Il Grande Celtico: Yeats nel 150° anniversario della sua nascita

arensAngela Bosetto, LArena.it, 16 giugno 2015

Il poeta è considerato il principale esponente del Rinascimento letterario irlandese e le sue liriche continuano a rapire il cuore e l’animo dei lettori.

Il 150° anniversario di William Butler Yeats è appena trascorso (13 giugno), ma in Irlanda tutto il 2015 sarà dedicato alla celebrazione del sommo poeta a cui nel 1923 venne assegnato il Premio Nobel per aver dato «espressione allo spirito di un’intera nazione». Infatti Yeats (nato a Sandymount, nella contea di Dublino, il 13 giugno 1865 e morto in Francia il 28 gennaio 1939) è ritenuto il massimo fautore del Rinascimento letterario irlandese, un movimento al quale si votò in toto con la poesia, la saggistica, il teatro (che considerava fondamentale nella creazione di un’identità culturale nazionale) e la riscoperta della mitologia celtica (mise per iscritto i miti e le fiabe popolari, garantendo così loro il passaggio alla modernità). Il fervente patriottismo politico, sociale e spirituale di Yeats, però, fa sorgere due domande. La prima: come viene recepito in Italia dagli appassionati di poesia e letteratura anglo irlandese? Secondo Enrico Reggiani (autore del volume The Compl(i)mentary Dream, yeats2015 biancoperhaps. Saggi su W. B. Yeats e socio dell’International Yeats Society), la concezione che gli italiani hanno di Yeats è spaccata in due, poiché «i filomodernisti (la maggioranza più numerosa, anche dal punto di vista giornalistico) finiscono sempre per prediligere lo Yeats novecentesco a discapito di quello vittoriano, coltivato invece da pochi adepti». Invece la seconda domanda, tanto provocatoria quanto frequente se si parla dei grandi autori del passato, è: perché oggi un italiano dovrebbe leggere le opere di Yeats? Escludendo la risposta scontata («È un classico»), il primo motivo riguarda il gusto personale. Se si amano la mitologia e la cultura celtica non si può non amare Yeats. Le sue opere giovanili (come la raccolta poetica I vagabondaggi di Oisin, 1889, il dramma La contessa Kathleen, 1892, o i volumi di fiabe pubblicati tra il 1888 il 1890) sono un’immersione evocativa in quel mondo Yeats as king gollperduto, romantico e leggendario. Nonostante il folklore gaelico e la simbologia mistica pervadano l’intera produzione dell’autore, limitarsi solo all’Ottocento sarebbe riduttivo, perché Yeats e qui scatta il secondo movente, quello storico è stato anche un osservatore della genesi politica e sociale d’inizio Novecento che guardava all’avvento della modernità con occhio quasi nietzschiano. Basta pensare alla poesia La seconda venuta (citata anche da Stephen King nel romanzo post-apocalittico L’ombra dello scorpione, 1978), che profetizza l’avvento dei nazionalismi che avrebbero portato alla seconda guerra mondiale subito dopo la fine della prima.Il terzo motivo è di natura emotiva: le liriche di Yeats sono ancora in grado di rapire il cuore e l’animo di ogni lettore con le loro raffinate atmosfere oniriche e, al tempo stesso lucidissime. Basta sfogliare una qualunque delle sue raccolte (Nei sette boschi, 1904, Responsabilità, 1914, I cigni selvatici a Coole, 1917, La torre, 1928, La scala a chiocciola e altre poesie, 1933, Luna piena di marzo, 1935) per avere voglia di mettersi uno zaino sulle spalle e girare l’Irlanda alla ricerca dei luoghi che ispirarono i suoi componimenti, da Thoor Ballylee (l’antica torre vicino a Gort da lui acquistata) alla città di Sligo, «la terra dei desideri del cuore», dove l’autore è sepolto. E dire che dell’illuminazione poetica Yeatswest affermava, con una punta di cinismo: «Le Muse sono simili a donne che di notte escono di nascosto e si concedono a marinai sconosciuti e poi tornano a parlare di porcellane cinesi». Ma forse, più semplicemente, leggere Yeats resta l’unico modo concreto per dargli ciò che è suo e magari scoprire che il titolo di narrativa contemporanea attualmente più citato in Italia come frase fatta («Non è un paese per vecchi» di Cormac McCarthy, portato al cinema dai fratelli Coen) altro non è che una ripresa del verso iniziale della poesia Navigando verso Bisanzio. O apprezzare per intero L’isola del lago di Innisfree, di cui Clint Eastwood legge le prime righe a Hilary Swank nel film «Million Dollar Baby» (2004). COPYRIGHT

Si ringrazia l’Autrice per la cortese e apprezzata citazione. Angela Bosetto (Verona, 1984),sligo giornalista pubblicista, si è laureata in lettere a Trento con una tesi dedicata a Martin Scorsese. Dopo essersi diplomata presso l’Accademia nazionale delle arti cinematografiche di Bologna, ha conseguito un master in Scritture per il cinema a Gorizia. Collabora con L’Arena, Ciak e La Rivista del Cinematografo, ha preso parte al volume monografico curato da Roy Menarini La luce della scrittura. Paul Schrader critico, sceneggiatore, regista (Transmedia, 2009) ed è autrice del saggio Sette passi nel terrore. Edgar Allan Poe secondo Roger Corman (Perosini, 2011). Il pezzo di Angela Bosetto è uscito anche su Bresciaoggi.it.

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