Beda Romano, legga meglio Yeats!

Prof. Enrico Reggiani (Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano), responsabile scientifico di YEATS STUDIES IN ITALY (goo.gl/I6JiTm)
Spiace dover constatare che un giornalista del valore di Beda Romano debba dimostrare tanta superficialità e incompetenza nell’articolo “Il poeta del ‘centro che non tiene”, dedicato a Yeats e pubblicato sul Domenicale de Il Sole 24 Ore di oggi 9 aprile 2017, p. 22.
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Mi dica, Romano, ad esempio:
– quale sarebbe “la mostra dedicata alla vita e al lavoro del poeta irlandese in corso alla National Library di Ireland della capitale irlandese”? Quella inaugurata il 25 maggio 2006 (http://www.nli.ie/yeats/) e da lei (che forse l’ha visitata di recente) apparentemente e/o implicitamente proposta come nuova?!
dublino-national_library-flickr
– chi le ha suggerito la definizione “il nazionalista Yeats”: Gerald Dawe?!
– cosa vuol dire che “l’assenza di riferimenti storici [in Yeats] ne fanno [sic: meglio “ne fa”!] un poeta moderno”?!
– taccio dell’ispirata suggestione per cui Yeats sarebbe citazione ideale in un periodo in cui “l’ottimismo non si impone”.
Ecc. ecc…
 
Poi, però, faccio mente locale e ricordo di cosa normalmente scrive con competenza Beda Romano eyeats 2015 and beyond 2 allora mi nasce spontanea una domanda: perché un ottimo giornalista e un grande quotidiano danno prova di tanta inadeguatezza culturale? In gioco, infatti, non c’è soltanto un articoluccio paraletterario su Yeats o la memoria del Premio Nobel per la Letteratura 1923 (non sarebbe comunque poco): se l’intuizione di partenza è buona (ovvero una riflessione sul rapporto tra riferimenti letterari nel discorso pubblico e cultura di una classe dirigente o di una opinione pubblica), come è possibile elaborarla a partire da una così evidente ma inconsapevole dimostrazione di ignoranza? A meno che non si pensi di poter scrivere sulla letteratura d’ogni luogo e tempo semplicemente leggiucchiandola nel tempo libero o sfogliandola mentre si viaggia per ben più significative incombenze… Ricordo con Montag, il protagonista di Fahrenheit 451 (1953) di Ray Bradbury, che il rispetto dovuto ai libri nasce innanzitutto dalla consapevolezza che “a man [is] behind each one of the books”!
 
yeats featured 2Cosa succederebbe se un anglista/irlandesista scrivesse tali banalità sui “discorsi degli uomini politici” o sugli “articoli dei commentatori e dei pubblicisti”? Sconsolatamente mi rispondo citando quanto scrisse il poeta e uomo politico britannico Henry Newbolt (1862-1938) nel 1910: “Literature is suffering from a lack of public consideration. Literary men don’t influence the course of affairs, because they hardly seem to be a recognized and united profession, even as actors are now”. E in questa mia modesta riflessione c’è food for thought (e non solo) anche per i cosiddetti letterati d’ogni ordine e grado…
© Riproduzione riservata
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