Yeats e l’arte drammatica fra rito e mito

Geraldina Colombo (Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano)

L’arte drammatica fra rito e mito: recensione di Cerimonie e artifici nel teatro di W.B. Yeats (2011) di Fabio Luppi

Attraverso la sua tesi di dottorato Cerimonie e artifici nel teatro di W. B. Yeats, pubblicataluppi copertina nel 2011 dalla giovane NEU (Nuova Editrice Universitaria), il ricercatore Fabio Luppi, attivo nell’ambito letterario dell’irlandesistica, e particolarmente interessato ai rapporti fra autori e teatro, si inserisce nel vasto filone di studi critici inerenti il teatro yeatsiano, le cui origini sono rintracciate attraverso un’ampia quantità di riferimenti culturali, pur contenuta nel non vastissimo spazio di cento pagine.

In effetti, lo studio presenta i tratti sintetici e concentrati del saggio intenso, in cui, con “attenzione e passione”, come sottolinea Franca Ruggieri, autrice della prefazione, Luppi considera gli elementi all’origine del teatro di W.B. Yeats secondo un approccio che potrebbe considerarsi “culturale” in senso ampio, e poco focalizzato, tuttavia, su di un diretto confronto con i testi teatrali del Nobel irlandese e le loro criticità intrinseche – la dimensione testuale dei vari drammi citati, infatti, compare prettamente attraverso la riproduzione della loro trama.  In questo senso, l’obiettivo della ricerca pare ben focalizzato e circoscritto secondo una direzione definita: la ricerca, cioè, tende a “limitare consapevolmente le citazioni dai testi propriamente teatrali”, non concentrandosi sui “singoli drammi [… entrando] nello specifico di azioni o scene, o addirittura in determinati versi” – come wilsonfa, invece, lo studio di F.A.C. Wilson, Yeats and Tradition, dal quale Luppi prende apertamente le distanze –, ma andando ad individuare quei “modelli strutturali adottati da Yeats che ricalcano il teatro rituale”, e attraverso cui Yeats avrebbe dato vita ad “una nuova forma di teatro”.

Il tentativo di inquadrare la riforma teatrale intrapresa da Yeats è al centro del lavoro di Luppi, il quale procede attraverso continui richiami interni a tematiche introdotte e poi riprese, risultando in un’esposizione non sempre lineare, bensì a tratti aggrovigliata, a causa del sovrapporsi di riferimenti, di volta in volta approfonditi o reiterati. L’obiettivo della ricerca si sviluppa attraverso le tre parti che la costituiscono, comprensive di un “intermezzo” a cavallo fra la prima e la seconda sezione della trattazione, le quali, tuttavia, non paiono quantitativamente equilibrate. Lo spazio dedicato alla definizione delle motivazioni alle origini dell’attività teatrale di Yeats e delle influenze che la pervadono (prima parte, intermezzo, seconda parte), infatti, è digetty gran lunga superiore a quella riflessione inerente la “relazione fra studi antropologici ed etnografici sul teatro e i Post-colonial Studies”, presentata nella ristretta terza sezione finale.

Quest’ultima, in particolare, in maniera forse un po’ affrettata – per via della sua funzione di “conclusione” del saggio (?) –, sulla base degli studi post-moderni dei citati Castle, Cheng, Kiberd, Said et al., prospetta il recupero yeatsiano della Irishness celtica come… [il resto dell’articolo è reperibile cliccando qui.  © Riproduzione riservata]

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s