Quanto è “early” la “early poetry” di Yeats? Non chiedetelo a Frank Hughes Murphy…

yeats2015 neroGaia Cianci (dottore di ricerca, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano; tutor: Prof. Enrico Reggiani)

Nel suo Yeats’s Early Poetry: the quest for reconciliation (Baton Rouge, Lousiana State University Press, 1975), Frank Hughes Murphy intende “to trace Yeats’s efforts toward an ultimate reconciliation of the contrary forces of human experience as they are reflected in the first eight groups of his lyric poetry as arranged in The Collected Poems” (p. 4). Nonostante questo ambiziosomurphy proposito, la fatica di Murphy risulta debole in più punti, come osservato da alcuni autorevoli recensori.

È, innanzi tutto, il titolo dello studio a suscitare perplessità, anche rispetto alla struttura interna dello stesso. Non solo, infatti, Murphy si concentra sulle poetry collections yeatsiane, trascurando produzioni teatrali del calibro di The Shadowy Waters e soffermandosi sulle edizioni così dette ultime dei Collected Poems, a discapito tanto delle versioni manoscitte dei microtesti considerati, quanto della loro collocazione e dei loro titoli originari nella loro prima variante pubblicata. È la definizione stessa di “early poetry” a risultare logo irish club - 2a versioneinappropriata in un lavoro che, a partire dalla prima poetry collection Crossways “brings him up to Michael Robartes and the Dancer (1921) – which is pushing ‘early’ too far, Yeats being fifty-six in that year” (recensione di A. N. JEFFARES, 1976; in The Sewanee Review, 84:1, p. 160).

Oltre a tali considerazioni preliminari, Murphy dimostra di non apprezzare, al contrario di altri studiosi quali Allen Grossman, Steven Putzel ed Harold Bloom, un’opera del calibro di The Wind Among the Reeds. Quest’ultima viene banalmente relegata entro un’aura pessimista, tipica della matrice decadente, che pare evocata come suo esclusivo debito: “thematically, THE WIND AMONG THE REEDS is both an intensification of what has preceded it and a cataclysmic turning aside from the steady thematic progression of CROSSWAYS and THE ROSE […]. This is Yeats’s most decadent poetry, for it represents a collapse into destructive vision and a witheringwind among the reeds away from the firm resolution that has gone before it” (pp. 65-66).

Anche The Wind Among the Reeds è sbrigativamente inserita entro la categoria cronologica di “early poetry”; …

[il resto dell’articolo è reperibile cliccando qui.  © Riproduzione riservata, 2015]

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