Alice Meynell e la “notte” che ha cambiato la storia

Enrico Reggiani, ilsussidiario.net. Il Quotidiano approfondito, domenica 8 aprile 2012

I poeti di guerra sono fiori nel deserto. Sono fiori che l’espressione letteraria dei popoli ha sempre coltivato nel dolore. Sulla soglia del Novecento, la cultura inglese vide recidere i più preziosi tra i suoi, quelli che attendevano soltanto di veder fiorire compiutamente le variopinte inflessioni della loro tavolozza poetica: erano gli anni di quella ennesima tragedia umana per la quale Benedetto XV coniò l’indimenticabile definizione di “lotta tremenda, la quale ogni giorno di più apparisce inutile strage”.

La loro voce dolente riecheggia un patire ancora più universale quando, come nel respiro poetico di Wilfred Owen (1893-1918; nato anglicano di tradizione evangelica), si aggira “dalle parti del Golgota”, alla ricerca del “Cristo gentile”, ispirata dalla certezza che “chi ama di un amore più grande / sacrifica la vita, non odia” (Un crocifisso presso l’Ancre, trad. Sergio Rufini, Einaudi 1985).

 Se poi tale voce ha il tono imprevisto ma atteso, intenso ma delicato, di una poesia di Alice Meynell (1847-1922), il senso dell’esperienza di quei fiori nel deserto sembra, per effetto di una Speranza nutrita dalla Fede, meno inesorabilmente esposto alla follia dell’umano e più orientato verso l’orizzonte di un travaglio che genera vita, di una violenza redenta dal Mistero della Passione di Gesù Cristo, di un’apparentemente interminabile Notte di Pasqua che troverà risposta nella Sua Resurrezione.

Il testo poetico che segue è una traduzione inedita di Easter Night – appunto – che si accoda a poche altre delle poesie di Meynell, altrettanto solitarie e probabilmente oscure ai più, quali quelle di Alberto Castelli (1948), Francesco Gargaro (1968), Maria Luisa Bonaguidi Paradisi (1989). Notte di Pasqua fu pubblicata nel 1917 a Londra come ultimo testo della raccolta A Father of Women and Other Poems. Riproporla qui e in questa occasione è un modesto ma appassionato omaggio a una poetessa e a una intellettuale che meriterebbe ben altra consapevole e compiuta considerazione di questi tempi, innanzitutto – ma non solo: si perdoni la gratuita licenza paternalistica – da parte del reading public femminile. … [il resto dell’articolo è reperibile cliccando qui.  © Riproduzione riservata]

Grazie a Rina Brundu che lo ha riproposto nel suo blog Rosebud – Giornalismo online, idealmente sospeso tra Sardegna e Irlanda.

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