Babbo Natale, Dickens e la Scroogenomics

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Prof. Enrico Reggiani

Intorno alla storia di Scrooge – proprio quella da cui la Disney ha tratto il suo fortunatissimo A Christmas Carol – deve davvero aleggiare qualcosa di “wonderful” (meraviglioso, nel senso di “eventi meravigliosi”) visto che produce la magia di una Carola di Natale raccontata in ogni momento dell’anno…

La trama di quest’ultima non è probabilmente ignota: Scrooge, un vecchio, taccagno e stizzoso “man of business”, riceve il giorno della Vigilia di Natale una visita del fantasma di Marley, suo vecchio socio in affari, e fa l’esperienza di una serie di visioni del passato, del presente e del futuro, inclusa quella in cui gli vengono prospettate le condizioni della sua morte, miserabili se egli non cambierà rapidamente stile di vita. L’esito di tale esperienza è immediato, al punto che, la mattina del giorno di Natale, Scrooge si risveglia completamente trasformato: invia un tacchino al suo strapazzato dipendente Bob Cratchit e fa abbondanti elemosine. É ormai tramutato in vecchio bonario, ricco di amore per la vita e per gli altri.

220px-Charles_Dickens_-_Project_Gutenberg_eText_13103Dickens (1812-1870) creò la storia di Scrooge nel 1843 per ragioni in primo luogo “economiche” ovvero per compensare l’insuccesso delle vendite di Martin Chuzzlewit, e come “diversivo” rispetto alle fatiche della stesura di quel romanzo, che vedeva la luce a puntate mensili in quello stesso anno. Tuttavia, altrettanto “economiche” sono anche altre “ragioni”, che egli dispone nel testo ed espone alla riflessione critica dei lettori: tra le altre, quelle formulate da Thomas Malthus (1766-1834) – il quale nel suo Saggio sul principio della popolazione (1803) aveva sostenuto che chi non può essere mantenuto dai suoi genitori o non può fornire alla società quell’apporto lavorativo che essa richiede, “non può accampare diritti di alimentarsi e, in effetti, non ha motivi di rimanere dov’è”.

bompianiDickens è così (come ogni altro scrittore, a dire il vero): l’esperienza economica fiorisce costantemente nelle sue pagine – persino e non solo per viam negationis, a dispetto di qualche lettore miope, nel suo The uncommercial traveller, il cui titolo la maldestra traduzione Bompiani del 2014 ha reso con un improbabile Il viaggiatore senza scopo, riferendosi a un immaginario paratesto originario che suonerebbe The Unconventional Traveller

Pensate che, dal suddetto Scrooge, l’economista Joel Waldfogel ha persino tratto un agile manuale dedicato alla Scroogenomics, teoria economica “fondata su un’idea molto semplice: i regali, soprattutto i regali di Natale, sono una grande dissipazione di ricchezza” – secondo la fulminante sintesi che Giorgio Barba Navaretti ha proposto in un’arguta recensione che potete leggere cliccando qui. Chissà se Waldfogel si è posto il problema dell’effettiva esperienza e della reale cultura di matrice economica ottocentesca che Dickens elaborò nel suoec(h)onomics 4 testo o e si è semplicemente lasciato irretire dalla semplicistica tentazione di sfruttare una facile esca intergenerazionale come Scrooge? Propenderei per la seconda ipotesi, voi no? In ogni caso, poi qualcuno dice che la letteratura non serve a nulla e non salva la vita: ma come, tutti se ne appropriano, non senza una certa goffaggine… Alla prossima puntata econoletteraria (cliccate qui per approfondire il significato di questo bizzarro aggettivo) e a tutti Buon Natale, nonché Sereno e Prospero 2016 con l’affascinante vocalità dei Pentatonix (cliccate per ascoltarli!).

© Riproduzione riservata

PS per chi volesse approfondire e problematizzare la Scroogenomics, ecco un buon pezzo di Luciano Capone, intitolato luciano capone, il foglio, 29 dicembre 2015

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