Le note del silenzio: brevi note su “The Piano” (1993)

Emanuela Biscaldi, studentessa dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (Milano),220px-The-piano-poster Laurea Magistrale in Lingue, letterature e culture straniere, 2° anno

in occasione della seconda proiezione di Piano Movies, minicineforum (con proiezioni parziali e/o integrali in lingua originale e analisi cultural-musicali dei lungometraggi) in preparazione al corso di Cultura e Civiltà dei Paesi di Lingua Inglese del prof. Enrico Reggiani. Venerdì 12 febbraio, dalle 9.30 alle 12.30, la quarta e ultima proiezione, The Pianist (2002) in aula G.126 Cardinal Ferrari.

The Piano (1993) Jane Campion (New Zealand) 1The Piano (e non Piano lessons = Lezioni di piano!) è un film del 1993, in cui una giovane donna dell’epoca vittoriana va ad abitare insieme alla figlia in Nuova Zelanda per conoscere il marito e vivere con lui. Fin dalla prima scena emerge una chiave di lettura per l’interpretazione del film: il contrasto. Fin dal mezzo che la protagonista “umana” (per distinguerla da – appunto – The Piano) usa per presentarsi: la voce, nonostante sia muta. Ovviamente la voce è quella della sua mente, del suo pensiero, ma avremmo potuto capirlo in qualsiasi altro modo: altri personaggi avrebbero potuta presentarla indirettamente. Questo contrasto viene evidenziato anche dal fatto che Ada ama suonare il pianoforte: è quest’ultimo la sua vera voce esteriore, quella che usa per comunicare al mondo i suoi sentimenti, quello che prova, anche se non bisogna tralasciare il fatto che ciò che suona pare “strano” a chi la ascolta (e in ogni caso non riconducibile a un determinato periodo storico-musicale). Da questo capiamo sia che ciò che muoverà il film sarà la dicotomia tra il silenzio e la “voce del pianoforte”, sia che la musica conterrà in sé tante altre opposizioni (attenzione: il silenzio non include l’assenza assoluta di rumori!).

Proviamo a considerare i personaggi con i quali Ada si relaziona: in primo luogo, laThe Piano (1993) Jane Campion (New Zealand) 2 figlia Flora. Flora è molto attaccata alla madre, passa molto tempo insieme a lei e ne ricerca una fisicità che Ada nega agli altri. Canta spesso, quasi per colmare un costante silenzio che presumiamo accompagnarla sin dalla nascita. È una figura complessa. È la portavoce della madre, anche se, pur essendo piccola, non ne riporta i dialoghi fedelmente. Questo cambiare il dialogo originale ci fa già capire che la figlia tradirà più volte Ada per timore di perdere una figura che pian piano per lei assume un ruolo paterno. Anche Flora suona il pianoforte, ma sono più le volte che la sentiamo cantare che non suonare (quasi che ciò comportasse fin dall’inizio una rinuncia a essere una sola cosa con la madre e rappresentasse il tentativo di trovare la sua voce).

The Piano (1993) Jane Campion (New Zealand) 3   Proseguendo con l’analisi dei contrasti attraverso le relazioni della protagonista, non si può non rilevare che assai evidente e strutturale è il contrasto tra il marito, Alisdair Stewart, e il di lei amante George Baines. Questi due personaggi portano con sé un milione di significati e di concetti in conflitto tra di loro: civiltà vs natura, convenzione vs libertà, regola vs infrazione, abitudine vs passione, voce vs musica. Alisdair è disinteressato alla musica, mentre George la usa come pretesto per ottenere quello che vuole: all’inizio semplicemente il corpo di Ada, poi il suo cuore. Insomma, George e Alisdair rappresentano due diverse visioni del mondo: sono vestiti in modi diversi, parlano in modo diverso e si circondano di persone differenti. George, in particolare, dialoga spesso con i nativi e i loro dialoghi non vengono mai tradotti con la conseguenza che lo spettatore non sa cosa dicono quando parlano tra loro: può solo intuire a grandi linee l’oggetto del discorso ma non afferrarne il senso totale. Il fatto, poi, che i nativi siano più vicini alla natura e abbiano un rapporto stretto con lei produce come risultato che, nelle nostre orecchie, rimane impresso il suono del mare e la foresta con i suoi fruscii – entrambi contrapposti agli interni delle poche casethe piano che sono dominati dalle note del pianoforte. In sintesi, un paesaggio sonoro naturale si scontra con uno artificiale, anche se, a dire il vero, c’è una scena inziale del film che prospetta una possibile unione: Ada che suona il pianoforte in riva al mare e le onde sembrano quasi fare da sottofondo regalando dei momenti di profonda armonia tra arte e natura, così rari in un film che in realtà, preso nel suo sviluppo, è molto cupo.

Le scene che concludono il film offrono, infine, un’ultima dicotomia. Se la scena iniziale presenta un ambiente esterno dominato dall’aria, nei momenti finali regna l’acqua, che meglio potrebbe rappresentare l’oscurità dei pensieri di Ada, la quale si spinge con la mente a suonare il pianoforte in una realtà ovattata, sperimentando una nuova sintesi (in questo caso mentale) tra suono dei tasti del pianoforte e rumori dell’acqua. © Riproduzione riservata

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