Boncinelli e la (in)competenza letteraria

Prof. Enrico Reggiani

Non faccio il genetista (anche se mi appassiona lo scienziato che ne parla con intelligenza, cultura e vera umanità). Non mi sognerei mai di parlare a vanvera dello “studio della genetica e della biologia molecolare con particolare riferimento allo sviluppo embrionale degli animali superiori e dell’uomo” o “dei meccanismi di formazione dell’asse corporeo e della corteccia cerebrale” oppure del loro intreccio “con le neuroscienze e con l’indagine delle funzioni mentali superiori” . Quando un esperto competente ne parla o ne scrive, ascolto o leggo con diligente attenzione; non di rado, stimolato dalle sue parole, cerco di migliorare la mia sempre insufficiente competenza scientifica.

E allora, di grazia, perché invece mi tocca leggere quanto ha scritto Edoardo Boncinelli, illustre “genetista e divulgatore scientifico italiano”, su un supplemento culturale come La Lettura di domenica 25 giugno 2017, p. 17? Perché Boncinelli non percepisce la necessità di approfondire un argomento culturale e letterario di cui intende scrivere prima di scriverne? Ci avrebbe risparmiato un articolo segnato da rara incompetenza e si sarebbe risparmiato una figuraccia, che – peraltro – il web (che taluni ritengono giudice saggio e inappellabile) ha già ampiamente sanzionato e financo sbeffeggiato.

letturaQualche perla. Nel suo articolo Boncinelli non fornisce definizione univoca del “genere letterario” di cui parla (ma è davvero un GENere letterario? Qui il GENetista potrebbe avere qualcosa di più significativo da dire…); ne individua l’origine “negli Stati Uniti ai tempi della Prima Guerra Mondiale” (davvero? In base a quali elementi?!); lo collega “strettamente […] con il mondo del soprannaturale” (quale “soprannaturale”? il suo è generico, banalizzante e ideologico); lo caratterizza come minestrone in cui galleggiano (senza alcuna documentabile consapevolezza culturale e letteraria da parte sua) “saghe medievali nordiche” (quali?), “romanzo gotico” (cosa intende?), et al.; fino al comicissimo capolavoro boncinelliano: l’accostamento culturalmente improponibile tra Il Signore degli Anelli (1955) e “la saga di Harry Potter”.

Anzi no. Mi scuso. Il capolavoro boncinelliano è il seguente: “Il magico quindi costituisce il massimo del disimpegno e della responsabilizzazione, le stesse istanze che nella storia hanno portato il romanticismo a disintegrare e soppiantare l’illuminismo”. No comment, rispetto a quest’ultima sconcertante dimostrazione di inadeguatezza culturale: solo il consiglio bibliografico (dell’anglista che sono e con amicizia) di approfondire la sua conoscenza del rapporto tra illuminismo e romanticismo, leggendo, ad esempio, quanto hanno scritto (per sua comodità, in italiano) Alessandro Serpieri e Marcello Pagnini; mi creda, caro Boncinelli, ne vale la pena.

cupSe poi le sue ricerche nell’ambito scientifico di sua più stretta competenza le concedono un po’ di tempo per altri studi, le suggerirei di compulsare The Cambridge Companion to Fantasy Literature, curato da Edward James (University College Dublin) e Farah Mendlesohn (Middlesex University, London). Anche questa lettura non potrà che accrescere la sua competenza culturale e letteraria in generale, ma soprattutto sul piano del merito e del metodo delle questioni che ha affrontato nel suo articolo sul “fantasy”.

Concludo. Non sono un patito del “fantasy” e non mi interessa difenderne i recinti, i protagonisti e/o i profitti. Quello che mi interessa è promuovere e valorizzare (lo faccio sempre quando posso e come posso) l’esperienza matura e competente della letteratura, a tutte le sue longitudini e latitudini, e la ricchezza che essa sa sempre garantire in termini di capacità di lettura della realtà (innanzitutto la nostra, beninteso), quando l’infinito repertorio dei suoi testi viene trattato con rispetto, passione, coraggio e fantasia. E tutto ciò – caro Boncinelli, non si sorprenda se concordo con le ultime parole del suo articolo – “per maggior gloria della razionalità e dell’equilibrio di giudizio, che possono essere recuperati soltanto con un po’ più di cultura”. Sottoscrivo, con (dialettica) simpatia.

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