Ken Follett contro Tolkien, cosa non si fa per un pizzico di “eternità”

logo di sussidiario.netEnrico Reggiani (Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano)

ilsussidiario.net. Il Quotidiano approfondito, mercoledì 10 dicembre 2012

   Cosa non si fa per lanciare una propria fatica letteraria sul mercato editoriale internazionale… Persino un pezzo da novanta come Ken Follett, scrittore gallese (1949-) dai monumentali successi commerciali, può adottare strategie di basso profilo letterario e culturale per pubblicizzare il suo Edge of Eternity, terzo volume della Century Trilogy, pubblicato nel 2014 sia in inglese, sia nella versione italiana di Mondadori. Da segnalare en passant come la debole titolazione di quest’ultima (I giorni dell’eternità) smarrisca – al pari del titolo dell’edizione tedesca (Kinder der Freiheit) – il prezioso senso “liminale” di edge (ciglio, limite), reso invece più rispettosamente in quella francese con portes, spagnola con umbral, portoghese con limiar, svedese con Rand.

   Follett, infatti, non ha trovato di meglio che concentrare le sue energie polemiche ed i suoi strali220px-Ken_Follett_-_Credit_-_Barbara_Follett[1] contro J. R. R. Tolkien (1892-1973) in un’intervista al New York Times del 4 settembre 2014, ripresa in Italia dal settimanale Io Donna del Corriere della Sera del 13 settembre. Alla domanda culturalmente non irresistibile) “c’è qualche tipo di libro [sic!] dal quale, come lettore e come scrittore, lei cerca di tenersi lontano?”, questa la riposta dell’ispiratissimo Ken: “non riesco proprio a leggere il whimsical (“bizzarro”) genere fantasy. Non ho mai letto Tolkien per intero. Se non ci sono regole e qualunque cosa può accadere, dov’è la suspense? Odio gli elfi”.

   Non è la prima volta che Follett si esibisce nel tiro all’autore del Signore degli Anelli, il quale, come scrisse Mark Lawson sul Gardian nel 2007, gli ha spesso sottratto in passato il primato delle saghe letterarie più lette nelle classifiche editoriali in Inghilterra e altrove. In ogni caso, la sua puntuta osservazione non ha mancato di innescare reazioni adeguate nelle schiere del popolo di twitter innescando sagaci ed indispettiti cinguettii: ad esempio, “se KF pensa che la fantasy fiction non ha regole, è evidente che non l’ha mai letta” (Matthew Kressel); passando per “con tutto il rispetto per KF, o usa male l’aggettivo whimsical o fraintende Tolkien ed il fantastico. Oppure entrambi” (Guy Gavriel Kay, pluripremiato scrittore canadese di fantasy); fino al definitivo “ho letto un paio di220px-Tolkien's_Plough_and_Harrow_blue_plaque[1] romanzi bizzarri di Ken: preferisco quelli di Frodo [Baggins]” (Blair Falconer).  

   Ora, al di là di quanto si può concepire e formulare nei 140 caratteri di twitter, ci sono almeno tre questioni di più ampio respiro tolkieniano che varrebbe la pena affrontare per disinnescare la giornalistica superficialità dell’approccio con cui lo scrittore gallese accosta la narrativa del professore di Oxford – la cui concezione letteraria potrebbe essere riassunta… [il resto dell’articolo è reperibile cliccando qui.  © Riproduzione riservata]

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3 thoughts on “Ken Follett contro Tolkien, cosa non si fa per un pizzico di “eternità”

  1. Caro professor Reggiani,de gustibus non disputandum est. Si tratta di un opinione personale che molti condividono.Certamente la domanda è stata posta male ma non si può negare che una continua riproposizione dell’universo tolkieniano in tutte le salse abbia stancato buona parte del pubblico. Cordiali saluti. Giulio Pellizzari

    • Certo, caro Giulio, e grazie per il tuo commento. Tuttavia, il mio intento non era una sterile celebrazione agiografica di Tolkien: era un invito a porsi l’obiettivo di saper distinguere se ciò che legittimamente definisci “una continua riproposizione dell’universo tolkieniano in tutte le salse” (e ne hai ben donde) corrisponde effettivamente all'”universo tolkeniano” (con le sue delizie e le sue croci, s’intende) oppure rappresenta un ennesimo sacrificio sull’altare della banalizzazione d’ogni cosa (in primis culturale e letteraria) a cui questi nostri tempi di miserie e nobiltà (per limitarci a quelle letterarie e culturali) spesso ci incatenano. Insomma, in soldoni: anche in questo campo cerchiamo di “allargare la ragione”, di “non [conformarci] alla mentalità di questo secolo” e di [trasformarci] rinnovando la vostra mente”. Chissà dove ho già sentito queste raccomandazioni… Buon Natale e felicissimo 2015.

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