Yeats 2015: finalmente ci siamo!

yeats2015 biancoFinalmente ci siano! È arrivato il 2015, il 150° anniversario della nascita di William Butler Yeats (1865), che cadrà ufficialmente il 13 giugno prossimo venturo. Da questo blog, con le nostre deboli ma appassionate forze, proveremo a scriverne, a ragionarne, a segnalarne letture poetiche, rappresentazioni teatrali, nuove edizioni, saggi critici, trasposizioni musicali e cinematografiche e chi più ne avrà, più ne metterà.

Cercheremo di reperirne notizia e speriamo di riceverne notizia. Anzi, grazie a tutti coloro che collaboreranno con noi (con segnalazioni, scritti, disegni, ecc.) a rendere omaggio – nel modo culturalmente responsabile e approfondito che questo strumento informatico consente – a colui cheyeats 3 continua ad essere considerato il maggior poeta lirico del ventesimo secolo (e cosa dovremmo dire della parte di diciannovesimo che gli toccò in sorte vivere?!).

Speriamo in questo modo di contribuire a migliorarne la ricezione italiana, amatoriale e specialistica, soprattutto – si perdoni la franchezza e la presunzione – con l’auspicio di non leggere più su giornali di grande diffusione (e, dunque, di grande e spesso irresponsabile impatto popolare, ahimé) le solite sdolcinate amenità similturistiche e similculturali su Dooney Rock, Rosses Point, Elsinore House (P.P., “Sligo sulle tracce di Yeats”, Gioia, 14 gennaio 2015, p. 128), sul “fantasma che popola Dublino” (Enrico Martino, “Dubliners”, Meridiani. Irlanda, anno 21, n. 171, 2008, p. 39), sul “suono verde dei prati e dei boschi d’Irlanda” (ahimé, Angelo Branduardi, “Il poeta e il violinista”, I viaggi del Sole, anno 5, n. 8, agosto 2010, p. 34), sui “cibi di Irlanda che si sposano con i versi di Yeats” (Ilaria Simeone, “La costa (irlandese) dei poeti”, Sette. Corriere della Sera, 8 agosto 2014, p. 86)…

yeats2015 neroDunque, a presto e

dear, cling close to me; since you were gone,

My barren thoughts have chilled me to the bone.

(“Reconciliation”, The Green Helmet and Other Poems, Dundrum, Cuala Press, 1910, vv. 11-12)

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One thought on “Yeats 2015: finalmente ci siamo!

  1. «Penso all’Irlanda e al peso del dolore che la opprime.» E appoggiò adagio la testa sulla mano, e cominciò a cantare queste parole, e la sua voce aveva il suono del vento in una terra desolata.

    Il vento in una terra desolata…la verde stereotipata Irlanda viene sostituita qui da un paesaggio che assomiglia ad uno stato del cuore. Terra desolata, cuore desolato e questo ci fa sentire meno soli.
    da I RACCONTI DEL ROSSO HANRAHAN ed. Nobel – Introduzione di Luisa Pecchi (da cui questo frammento è tratto)

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