Un amaro Otello milanese…

logo play the criticSilvia Sorrentino (studentessa del corso di Lingua e Letteratura Inglese 2, tenuto dal Prof. Enrico Reggiani, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano, a.a. 2015-16)

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compagnia treatro liberoOgni anno le opere di Shakespeare appaiono tra gli spettacoli teatrali in programma in tutte le città del mondo, vengono citate in film, romanzi, e chi più ne ha più ne metta. Quest’anno Milano ha ospitato una nuova versione di Otello a cura del regista Corrado d’Elia, che è stata messa in scena dalla Compagnia Libera al Teatro Litta.

L’attraente volantino rosso e nero, sanguinoso e crudo, anticipava levolantino caratteristiche di questo spettacolo, all’insegna dell’emozione diretta, priva di sentimentalismo.

Il messaggio di una rappresentazione semplice e priva di eccessi era immediatamente comunicato da una scenografia molto elementare, con materiali scarsi ma efficaci: un trono simbolo del potere, occupato spesso da Iago, vero protagonista della tragedia; un separé di materiale nero e trasparente dietro cui si nascondevano personaggi e scene che solo i giochi di luci potevano decidere se mostrarci o no; e, infine, qualche vasca d’acqua posizionata a livello del palcoscenico in modo che il pubblico non potesse vederle, ma che la sua attenzione fosse concentrata sull’acqua che i personaggi usavano per rinfrescarsi, per darsi conforto o per mostrare le proprie emozioni in impeti di rabbia, battendovi i pugni. OTELLO 1Questo stile asciutto si poteva riscontrare anche nella durata dello spettacolo – solo un’ora e mezza rispetto alle canoniche due e mezza.

A partire da queste premesse una domanda è sorta spontanea: cosa aspettarsi da uno Shakespeare privato di quasi metà del tempo?

Inizialmente lo spettatore ha forse potuto lodare la fedeltà al testo originale nonostante qualche riduzione, giacché, effettivamente, la maggioranza del pubblico – ahimé – di solito apprezza una durata più breve, anche se priva di scene in cui Desdemona discute con il clown o in cui i soldati discutono tra di loro. I primi segnali negativi, tuttavia, hanno iniziato a manifestarsi quando la rappresentazione giunge in prossimità di una scena decisiva e quando lo spettatore non può che affermare: no, no, tutto sta avvenendo troppo in fretta!

Le conseguenze di ciò possono essere pericolose. Allo spettatore che siOTELLO 2 chiede “come Desdemona intonerà il canto del salice questa volta”, il palcoscenico non dà risposta: scena eliminata. Se poi si domanda “forse la canterà solo Emilia, facendo le veci della padrona”, la risposta è la medesima: figuriamoci! Lo spettatore, allora, spera di essere ripagato da una straziante fine di Otello, che si contorce dal dolore provocato dalla sua gelosia che l’ha portato a uccidere la moglie: ma no, Emilia rivela al Moro che la moglie gli è sempre stata fedele, Otello è distrutto e Iago entra in scena comunicando al pubblico che non dirà nulla di più di quella storia. F I N E.

In quel preciso momento molte delle persone che erano sedute in quel teatro avranno rimpianto di aver gioito alla dicitura: “Durata: 1h 30 min.”. Se, infatti, lo spettatore medio poteva essere compiaciuto da questa scelta, alla fine avrebbe preferito anche lui rimanere un po’ di più e scoprire come sarebbe andata a finire. Il finale è ovviamente noto a tutti, almeno per sentito dire, ma una rappresentazione teatrale non può prescindere da esso, tanto più se è proprio il finale a dirci il significato dell’opera. Non è la morte di Desdemona, infatti, a farci capire quale serpente aggrovigliato su se stesso sia la gelosia, ma è il rimorso di Otello, il suo senso di colpa, che ci aprono gli occhi otello vascasull’animo umano.

