Alla ricerca di Shakespeare

duke.eduQuattrocentocinquant’anni fa, il 23 aprile 1564, la nascita del Bardo. Cominciano due anni di celebrazioni che culmineranno nel 2016

Enrico Reggiani (Università Cattolica del Sacro Cuore – Milano), L’Osservatore Romano, a. 154, n. 92, martedi-mercoledi 22-23 aprile 2014, p. 4

 

Shakespeare è sempre sulla bocca di tutti, spesso (ma non sempre) a proposito e con una fantasmagorica creatività. In tempi recenti, un giornalista lo ha iscritto all’Ordine ad honorem, definendolo “un grande giornalista di cinque secoli fa” (Lanfranco Pace, 2007); uno storico ne ha riecheggiato l’innominabile Macbeth quando ha scritto che “l’Europa vive con la sua ombra di Banquo” (Ernesto Galli della Loggia, 2007); un Presidente della Repubblica ha220px-Title_page_William_Shakespeare's_First_Folio_1623[1] confessato di aver fatto “il matto per poter dire la verità, come il fool del teatro shakespeariano” (Francesco Cossiga, 2009); un parlamentare ha solennemente dichiarato Io voto Shakespeare, coscienza perduta della politica (Marco Follini, Marsilio, 2012); un costituzionalista ha manipolato Amleto scrivendo che “la politica è il regno di Amleto, è un rompicapo dove manca la risposta” (Michele Ainis, 2013).

In quest’ultima decade di aprile Shakespeare è persino più mediaticamente visibile del solito e ancora più legittimamente. Ciò non soltanto perché siamo prossimi al suo genetliaco, ma soprattutto perché, proprio in questi giorni del 2014, ricorre anche il primo dei due anniversari shakespeariani – quello dei quattrocentocinquanta anni dalla nascita (1564) – che imperverseranno tra l’anno in corso ed il 2016, quando verranno invece festeggiati i quattrocento dalla sua morte (1616). Non sorprende, pertanto, che, pur nascondendosi tra le maglie dell’internetico world wide web, qualcuno cominci audacemente a domandarsi se così non potremmo persino finire per annoiarci del Bardo. Sempre ammesso che, con il consueto e prevedibilissimo tempismo, dall’infaticabile lavorio di chi lo scruta indefessamente in ogni sua remota piega, non logo-econoliteraria[1]emerga qualche (reale o presunto) terremoto biocronologico, in grado di offrire una boccata d’ossigeno al tradizionale ed istituzionalizzato marketing shakespeariano (sia esso editoriale, turistico, accademico, ecc.).

   Si sa che “l’occasione fa l’uomo ladro”, con esiti impropri e abborracciati purchessia – magari, come accade in questi giorni a Milano, giustapponendo a teatro economisti e attori, in mezzo ai quali dell’aura (come direbbe forse Walter Benjamin) del Bardo non si scorge neppure l’ombra. Rispetto a queste copie spesso culturalmente sbiadite, meglio alcuni rinomati originali (soprattutto tra i cosiddetti literary economists d’ogni tempo), …

[il resto dell’articolo è reperibile in questo pdf scaricabile a p. 4. © Riproduzione riservata].

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