Un pianoforte per D. H. Lawrence (1918): appunti di lavoro

Vincenza Simonetta, Sharon Crestani, Elisa Scotto, Arianna Granata, Roberta piano cultureFascendini (studentesse del corso di Cultura e civiltà dei paesi di lingua inglese, Prof. Enrico Reggiani, a.a. 2015-16)

Piano è un componimento di David Herbert Lawrence (1885-1930): dodici versi suddivisi in tre quartine a rima baciata nella versione definitiva del 1918. Il punto di partenza per comprendere la poesia è il concetto di oggetto ed il ruolo che esso riveste nel pensiero modernista. Consideriamo, a questo proposito, una riflessione di T. S. Eliot: “The only way of expressing emotion in the form of art is by finding an ‘objective correlative’; in other words, a set of objects, a situation, a chain of events which shall be the formula of that particular emotion; such that when the external facts, which must terminate in sensory experience, are given, the emotion is immediately evoked”. In Piano, il pianoforte è l’oggetto in cui confluiscono esperienze, in cui passato e presente s’incontrano, ed è veicolo di emozioni. È l’oggetto capace di parlare alle persone e di raccontare loro delle storie. È interessante notare come, davanti al sostantivo piano, non compaiano qualificazioni e come, dunque, solamente attraverso la lettura/esecuzione della poesia sia possibile comprendere la potenza simbolica attribuita all’oggetto in questione.

lawrenceFin dal primo verso, Lawrence disegna un’esperienza sensoriale sinestetica grazie all’avverbio softly che, collocato all’inizio, descrive il modo in cui una donna sta cantando all’io poetante e che fonde due sfere sensoriali, tatto e udito. Tale orizzonte percettivo attribuisce un ruolo marginale alla vista, come dimostra l’indicazione in the dusk (il crepuscolo), riferimento temporale (non cronometrico) che rimanda alla parziale oscurità tra giorno e notte e in cui il senso della vista non è particolarmente rilevante ed efficace.

Molto significativo, invece, è il tempo verbale is singing: l’uso del present continuous permette al lettore di rivivere l’esperienza descritta ogni volta che legge questa poesia. Il soggetto del verbo è una donna non definita di cui non si sa nulla, mentre il destinatario di questo canto è l’io poetante che si colloca al centro di questa esperienza. Il canto della donna nel presente permette all’io di avere una visione mentale del passato, facendosi così veicolo di connessione tra i due momenti temporali. Inoltre, l’esperienza visiva della vista of years si sovrappone all’esperienza uditiva del canto, originando un’altra esperienza sinestetica.

L’io ora può avere una visione cristallina: I see, dice. Questa esperienza visivachild under si concretizza nell’immagine di un bambino seduto sotto un pianoforte che, nel fragore delle corde sonanti, schiaccia il piede della madre, la quale non risulta infastidita, ma smiles as she sings. Nulla sappiamo sulla madre e il bambino in questione, ma ora abbiamo the piano: non più un pianoforte qualsiasi, ma un pianoforte ben definito, che si presenta come strumento di accompagnamento per la voce della madre. È l’oggetto attorno al quale si crea un’atmosfera familiare e confortevole che fa da cornice domestica, non pubblica e spettacolare, alla memoria del passato.

Nella seconda strofa si consolida la rappresentazione della memoria del protagonista: tutto avviene contro la volontà razionale dell’io poetante, il quale viene trasportato in modo quasi violento dai ricordi che producono in lui una profonda sofferenza provocata dalla nostalgia. Come sottolineano le espressioni in spite of myself, the insidious mastery e betrays me back, l’esperienza del ricordo del passato crea una rottura con la realtà del presente vincendo qualsiasi intenzione di sottrarsi al suo potere.

L’io è al centro di tutto il componimento ed è  proprio l’espressione the heart of me a situarsi a metà del sesto verso, centro esatto nella struttura del testo. Il ricordo è causa di un pianto che avviene nel più profondo dell’essere, e dà vita a un’immagine che congiunge interno (l’intimità dell’io) ed esterno (la corporeità del piangere).

Le immagini della memoria si concretizzano negli ultimi due versi della seconda strofa, dove la compresenza delle dimensioni interno/esterno persiste: all’ambiente familiare domestico delle old Sunday evenings si contrappone winter outside. Il freddo e inospitale inverno è ciò che non appartiene al ricordo confortante dell’infanzia, qualsiasi suonotinkling piano presente capace solo di evocare the tinkling piano del passato. Identificato qui ancora una volta dall’articolo the, il pianoforte dal suono tintinnante svolge il ruolo di guide, ovvero relaziona la madre con il suo bambino.

L’ultima quartina indica immediatamente un ritorno al presente attraverso l’uso di now. Il poeta torna quindi alla situazione che gli si presentava davanti agli occhi nella prima strofa, e di nuovo si trova nel dusk, ma ora la scena è nettamente più definita. Già dai primi due versi, infatti, è possibile dare forma all’immagine sfocata descritta nella prima strofa: una cantante, un grande pianoforte e la luce crepuscolare lasciano supporre che il poeta stia assistendo a un concerto.

