosa sia la realtà, come sia possibile rappresentarla e rappresentarla al meglio, e cosa sia la vita. Domande a cui la Woolf prova a dare risposta in uno dei suoi più noti saggi, Modern Fiction poi rivisto in The Common Reader, in cui ci spiega che “Life is not a series of gig lamps symmetrically arranged; life is a luminous halo, a semi-transparent envelope surrounding us from the beginning of consciousness to the end.”virginia woolf 1

Tuttavia, da questi diari emerge anche una Woolf con un aspetto se si vuole più umano con tutto il suo snobismo, lo strano rapporto con il denaro e l’abbigliamento, il suo amore per Londra e il suo pacifismo. Emergono anche lati esilaranti del suo carattere: ad esempio, quando critica Joyce (a cui deve forse molto nella sua ricerca sulla coscienza e i moments of being ricordano sotto diversi aspetti le epiphanies joyciane) e la sua opera, che la scrittrice aveva rifiutato di pubblicare; oppure quando prende di mira la cuoca di famiglia, Nelly, con la quale ha un rapporto di amore e odio. Tra le due è una sfida continua anche perché una volta Nelly ha osato dire alla Woolf di uscire dalla sua stanza nella quale la scrittrice non aveva diritto di stare. Chiunque sia entrato in contatto almeno una volta con l’opera della Woolf sa benissimo quanto il tema della “room of one’s own”  fosse scottante per l’autrice che lo elaborò in un testo famoso. Di questo testo woolfiano, che ha spesso attirato l’attenzione degli a room of one's own 1studiosi, la scrittrice spagnola Alicia Giménez-Bartlett scrisse la parodia Una stanza tutta per gli altri  in cui le continue diatribe tra “Ginia” e Nelly, sono raccontate da parte della cuoca che dà un ritratto completamente diverso dell’autrice.

La Woolf non è impietosa solo con la sua servitù: anche dei membri dei vari ceti sociali, dal senzatetto all’esponente della upper-class, la scrittrice fa un ritratto sicuramente ironico ma anche tagliente, senza risparmiare niente a nessuno, utilizzando in modo magistrale il genere testuale del diario, il cui destinatario non dovrebbe essere altri che l’autore stesso, proiettato nel proprio futuro. Woolf sfrutta tutte le occasioni che tale genere testuale le offre, per lanciare stoccate ed esprimere opinioni, ma anche per narrare di sé e della sua vita, della realtà che la circonda da cui spesso ha attinto per i suoi romanzi. Pur nonvirginia woolf 3 avendo mai preteso che i suoi diari venissero pubblicati, la scrittrice lasciò al marito l’incarico di farne ciò che preferiva, forse intuendo che il marito li avrebbe fatti conoscere al pubblico per consentire ai lettori di scoprire non solo l’autrice e la saggista, ma anche la donna, la sua anima e la sua mente, che sono state capaci di regalarci opere dal valore incommensurabile.

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