Se sulla trama è evidente il cambiamento, questo accorciamento dei tempi ha in parte influito anche sui personaggi: Otello è piuttosto mansueto, ma il vero protagonista, Iago, è amplificato. Questa compressione ha estremizzato le caratteristiche dell’uno e dell’altro non in modo da chiarire la contrapposizione tra i due, ma opacizzando degli aspetti importanti del carattere dei personaggi. Iago non mostra le sue qualità umane, ma solo quelle da calcolatore esperto, da uomo senza scrupoli. Una particolare scelta registica che d’Elia ha adottato per Iago è stata quel particolare atteggiamento del personaggio che richiama lo stereotipo dell’uomo milanese, con il tono di voce e le movenze dell’uomo di mondo che sa quel che fa. Sicuramente in ciò è apprezzabile un particolare riguardo nei confronti del pubblico di questa specifica performance, che forse in questo modo può più facilmente immedesimarsi (o magari a intravedere qualche sgradito conoscente) in Iago.

Insomma, nella regia di Corrado d’Elia ci sono novità che avrebbero potuto colpire e stupire lo spettatore, se però quest’ultimo non fosse stato troppo occupato ad assaporare l’amaro che gli rimane in bocca dopo una rappresentazione finita troppo presto e troppo sbrigativamente…

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2 thoughts on “Un amaro Otello milanese…

  1. Caro/a amico/a, ho letto le sue/tue righe sullo spettacolo Otello che ho diretto ed interpretato … E’ interessante il dibattito sulla fedeltà del testo … su un testo di oltre 400 anni fa… Io non credo che oggi serva restare fedeli .. credo che regia, cioè spirito critico e restituzione poetica personale rispetto all’opera originale ci permetta anche di tagliare volontariamente una scena, se ben si addice all’idea… oggi inventare vuol dire sopratutto rielaborare.. la gente va a vedere Otello non per vedere come va a finire perche lo sa bene, ma per vedere come viene messo in scena… non commento il suo/tuo punto di vista … legittimo … ogni gusto è personale, ma la/ti invito a riflettere su come ogni passo dello spettacolo sia voluto, sia scelto, non per attirare un pubblico, come sembra dai tuoi passaggi, ma per necessità personale… lo stesso per cui qualcuno ha tagliato una tela o per anni ha dipinto i paesaggi blu… il carattere onirico della messa in scena, cadenzato dai risvegli dei personaggi e dall’incubo generale non poteva che terminare con un’incompiuto… come succede ai sogni quindi … nei giorni della messa in scena ho scritto anche un altro finale che la prossima volta vorrò provare… è la meraviglia di questo nostro lavoro, che sottende al repertorio come risorsa di bellezza… La/ti aspetto a Caligola in scena tra pochi giorni al Litta.. un abbraccio
    Corrado d’Elia

    • Gentile Signor D’Elia, innanzitutto la ringrazio per aver letto il mio commento al suo spettacolo e aver risposto a sua volta. Il dibattito sulla fedeltà al testo credo esista da sempre e abbia visto entrambe le nostre opinioni. La mia credo derivi da una posizione piuttosto classica sull’argomento, sebbene io sia molto giovane e abbia una conoscenza ancora minima di questo ambiente. Considero il teatro come il palcoscenico per grandi opere, antiche o moderne, e ammetto che siamo ancora abituati ad aspettarci che uno spettacolo col titolo di “Otello” voglia essere una riproduzione, un adattamento dell’opera originale, senza prepararci a tagli consistenti nella storia. Secondo me, infatti, anche nel caso in cui tutti gli spettatori conoscano Otello (cosa che non darei per scontata, in realtà), la sua rappresentazione dovrebbe mantenere quasi intatti quelli che sono i nuclei fondamentali della storia, i passi più emotivi, in quanto per molti lo spettacolo potrebbe essere un “ripasso” della propria conoscenza o, perché no, un’occasione per conoscerla (ad esempio la sera in cui sono venuta io c’era una classe di liceo accompagnata da un’insegnante). Con questo non intendo dire che lo spettacolo sia o debba essere modellato sul pubblico (anche perché così ogni rappresentazione perderebbe la propria unicità), ma per me il fulcro è il testo. In ciò sono sicuramente condizionata dalla mia formazione e dalla mia passione per la letteratura che mi fa concentrare sul testo e sulle scelte dell’autore più che sulle scelte possibili di un regista che fa sua quell’opera. Detto tutto ciò, rinnovo il mio ringraziamento per la possibilità di dialogo e spero di aver esposto le motivazioni che stanno alla base del mio punto di vista. Spero di vedere in scena presto il prossimo Otello con finale alternativo! Un augurio per il suo lavoro, Silvia

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