Shakespeare’s Memories di Christian Poggioni per Kerkis

Irene Muto, Francesca Pasqualin, Sara Tonoli (studentesse della Facoltà di Scienzelogo play the critic Linguistiche e Letterature Straniere, Università Cattolica del Sacro Cuore, su invito del Prof. Enrico Reggiani)

Anche quest’anno, al Teatro San Lorenzo alle Colonne a Milano è stato portato in scena lo spettacolo teatrale Shakespeare’s Memories scritto, diretto e interpretato da Christian Poggioni, insieme a Ermelinda Çakalli e Lorenzo Lutteri per Kerkis. Teatro antico in scena & spettacoli ‘off’. Il titolo della rappresentazione può essere letto su due differenti piani: memorie “su” Shakespeare e memorie “di” Shakespeare. Poggioni, infatti, presenta sia la vita del grande drammaturgo, e quindi memorie “di” Shakespeare, ma anche sue memorie personali “su” Shakespeare, riguardanti eventi legati alla sua personale esperienza di spettatore, o aneddoti sui fortuiti incontri con grandi attori interpreti dei testi shakespeariani (come quello con il grande Ian McKellen).

shakespeare-400-logoNel 400° anniversario dalla morte di Shakespeare, Christian Poggioni propone uno spettacolo per celebrare il grande drammaturgo attraverso una galleria di scene tratte dai suoi capolavori più noti. Che i personaggi di Shakespeare siano più vivi della vita stessa è una verità universalmente riconosciuta e Poggioni sembra cogliere perfettamente l’essenza di quel “All the world’s a stage” con cui inizia lo spettacolo. Grande cornice dell’intera rappresentazione è proprio il monologo di Jacques, dall’atto II della commedia As You Like It, dove teatro e vita si intrecciano e si scambiano di ruolo. Ogni uomo, nel tempo che gli è concesso, interpreta molte parti e la sua esistenza si gioca in sette atti. Primo fra tutti l’atto dell’infanzia, tra le braccia amorevoli di una dolce balia. Ecco che in scena si assiste ai primi anni di Shakespeare. Grazie all’ininterrotta recitazione la biografia del Bardo è a tratti ricostruita, a tratti immaginata, per restituire al pubblico tutta la vitalità degli usi e costumi del teatroelisabettiano.

All’epoca, spiega Poggioni in uno dei momenti in cui interpreta se stesso sulla scena,kerkis logo gli spettacoli avvenivano in teatri circolari, con palchi di legno, la scenografia probabilmente formata da un telo bianco alle spalle degli attori. L’immaginazione in sala è accesa e stimolata grazie all’uso della scenografia e dagli oggetti scenici: Poggioni stesso si raccomanda che il pubblico diventi spettatore attivo al fine di visualizzare davvero ciò che viene rappresentato, come del resto accadeva nel XVI secolo. Davanti agli occhi di chi segue appaiono le sconfinate campagne di Francia e gli elmi di Azincourt descritte dal coro dell’Enrico V: si entra così in quell’atto che è l’età del soldato, «seeking the bubble reputation even in the cannon’s mouth».

kerkis 1Sul palco tutto è essenziale, pochi elementi posizionati in modo sapiente e tutti fondamentali: un palchetto di legno circolare al centro del palco, un telo bianco come sfondo, sostenuto da rudimentali assi di legno. Il palchetto, durante tutta la rappresentazione, viene utilizzato in modo differente dagli attori, che lo montano e smontano trasformandolo da piccolo e sconnesso, come i palchi dei carretti delle prime rappresentazioni ambulanti, a grande e circolare, a richiamare la forma del Globe, famoso teatro in cui recitava la compagnia di Shakespeare, i Lord Chamberlain’s Men, poi King’s Men.

