L'”early Yeats” e la conoscenza poetica secondo Allen R. Grossman

Gaia Cianci (dottore di ricerca, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano; tutor: Prof. Enrico Reggiani)

Lo studio di Allen R. Grossman Poetic Knowledge in the Early Yeats. A Study of The Wind Among the Reeds (Charlottesville, University Press of Virginia, 1969, pp. 240) esplora il percorso di maturazione artistica di William Butler Yeats che portò alla pubblicazione della raccolta poetica The Wind Among the Reeds, considerata il culmyeats2015 biancoine dell’addestramento stilistico del poeta. Il problema fondamentale nel periodo che vide l’elaborazione e, in un secondo momento, la pubblicazione del macrotesto, era la ricerca di una modalità attraverso il quale conferire unità al complesso eterogeneo dell’eredità culturale di riferimento. A tal proposito, Grossman segnala come tale periodo sia servito quale percorso di consapevolezza di una necessità di trovare equilibrio tra l’esperienza soggettiva di Yeats e la tradizione culturale europea, con i suoi modelli di riferimento diversi e, in apparenza, inconciliabili.

A partire da questo proposito, Grossman inizia a sviluppare la sua tesi considerando le diverse war1manifestazioni stilistiche ravvisabili nel testo oggetto d’esame, individuando, innanzi tutto, i “two basic styles” (p. 5), ovvero lo stile “nazionalista” – ancora fortemente influenzato dalla poetica di Samuel Ferguson e spesso associato all’ambiente cattolico – e, dall’altro lato, l’emergere del Celtic movement che, nonostante l’interesse esclusivo per l’Irlanda ed i temi ad essa connessi, risentiva dell’eredità post-romantica continentale ed era, dunque, più conforme all’intento yeatsiano di unity of culture e di complementarietà di diverse tradizioni. Ai due “basic styles” si aggiungevano, infatti, quale bagaglio culturale del poeta, una pluralità di influenze che nessuna poetry collection mostra meglio di The Wind Among the Reeds.

war2    Tuttavia, nonostante le premesse di Grossman fin qui abbozzate possano costituire un’utile – seppure alquanto rapida e, talora, semplicistica – ricognizione inerente le principali tradizioni di riferimento dell’opera yeatsiana, risulta altrettanto semplicistico il criterio utilizzato nella suddivisione dei microtesti della raccolta; tale criterio è, infatti, volto ad individuare le principali matrici stilistiche quali elemento di coerenza delle sue tre sezioni microtestuali. Questa suddivisione, inoltre, intende avvalersi del criterio di prima pubblicazione delle poesie e, dunque, delle edizioni dei testi precedenti rispetto alla versione della raccolta del 1899 e, tuttavia, Grossman cita le suddette poesie secondo quest’ultima versione, senza considerare le modifiche, talora rilevanti, subite dai testi in concomitanza della loro riunione in The Wind Among the Reeds (1899).

Dopo aver illustrato la sua suddivisione ideale, Grossman struttura i capitoli successivi della sua fatica war3soffermandosi sui simboli e sugli elementi portanti della raccolta. Anche tale obiettivo meritorio, però, risulta, in più punti poco convincente. Va riconosciuto l’ammirevole sforzo di ripercorrere alcune complesse architravi simboliche ed iconografiche: ad esempio, le diverse manifestazioni di white woman quale donna amata, Irlanda, figura materna o ultramondana e, dunque, oggetto di quest dell’io poetante di riunificazione con la propria origine, con conseguente distruzione del mondo cronotopico; la sua decisione di affidare ad un capitolo intero le possibile letture interpretative della copertina dell’edizione originale del 1899 del macrotesto; le implicazioni derivanti dalle personae poetiche e la concezione dei “moods”: tutti elementi fondamentali, questi, per risalire al complesso sistema war4 semantico del testo in esame.

Tuttavia, non sempre gli elementi di cui sopra vengono approfonditi in maniera esaustiva e pienamente comprensibile e condivisibile. I riferimenti extratestuali ai (possibili) prestiti su cui si fondono le immagini poetiche, andrebbero confrontati e sostenuti da concrete prove che testimonino il peso di un dato referente, come nel caso in cui sono menzionate fonti provenienti da testi filosofici o derivanti dalle dottrine e dai riti di iniziazione ai circoli esoterici, che mancano tuttavia di citazioni dirette di tali testi.

Oltre agli aspetti sopra segnalati, la lettura di The Wind Among the Reeds proposta da Grossman pare essere alquanto cupa e negativa, riconfermando, come osservato da altri studiosi, la caratteristica (e war5presunta) “vagueness” della produzione yeatsiana, definita, qui come in altri contributi critici di autori altri, “early”. Tale aggettivo, così come l’intera disamina di Grossman, paiono ricondurre a conclusioni più volte raggiunte e riproposte dalla critica: su tutte, l’anelito apocalittico e la scelta del sogno e dell’attesa della condizione post-mortem quale necessario criterio di ricongiungimento con l’amata e con il divino, a discapito di elementi entro i quali è possibile ravvisare la concretezza e la ricerca di conforto nell’ambito dell’esperienza terrena, di contro a quel mysterium tremendum di cui comunque si attende la manifestazione.

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