“Million Dollar Yeats”. Cammei yeatsiani a Hollywood

Enrico Reggiani e Geraldina Colombo  (Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano)

Bistrò del Tempo Ritrovato, via Foppa 4, Milano

lunedì 16 novembre 2015, ore 18.30yeats2015 bianco

Cosa succede quando la poesia di Yeats incontra Hollywood? Nel corso della conversazione cercheremo di ragionare sulle modalità in cui il cinema made in the USA ha riletto, a cavallo fra gli anni Ottanta e i primi anni Duemila, alcuni celebri versi yeatsiani, contribuendo a mantenere viva la produzione e la ricezione del Nobel irlandese nella cultura popolare A. I.internazionale nel corso dei decenni.

Il raffronto fra i film considerati e i riferimenti poetici a Yeats in essi presenti, in particolare, metterà in evidenza un aspetto fondamentale, condiviso dalla maggioranza delle pellicole considerate. Vedremo, infatti, che le citazioni poetiche proverranno, principalmente, dal “primo” Yeats, lo Yeats più romanticamente connotato, lo Yeats che ci riporterà nella dimensione fatata de “The Stolen Child”, menzionato in A.I. (2001, regia di S. Spielberg) o in quella escapista tutta irlandese de “The Lake Isle of Innisfree”, menzionato inmillion Million Dollar Baby (2004, regia di Clint Eastwood), o, ancora, in quella sentimentalmente malinconica de “He Wishes for the Cloths of Heaven”.

Quest’ultimo testo, peraltro, sarà presente in due film, 84 Charing Cross Road (1987, regia di David Hugh Jones) ed Equilibrium (2002, regia di Kurt Wimmer). In entrambi esso definirà un’associazione con la dimensione altra dei sogni: sogni d’amore, nel primo caso, o sogni di evasione emotivo-immaginifica nel secondo. Il grande schermo, tuttavia, presterà attenzione anche allo Yeats “maturo”, che abbandona i toni languido-nostalgici della wall streetgioventù, spiccatamente evocativi dal punto di vista simbolico, per approdare a tematiche storicamente e politicamente rilevanti, connotate da un registro stilistico conciso e concreto, evidente ne “The Second Coming”, citato in Wall Street (1987, regia di Oliver Stone).

Il testo cinematografico, dunque, si porrà in continuità con il testo poetico di partenza: le varie trasposizioni sul grande schermo dei segmenti poetici analizzati dimostreranno, cioè, di saper cogliere e rappresentare nel suo complesso la cifra poetico-stilistica yeatsiana, in cui una romantica, decadente sensualità convive con un realismo preciso e diretto.

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