La trasformazione del palco sembra seguire il crescendo della vita e della carriera di Shakespeare, gli atti si susseguono senza pause. I brani delle opere proposte seguono non un ordine cronologico di composizione, bensì un ordine tematico e lo spettacolo continua su questi fili abilmente intessuti che portano sullo stesso piano la vita di Shakespeare e degli attori, come quella del teatro e dei personaggi. I tre attori cambiano continuamente ruolo, in modo molto fluido e adattandosi di volta in volta alle varie personalità. A Cakalli i ruoli prevalentemente femminili quali Giulietta, Desdemona e Porzia. Lutteri si cala nei panni di Mercuzio, Claudio, Iago e l’ebreo Shylock. Poggioni è voce guida, narratore, Shakespeare, Amletokerkis locandina e infine se stesso. L’apice è raggiunto proprio con il celeberrimo monologo al centro dell’esistenza del principe di Danimarca, al centro dello spettacolo, al centro dello spirito del XVI secolo.

A quest’alternanza ben si adatta il passaggio linguistico da inglese recitato a italiano parlato, pur con la schiacciante prevalenza di brani in lingua italiana. Eccezioni importanti sono i monologhi introduttivo e finale, e quello tratto dall’atto III della tragedia Amleto, forse per meglio gustare la musicalità e la bellezza della lingua originale. Tra le annotazioni interessanti quella dei rumori scenici, di competenza degli attori stessi, i quali, alternandosi nella recitazione dei brani, contribuiscono alla realizzazione della scena creando suoni con l’ausilio di artefatti di metallo o di legno.

Sicuramente la luce resta l’elemento caratterizzante: ai tempi di Shakespeare si recitava nel primo pomeriggio e non si poteva usufruire certo di illuminazione elettrica, sottolinea Poggioni davanti ad un pubblico prevalentemente composto da adolescenti della scuola superiore. Appositi strumenti scenici simboleggiavano il momento della giornata in cui si svolgeva la scena. Per riproporre questa antica tecnica immaginativa, sul palco ci si aiuta con una candela che si consuma.

kerkis 2Il palco e la candela sono quindi gli elementi più importante della scenografia. Le sette età si manifestano visivamente: se il palco cresce in grandezza e bellezza come la vita che fiorisce, la candela si consuma mentre si assiste al dolore straziante di Re Lear che regge tra le braccia il corpo senza vita della figlia, e si spegne nel momento della morte di Shakespeare.

L’ultima età, “that ends this strange eventful history”, è associata al monologo di Prospero, tratto dall’atto IV de The Tempest, che ricorda agli spettatori che “siamo fatti anche noi della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita”.

Tutto si conclude con una canzone in perfetta linea con la semplicità dell’intero spettacolo: non ci sono strumenti, solo le tre voci degli attori che si intrecciano in melodie polifoniche ma estremamente semplici. Questa conclusione sembra lasciare sospesa nell’aria l’intera storia narrata e insieme ad essa la poeticità dei versi recitati, le passioni suscitate, gli eventi descritti; senza avere la pretesa di poter esaurire in unmckellen semplice spettacolo la grandezza umana di un drammaturgo come William Shakespeare.

Come si può intuire, in conclusione lo spettacolo raccoglie un giudizio positivo, pur lasciando alcune perplessità, soprattutto sull’interpretazione di una Giulietta forse un po’ troppo smaliziata e su una recitazione in inglese che raggiunge solo a tratti il livello di espressività di quella in italiano. L’introduzione di due episodi circa l’esperienza personale di Poggioni, rispettivamente il rimprovero ricevuto da ragazzino dall’attore che recitava Amleto e l’occasione di conoscenza e confronto con Sir Ian McKellen, non sembrano particolarmente danneggiare, se mai arricchire lo scopo della rappresentazione.

© Riproduzione riservata

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One thought on “Shakespeare’s Memories di Christian Poggioni per Kerkis

  1. L’articolo rispecchia molto bene la sostanza dello spettacolo. Un ringraziamento sincero agli studenti che lo hanno redatto dimostrando una chiara visione critica dell’evento e una profonda sensibilità teatrale.

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