Al lavoro con Shakespeare economista

porziDaniela Fogliada, CATTOLICAnews, 3 febbraio 2015 (intervista al Prof. Enrico Reggiani)

La letteratura non è un passatempo, una cenerentola o una materia per soli (futuri) insegnanti. In un’epoca di crisi economica, occupazionale ma anche antropologica e valoriale, le opere letterarie propongono innumerevoli rappresentazioni dell’umano, modelli del mondo e chiavi di lettura della realtà quotidiana che possiamo impiegare per interpretarla nel suo multiforme manifestarsi e coglierne la radice più profonda. Ne è convinto il professor Enrico Reggiani, docente di Lingua e Letteratura inglese all’Università Cattolica, curatore di “Shakespeare economista”, un programma, giunto alla seconda edizione, di quattro conversazioni sull’insolito accostamento economia-letteratura.

Nella letteratura si manifesta infatti tutto il repertorio dell’umana esistenza. Scandagliando in modo220px-Title_page_William_Shakespeare's_First_Folio_1623[1] quasi “rivoluzionario” l’immenso patrimonio letterario di cui disponiamo, possiamo ricercare quanto la storia dell’uomo ha prodotto nei campi più disparati della sua esperienza e ci è poi stato trasmesso con le parole, attraverso lo sguardo attento e profondo dello scrittore. Una lettura di questo tipo non è un puro divertissement intellettuale per poeti e appassionati. Al contrario: può rappresentare una grande occasione per tutti coloro che, per mestiere o curiosità, arricchiscono la realtà di contributi apparentemente inconciliabili con le forme e i modelli della letteratura: manager, professionisti, amministratori, politici, per citarne solo alcuni.

logo econoliterariaProfessor Reggiani, in che modo la letteratura propone modelli interpretativi dell’esistenza? «La letteratura modula infinite rappresentazioni (culturalmente) integrate dello spazio e del tempo, popolate da persone che incarnano modelli antropologici e relazionali diversi. Saper leggere tali rappresentazioni è l’obiettivo formativo di una vita. Poche altre esperienze sono appassionanti e feconde come la lettura, che – se fedele a se stessa – impegna la totalità della persona, richiede una formazione permanente, presuppone libertà e responsabilità, aggira la mancanza di fondi ma non la paralisi del cuore o la sciatteria dell’intelligenza. Poche altre esperienze sono altrettanto antropologicamente esigenti e “costose” – per cambiar segno al ridotto senso economico-commerciale di questo aggettivo che Pietro Citati ha evocato scrivendo che “niente è meno costoso, e tanto indispensabile, come il piacere della lettura”. Poche sono altrettanto antropologicamente proficue e remunerative, se è vera un’immaginifica intuizione dello scrittore svizzero Peter Bichsel per il quale “l’atto della lettura produce di per sé unaduke.edu trasformazione fisica nel nostro corpo”».

Come tutto questo può “agire” nell’esperienza professionale? …

[il resto dell’articolo è reperibile in questo link. © Riproduzione riservata].

 

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