Elisabetta I secondo Hilaire Belloc

Cristina Vallaro (Università Cattolica del Sacro Cuore)

[recensione di Elisabetta regina delle circostanze. Un mito creato dalla Riforma protestante, Prefazione di Paolo Gulisano, Traduzione di Paolo Nardi, Fede & Cultura, Verona, 2015]

Il saggio che Hilaire Belloc diede alle stampe per la prima volta nel 1942 racconta la Picture_of_Hilaire_Bellocvicenda biografica, ma non solo, di Elisabetta Tudor, regina d’Inghilterra tra il 1558 e il 1603, ed esamina le circostanze che portarono la secondogenita di Enrico VIII al trono d’Inghilterra e la sostennero per tutto il suo lungo regno.

Figlia e in seguito fautrice della Riforma Anglicana, Elisabetta è ritratta da Belloc come una donna il cui profilo caratteriale non trova grande corrispondenza con quanto sostenuto dai più affermati storici e studiosi Elisabettiani. L’approccio attraverso il quale Belloc la ritrae è infatti fortemente filtrato e condizionato dalla sua impostazione cattolica e, quindi, in contrasto con quella della maggior parte di coloro che hanno intrapreso una ricerca sulla sovrana Tudor. Belloc ci insegna che a creare il mito di Elisabetta come di colei che, nei panni di Astrea e Diana, fece conoscere all’Inghilterra uno dei periodi più floridi della sua Storia, è stata la cultura Protestante che è riuscita a trasformare questa donna in una creatura androgina senza eguali. Pur non negando l’abilità di Elisabetta nel mantenere il proprio trono, Belloc tende a ridurre fino al punto di smentire quasi completamente la grandezza del mito che la tratteggia invincibile ed eterna, adducendo spiegazioni di natura economica e sociale.

copertina ITA   Hilaire Belloc, infatti, colloca la sovrana inglese in un contesto storico e socio-economico molto preciso, risultato da una Riforma che, almeno in superficie, si presentava come religiosa, ma che in realtà affondava le sue radici in un cambiamento rivoluzionario dell’assetto socio-economico dell’Inghilterra coeva. La distruzione dei monasteri e il forte condizionamento che la Chiesa si trovò a vivere durante il regno di Enrico VIII ebbero come netta conseguenza la nascita di una schiera di nuovi ricchi, che si nascosero dietro alla necessità dello scisma da Roma per poter diventare sempre più potenti e per tenere nelle proprie mani il controllo del Paese. Nessuno, dice Belloc, era davvero intenzionato a cambiare confessione religiosa o a rinnegare definitivamente l’autorità del Pontefice: i pochi che lo fecero accumularono il denaro e i titoli nobiliari che il re irresponsabile aveva messo a loro disposizione; i molti che si rifiutarono di accettare l’Atto di Supremazia dovettero fare i conti con povertà e stenti, nonché persecuzioni e uccisioni. Ovviamente la prima a pagare le conseguenze di questa situazione fu la tradizione cattolica della Chiesa inglese, la quale, nelle parole di Gulisano, “durante il regno di Elisabetta andò incontro al martirio e alla distruzione” (p. 6).

Come viene ricordato nelle pagine del volume tradotto da Paolo Nardi, il Pilgrimage of Grace, avvenuto nell’inverno del 1536-1537, fu forse l’unico esplicito tentativo da parte del clero e del popolo di far sentire la propria voce contro la Riforma di Enrico VIII. Quando le contee del Nord si sollevarono e il popolo minuto cominciò a reagire all’imposizione di questo gioco politico, le guardie del re non tardarono a metterli a tacere e così all’opposizione cattolica non restò che piegare il capo e continuare a tramare e complottare nell’ombra. Un fitto sottobosco di voci dissenzienti si fece sentire per tutta la seconda metà del XVI secolo e mise più volte in pericolo il trono di Elisabetta, che si trovò costretta suo malgrado a far decapitare Maria Stuarda e ad affrontare la minaccia proveniente dalla cattolicissima Spagna. Elisabetta non ebbe scelta e, plagiata da consiglieri ambiziosi e senza scrupoli, dovette portare avanti lo scempio a cui suo padre aveva dato inizio innamorandosi della Bolena: l’Atto di Supremazia del 1559 la proclamò Capo Supremo della Chiesa Anglicana e la autorizzò a servirsi di un’efficace rete di spie, quelle di Walsingham, per catturare e torturare i Cattolici che minacciavano il suo trono.

Quella che Belloc ci racconta è una Storia che sembra snodarsi parallela a quella cheedizione inglese tutti quanti abbiamo conosciuto attraverso i lavori di storici affermati e che abbiamo visto scorrere sul grande e piccolo schermo durante tutto il Novecento e oltre. Nel volume di Belloc, la lotta tra Cattolici e Protestanti è molto di più di una controversia religiosa, nata per soddisfare i capricci di un sovrano vizioso e viziato, e portata a compimento da una regina nubile e capricciosa seduta su un trono malfermo. Essa è la rivoluzione economica, sociale, politica e culturale che il popolo inglese dovette subire agli albori dell’Era moderna, quando, privato della sua libertà senza potersi riscattare, non poté fare a meno di adeguarsi, in molti casi solo per non perdere i propri privilegi, ai nuovi ordinamenti.

