William Garbutt, “padre del calcio italiano”. Note a margine di due libri recenti

Caterina Allais (dottoranda di ricerca, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano)football and literature

Paul Edgerton, William Garbutt. The Father of Italian Football. Sportsbook: Cheltenham 2009, pp. 216

Paul Edgerton, William Garbutt. Il padre del calcio italiano. Castelvecchi: Roma 2012.

Se qualche anno fa mi avessero chiesto di leggere un libro sulla vita di un calciatore, l’avrei fatto solo dietro lauti compensi (!), essendo completamente estranea al mondo del pallone. Nella vita però gli incontri possono cambiare la nostra prospettiva e aprirci nuovi orizzonti e così, quando per motivi di studio mi sono recata a Birmingham proprio all’epoca dei Mondiali di calcio, è stato Mr Edgerton, stimato direttore della residenza presso cui alloggiavo, a introdurmi nel mondo del football.

L’incontro con lui è stato per certi versi epifanico, visto che dietro la parvenza di perfetto impiegato “alla Bartleby”, ho scoperto un appassionato tifoso di calcio, con una laurea in giornalismo alle spalle e nel cassetto un libro sulla vita di William Garbutt, “padre del calcio italiano”. Ripercorrendo la piccola storia del primo allenatore professionista del campionato italiano con tanto di resoconti dettagliati delle partite giocate dalle sue squadre, viene tratteggiata con dovizia di particolari anche la grande Storia dell’Europa, dalla Prima guerra mondiale alla Liberazione, dove gli eventi che hanno interessato la vita del nostro paese sono narrati con gli occhi di un inglese italofilo. garbutt inglese

Mr Garbutt, che nel 1912 a 29 anni dovette abbandonare la carriera da calciatore per un grave infortunio, trovò in Italia una seconda patria ricoprendo il ruolo di allenatore, inizialmente per il Genoa Cricket and Football Club, fondato dagli inglesi alla fine del XIX secolo, in seguito per altre squadre italiane (la Roma, il Napoli e il Milan) e straniere (l’Atletico Bilbao), per poi rientrare al Genoa concludendo la gloriosa carriera nel 1948.

Non a caso fu proprio con l’arrivo di Garbutt che l’allenatore in Italia cominciò a essere indicato col termine inglese Mister. Tre filoni percorrono il libro intrecciandosi tra loro in modo armonico: le vicende calcistiche; la storia politica italiana; la vita privata della famiglia Garbutt, inizialmente composta da William, dalla moglie Anna e dal figlio Stuart. Così, mentre l’epopea fascista funge da sfondo alle partite del campionato, i Garbutt accolgono in famiglia Maria Concetta, una bambina orfana di madre, conosciuta nel loro soggiorno a Bagnoli Irpino durante la stagione di William al Napoli. Maria sarà una presenza costante e discreta nella vita dei Garbutt, aiutandoli a più riprese. Seguendo le orme del padre che era partito volontario allo scoppio della prima Guerra mondiale, Stuart, infatti, si arruolò nelle file della seconda Guerra mondiale; mentre Garbutt junior scelse la via del rientro in patria, William e sua moglie decisero di rimanere nel Bel paese, nonostante le alterne vicende politiche. Quando nel 1940 la Gran Bretagna dichiarò guerra all’Italia, William venne considerato ospite sgradito e, internato per breve tempo, fu poi condotto con la moglie ad Acerno, un piccolo villaggio non lontano da Napoli, dove dopo poco tempo li raggiunse anche Maria Concetta. In seguito il trio fu trasferito a Orsogna, vicino a Chieti, prima di riparare a Imola, dove il 13 Maggio del 1944 Anna garbutt italianotrovò la morte per lo scoppio di una bomba sganciata dagli alleati.

Il libro si conclude con il rientro in patria di William, accompagnato da Maria, che lo accudì amorevolmente fino alla sua morte, sopraggiunta nel 1964. L’autore riporta alla fine i necrologi sull’unforgettable Mister pubblicati sui giornali italiani, mentre nell’introduzione si dispiace che il mondo del calcio professionistico britannico abbia ignorato e continui a ignorare una figura del suo calibro.

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