La letteratura va in buca: Le più belle storie di golf, a cura di William Hallberg (Milano, Salani, 1993, pp. 375)

halberg bellaEnrico Reggiani (Università Cattolica del Sacro Cuore)

[Grazie a Roberta Vitale che lo ha ripreso sulla rivista Golf e Turismo]

Ad un malcapitato che si trovasse a percorrere le  ondulazioni di  un  sacro  territorio dal nome  mutevole  (“green”,  “rough”, “fairway”, et al.), potrebbe anche toccare di assistere al magico rito di un “gioco infernale” (p.145), officiato da due  accoliti di  un esoterico “club”. Immaginate quale sarà la  sua  sorpresa, una  volta  recuperata la rassicurante dimensione  della routine quotidiana,  quando  si accorgerà che quell’ermetica visione ha lasciato in lui residui incancellabili.

Il più evidente? Senza dubbio l’italiano improbabile, dalle accentuate inflessioni maccheroniche, che darà forma linguistica al racconto di quell’esperienza: quale uditorio non ammutolirebbe di fronte aholmes verbi irriconoscibili quali “drivare”, “swingare”, “puttare”, ecc.? Chi non trasalirebbe se, avendo rivolto al  narratore una domanda sull’identità dei due individui che si affannavano su quella scena incantata roteando un fatato “brassy” o un esotico “niblick”, dovesse raccogliere – con buona pace del povero Jerome K. Jerome – le seguenti, incomprensibili risposte:

  1. a)  “due  uomini ed un ‘chip’ per non parlar del  ‘birdy'” (chi erano: ornitologi o “bird-watchers”?);
  2. b)  “due uomini ed uno ‘swing’ per non parlar del  ‘bogey'” (ah, ecco: si trattava di ballerini incalliti o di  teorici della “danza libertaria” e asessuata!);
  3. c)  “due  uomini ed un ‘tee’ per non parlar del ‘caddie'” (e se fossero stati dietologi o cultori di macrobiotica?)?

updike 2   Anche se questa singolare esperienza, in agguato tra le insidie della quotidianità, potrebbe manifestarsi presto o tardi nella vita di tutti, si tranquillizzino i pazienti  lettori: si tratta solo di … golf. Pardon – non me ne vogliano i suscettibili “golfers” – intendevo dire del “Grande Mistero. Come una capricciosa dea” (p. 143), grazie all’intercessione della  quale, già negli angoli più impolverati della storia, un uomo raggiungeva “le  profondità altrimenti inesplorate della sua anima” (p. 87): “il golf era la sua teologia e lo standard arbitrario del par il suo credo, egli praticava il gioco scozzese come se simbolizzasse la vita che non era riuscito a dominare – e invece dominava il gioco. Era la sua sola virtù; era il trait d’union con il resto della civiltà” (p. 73).

Alla  somma di sensazioni, riflessioni e stimoli che questo prestigioso sport ha suscitato nella fantasiahalberg 2 creativa del Novecento letterario di lingua inglese, William Hallberg ha dedicato una  piacevole selezione antologica, compagna ideale per le rare oasi  di  quel miraggio contemporaneo che è il tempo liberato, anche a prescindere da qualche lieve “infortunio traduttologico” e, soprattutto, dalla spiacevole assenza di pur sintetiche informazioni sugli autori. Se è vero, come ha scritto Stefano Jacomuzzi, che “lo sport ha troppo pochi buoni libri – e  pensare che offre slanci di trasposizione fantastica e di moderne  inedite avventure come pochi altri – “, va riconosciuto proprio al volume curato da Hallberg il merito di offrire una parziale, ma divertente compensazione a tale carenza, dando fondo ad una variegata pluralità di autori, generi letterari e percorsi creativi che non è purtroppo concesso in questa sede di rappresentare adeguatamente.

wodehouseTuttavia, basti segnalare che, dietro alla familiare raffinatezza delle pagine di F.S. Fitzgerald (per la verità, forse un po’ forzatamente inserito nel contenitore antologico…), al felice sentimentalismo spruzzato di un’iniziale atmosfera alla Coleridge del racconto di P. G. Wodehouse ed alla consumata poliedricità dei due lavori di J. Updike, si affacciano anche – e con successo – altre voci letterarie dalla fama meno consolidata o tutta da edificare, che forse taluni (artritici) puristi delle Lettere potrebbero considerare “i rappresentanti di ogni più assurdo stile che sia mai stato inventato” (p.149). Lasciando questi ultimi ai loro imbronciati (ed invidiosi) sospiri, vale ad esempio la pena di presentare alla platea dei lettori autori come Percy Walker (1916-), che conferma anche in Una domenica sotto il par l’interesse dei suoi romanzi per  il natio Sud degli States; Edmund Bentley (1875-1956), giornalista, fantasioso  versificatore  e pregevole autore di gialli; e Ring Lardner  (1885-1933), cronista sportivo e creatore del fortunato personaggio di ‘Jack Keefe’, neofita di una squadra di baseball professionistico.

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