Luciana Pirè su Swift per l’Irish Club

ricevo questo graditissimo contributo dalla Prof. Luciana Piré (Università degli Studi logo irish club - 2a versionedi Cassino) in occasione della conversazione swiftiana del 29 Febbraio 2016 – ore 18.30 presso il Bistrò del Tempo Ritrovato, via Foppa 4, Milano

Innanzi tutto desidero ringraziare Enrico Reggiani e voi tutti per l’interesse nei riguardi di Jonathan Swift e, in particolare, di questo suo pamphlet così politically incorrect: scorretto come un autore che non ha mai fatto nulla per risultare gradevole e gradito. La sua biografia, sulla quale mi sono volutamente soffermata nelle pagine iniziali di questo volumetto, racconta di un uomo dalle eccezionali doti intellettuali e dallo spiccatissimo senso civico, che risultò molto scomodo all’establishment, sia ecclesiastico che politico. Aveva scelto di prendere gli ordini della Chiesa anglicana come l’unica strada praticabile per un orfano senza casato né rendita. Ma il reverendo Swift non ebbe mai la gratificazione di elevarsi nella gerarchia ed essere nominato vescovo. Certamente per colpa dei suoi scritti, furenti contro i nemici del bene pubblico e contro gli abusi dei potenti. Risultò talmente offensivo, persino alla Corona, da essere allontanato da Londra, vero centro del potere, ed esiliato a Dublino, la sua città natale, alla quale lo legò per tutta la vita un rapporto di odio e amore.

A difesa dell’Irlanda, o meglio della condizione di estrema miseria degli irlandesi, scrisse moltissimi pagine, di generi diversi: libelli, sermoni, saggi, articoli, poesie; tutti denotano una militanza combattiva che denuncia, con coraggio e inaudito vigore polemico, l’unica vera causa della povertà del suo paese: cioè, ‘la tirannia inglese’ e un’oltraggiosa politica di sfruttamento delle risorse nazionali. E’, quindi, una interpretazione politica quella che volevo fortemente sostenere e che, a mio parere, avrebbe fatto giustizia dell’intenzione dell’autore. Ed è l’interpretazione politica ad avermi convinto a riproporre la Modesta proposta come un testo di sorprendente attualità: le diseguaglianze sociali che hanno aperto, ai nostri giorni, un baratro fra ricchi e poveri, i tracolli delle banche a danno dei piccoli risparmiatori, e le spregiudicate politiche economiche dei paesi più industrializzati, ci affliggono e angela ashespreoccupano oggi, così come affliggevano e preoccupavano Swift. Ancora nel 1996, uno sconosciuto scrittore di origine irlandese (Frank McCourt) pubblicava il suo primo romanzo (Le ceneri di Angela, Adelphi), divenuto tanto celebre da ricavarne subito un film, che ripercorreva la storia di “un’infanzia infelice irlandese” fra le due guerre: storia autobiografica di un sopravvissuto per mi­racolo alla povertà, al freddo e alla malnutrizio­ne che avevano ucciso tre dei suoi sei fratelli. Sappiamo che recentemente l’economia irlandese è ripartita alla grande e nel 2014 è cresciuta del 7,7 per cento: un record per il paese e per tutta l’Eurozona; ma sappiamo anche che non tutti i suoi problemi sono risolti.

La Modesta proposta è stata tacciata di cinismo, proponendo di risolvere il problema della sovrappopolazione infantile con l’espediente di cucinare e mangiare i bambini irlandesi, in modo da trasformarli da assillo sociale in bene alimentare e profitto economico. Ma, se è cinico colui che disprezza la natura umana, il termine non si può applicare a Swift che conosceva i valori morali e li difendeva. Il suo reale intento era quello di non lasciare indifferente il lettore. Il suo medium letterario era la satira, che spinge qui fino alle estreme conseguenze del paradosso. Del resto, aveva affilato le armi dello scrittore satirico con I viaggi di Gulliver, un mondo alla rovescia dove si irridono e si sgretolano i falsi dogmi del progresso e i pregiudizi della modernità. gulliver-firstedition1726

A chi vorrà intraprendere la lettura della Modesta proposta, la più celebre satira in lingua inglese, ricordo ciò che, scherzando, Swift si chiedeva “Ci sarà davvero qualcuno che crederà che io proponga di mangiare i bambini?”. Non è la satira di Swift che produce il male, ma è il male che produce le sue vittime. E il male è, inconfutabilmente, rappresentato qui dai proprietari terrieri e dagli speculatori finanziari, dai politici e persino dai religiosi, che deviano da ogni ideale di ordine ed equità sociale, e rimangono impassibili di fronte allo spettacolo offerto quotidianamente nelle strade di Dublino da “miserabili creature, sudice e affamate, a stento umane”.

Tutto ciò che un conservatore, nostalgico dell’ordine e della giustizia come Swift, avrebbe voluto ottenere con il suo apologo crudele era scuotere un popolo passivo e indifeso e indurlo a un gesto di ribellione alla schiavitù. Un popolo umiliato e offeso che finirà per amarlo, seppure ricambiato contro voglia.

© Riproduzione riservata

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