Shakespeare e il pianismo schumanniano: la Novelette op. 21 n. 3 (1838)

Il saggiatore musicale

Enrico Reggiani (Università Cattolica del Sacro Cuore – Milano), relazione libera presentata al XIX Colloquio di musicologia del “Saggiatore Musicale”, Bologna, 20-22 novembre 2015

William Shakespeare è ovunque nella musica, da sempre. Il Bardo di Stratford-upon-Avon non conosce confini linguistici e culturali. Potevano mancare compositori e musicisti d’ogni tempo e d’ogni dove nella schiera di appassionati shakespeariani per vocazione? Naturalmente no: anzi, sono legione innumerevole e possono spesso vantare meriti cultural-musicali di assoluto prestigio. Tra il diciottesimo ed il ventesimo secolo, ad esempio, la presenza del Bardo di Stratford-on-Avon nella cultura musicale europea si è manifestata costantemente e secondo le più diverse modalità, robert_schumann2010siano esse dirette (cioè attraverso innumerevoli composizioni musicali nei più svariati generi che traggono ispirazione dalla sua opera e la elaborano creativamente) o indirette (cioè promuovendo Shakespeare a modello di riferimento non soltanto sul piano musicale e compositivo, ma più ampiamente su quello antropologico, esistenziale, estetico, culturale, ecc, e “traducendone la lezione“ in pensiero musicale, prassi creativa e riflessione critica).

Sul primo versante, possono valere come esempi Berlioz, per il quale, secondo Theodore Child, “il Bardo fu causa di felicità e di sventura, ispiratore di fatiche musicali e del più grande dramma della sua vita”; Wagner, che, in una lettera all’amica Eliza Wille del 1864, scrive di ricordare “un sogno della mia giovinezza in cui mi apparve Shakespeare vivo e in carne e ossa”; i compositori slavi, che, nella seconda metà dell’ottocento, trovarono nelle nuove traduzioni shakespeariane nelle loro lingue energia compositiva per esprimere le loro aspirazioni nazionali; Britten, la cui raffinata competenza letteraria seppe trasformare la materia shakespeariana grazie a una genialità compositiva altrettanto preziosa. Sul secondo versante, come non ricordare che al monumento Shakespeare furono accostati elogiativamente alcuni giganti dell’esperienza musicale occidentale quali Händel (da Anton Friedrich Justus Thibaut, Georg Gottfried Gervinus e Samuel Butler), Haydn (da Karl Ludwig Junker) e Beethoven (da E. T. A. Hoffman e lo stesso Richard Wagner)?220px-Shakespeare_Portrait_Comparisons_2

Pur in misura assai ridotta dal punto di vista quantitativo, anche il pianoforte ha coltivato una propria ispirazione shakespeariana grazie all’impegno creativo di alcuni dei suoi più grandi interpreti compositivi e culturali: Beethoven, Schumann, Liszt (per interposta trascrizione), Grieg, Smetana, Debussy, Prokofiev. Oltre a tracciare un breve excursus sull’evoluzione di tale filone pianistico, il presente contributo si propone di esaminare la shakespeariana Novelette op. 21 n. 3 di Robert Schumann (1838) secondo gli assunti teorici, analitici ed ermeneutici della “cultural musicology” e nella cornice del doppio anniversario shakespeariano (2014 e 2016) – per non parlare della ricorrenza nel 2016 dei 160 anni dalla morte del compositore di Zwickau.

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3 thoughts on “Shakespeare e il pianismo schumanniano: la Novelette op. 21 n. 3 (1838)

  1. Caro Enrico, Non ho fatto in tempo a ringraziare te e le tue studiose per ‘Million Dollar Yeats’ che mi mandi un altro, stimolante regalo su musica e Shakespeare. Come è vero che non di solo pane si vive, ma anche del giusto food for thought, che tu liberalmente elargisci, e insegni a trovare.
    Un grazie speciale, in questi giorni post 13 novembre.
    A presto,
    Carlo

  2. ricevo da Geraldina Colombo e pubblico volentieri: “Inserendomi nella conversazione, e associandomi a mia volta ai ringraziamenti al Professore, esprimo inoltre gratitudine sia al Sig. Carlo che al Sig. Gianluigi, e, con loro, a tutte le altre persone intervenute, per la presenza e partecipazione alla piacevole e vivace conversazione”.

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