La nitidezza di questa scena è determinata anche dall’uso degli articoli. Nella prima quartina si parla di a woman: l’uso dell’articolo indeterminativo permette la coesistenza di più figure femminili in un unico termine, e ciò significa che non si parla di una donna ben precisa, bensì una donna qualsiasi che ha il potere di evocarne altre. Diversamente, in questa strofa, a woman diventa the singer, ed in questo contesto l’articolo determinativo non solo è utilizzato per indicare una persona ben precisa, ma soprattutto per distinguere questa figura da quella materna. Per sottolineare maggiormente la distinzione fra le due, il poeta usa l’aggettivo vain per caratterizzare la scena a cui sta assistendo: è inutile per la cantante to burst into clamour, perché niente può compararsi alla figura materna, nemmeno se accompagnata dal great piano appassionato. Queste due immagini risultano rilevanti in quanto evocano una sensazione di forza travolgente, in contrasto con la dolcezza della scena d’infanzia.

boccagnaInoltre appassionato è un andamento in ambito musicale, il cui significato è “with passion”, e di conseguenza si contrappone a piano che, come analizzato in precedenza, indica un andamento delicato. Il pianoforte del passato e quello del presente, avendo due andamenti diversi ed antitetici (si ricorda che il piano del passato è tingling), si scontrano e sono specchio delle due situazioni che coesistono nell’io narrante: una situazione attuale che richiama un ricordo e allo stesso tempo lo spinge lontano a causa del contrasto tra i due momenti.

Un’altra contrapposizione si osserva tra il clamour della cantante ed il glamour dell’infanzia, termini che si richiamano in quanto rimano perfettamente. La loro connessione a livello uditivo e visivo vuole mostrare come sia proprio il clamore di quel canto a far rivivere nel poeta il fascino della sua infanzia. Tuttavia, nonostante la somiglianza sonora ed ortografica, tra i due termini c’è una netta distanza semantica che sottolinea ancora una volta il contrasto tra la situazione passata e quella presente.

L’opposizione dei childish days dell’io narrante e della sua situazione attuale di manhood lo vede protagonista di una lotta interiore in cui l’infanzia ha la meglio e lo inonda in un flood of remembrance, che si potrebbe intendere come una sorta di “stream of conciousness” dove però la coscienza è sostituita dai ricordi che scorrono irrefrenabili nel protagonista e lo inducono a weep like a child. Ed ecco che, attraverso questa similitudine finale, il passato rivive fisicamente nel poeta: egli, ormai adulto, piange come un bambino per quel passato che è illusione e ricordo ma che impregna inesorabilmente il presente.

piano movies - immagine ritoccata   Come si è potuto osservare nel corso dell’analisi, nella poesia Piano l’oggetto pianoforte acquista un significato simbolico di notevole ampiezza. Questo accade, ad esempio, anche nei film Five easy pieces (di Bob Rafelson) e The Piano (di Jane Campion), proposti durante la prima serie di Piano Movies (gennaio-febbraio 2016).

Nel primo lungometraggio, il pianoforte vi si presenta in varie forme e dimensioni 220px-Five_easy_pieces(upright, concert grand, parlour piano), proponendosi come simbolo e sintesi delle esperienze passate del protagonista, delle emozioni e dei ricordi legati alla giovinezza. Può rappresentare la via di ritorno alle origini e di conciliazione profonda con l’io; a volte è un mezzo per approdare al futuro; altre volte non è altro che una memoria legata al passato. Ad esempio, per Bobby, protagonista film Five Easy Pieces, il pianoforte è l’essenza del suo vero io, la sua natura e la sua origine. Dopo aver scoperto che suo padre è gravemente malato, decide di far ritorno alla sua casa di infanzia, lasciandosi dietro sia la sua ragazza Rayette, sia la country music, che odia e da cui è circondato ogni monotono giorno. Al suo ritorno a casa dei genitori, viene accolto da un’elegantissima piano culture e lì riscopre la sue radici, la sua vera vocazione ed il suo talento. Il pianoforte in questo film rappresenta una spaccatura, la linea che divide i due io di Bobby: quello colto, musicista, libero, e quello burbero, serio e schiavo della propria monotonia, quello bachiano e quello da country music. E forse è anche la possibilità che si ripresenta a Bobby di riconciliarsi veramente con sè stesso.

the piano   Anche nel film The Piano di Jane Campion, il pianoforte sta a indicare le radici della protagonista. E se nella poesia di Lawrence l’oggetto pianoforte nel titolo non era determinato, nel film invece il pianoforte è un pianoforte ben specifico, quell’amato Broadwood che accompagna la muta Ada dalla Gran Bretagna alla Nuova Zelanda, che la tiene legata a casa, che è mezzo di comunicazione con il resto del mondo, che diventa contemporaneamente custode delle memorie del passato e opportunità per il futuro. È il pianoforte infatti che determina l’inizio della relazione tra Ada e il “selvaggio” Baines e che provoca la fine della vita in Nuova Zelanda, simboleggiata dall’abbandono del pianoforte sul fondo dell’oceano: una vita amara che rischia di trascinare negli abissi la protagonista.  Sarà un nuovo pianoforte ad accompagnare Ada nella sua nuova vita in Scozia, la sua terra d’origine. Una vita tanto serena da restituirle la parola. © Riproduzione riservata

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