La Storia che Belloc racconta nel suo saggio accende i riflettori su una lettura più oggettiva, perché non influenzata dalla mitologia Protestante, e diversa di come si svolsero veramente i fatti. Il suo saggio è davvero avvincente e il suo stile da racconto quasi ottocentesco, reso bene nell’italiano di Nardi, ci rassicura di essere nel giusto, ci invoglia a saperne di più e a scoprire chi fu veramente Elisabetta I, i cui due corpi, quello di donna e quello di regina, coincidono qui in una creatura colta e opportunista, fragile e forte allo stesso tempo, che si è trovata a traghettare il proprio Paese nell’Età moderna. E’ colpa delle circostanze se Elisabetta ha intrapreso la strada della Riforma indicata da sua padre; è colpa di un destino infame se l’Inghilterra di fine Cinquecento è stata teatro di lotte tra Cattolici e Anglicani, persecuzioni e martiri.

versione US   Ormai lo abbiamo capito: l’Elisabetta che Belloc ci descrive non è la creatura androgina che vediamo raffigurata nei ritratti di Nicholas Hilliard o John Gower, bensì una donna sola e senza affetti, ma di grande cultura, che ha saputo circondarsi di uomini scaltri e abili politici. Tra questi, William Cecil, Lord Burleigh è sicuramente il più importante. Consigliere di Sua Maestà, di convinta fede anglicana, Cecil ha pilotato la politica interna ed estera dell’Inghilterra per gran parte del regno di Elisabetta, trasformando il Paese nella nazione che conosciamo oggi. Ma allora, a Belloc viene spontaneo chiedersi, come sarebbe stata l’Inghilterra moderna se Cecil non avesse condizionato le decisioni di Elisabetta? Allo studioso piace pensare che, senza l’intervento di questo politico accorto, l’Inghilterra sarebbe gradualmente tornata al Cattolicesimo e avrebbe annullato quel travagliato processo di conversione che ben pochi avevano accolto come occasione di riscatto sociale e di arricchimento.

Se così fosse andata, non ci sarebbe stato bisogno di sostenere la rivolta Protestante nelle Fiandre, non ci sarebbe stata la guerra con la Spagna, non ci sarebbe stata la Guerra Civile nel XVII secolo, né tanto meno non ci sarebbero stati i Puritani. Chissà, viene spontaneo chiedersi ancora, se Shakespeare avrebbe ugualmente descritto Elisabetta come un modello per i suoi contemporanei, se Spenser avrebbe messo Elisabetta-Gloriana a capo del Regno delle Fate, e se secoli dopo studiosi del calibro di Frances Yates, Roy Strong, Carole Levin, David Starkey, Susan Doran, solo per citarne alcuni, forse i più famosi, avrebbero trasmesso l’idea di una sovrana senza pari e di una donna che sacrificò tutto per amore del suo popolo.

La lettura che Hilaire Belloc propone di questo personaggio storico e letterario è davvero molto interessante, anche se, come si è cercato di dimostrare, risulta essere una voce abbastanza isolata nel panorama critico del Novecento. In fondo, la Storia che studiamo è quella dei vincitori e i Protestanti inglesi del XVI secolo hanno innegabilmente avuto la meglio sui Cattolici loro compatrioti e contemporanei. Fin qui, nulla da dire: i fatti parlano chiaro. Tuttavia, è altrettanto vero che chi vince non ha sempre ragione ed è proprio per questo motivo che, a volte, è bene conoscere anche la versione dei vinti: se non altro, può agevolare una visione più completa e oggettiva di quello che successe. Nel nostro caso, può aiutarci a conoscere meglio il personaggio di Elisabetta I e ad aggiungere tessere preziose, che potrebbero facilitarci il compito di capire meglio quel mosaico tanto elaborato quanto affascinante che è l’Età Elisabettiana.

Cristina Vallaro sarà ospite dello Shakespeare Club curato dal Prof. Enrico Reggiani il 27 febbraio 2018 alle 19 con il suo I mille volti di Shakespeare nella cultura di massa (Milano, Vita e Pensiero, 2016). Vi aspettiamo a Tempo Ritrovato Libri, Corso Garibaldi 17, Milano!

© Riproduzione riservata

Hilaire-Belloc-Getty

Advertisements

One thought on “Elisabetta I secondo Hilaire Belloc

  1. Grazie per questa bella recensione di un libro che apprezzo. Ora si comincia a parlare anche di questi aspetti dell’epoca elisabettiana, anche se, purtroppo, i testi scolastici ignorano tutto questo e di solito si conformano a ciò che si è sempre detto…

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

w

Connecting to %s