Dall’Eroica di Beethoven a Ein Heldenleben di Strauss: note cultural-musicali

Francesco Marzanoworkshop e Francesca Rigato, corsisti del Workshop di analisi cultural-musicale sulla forma-sonata (tenuto dal Prof. Enrico Reggiani), a margine del 17° concerto della stagione 2013-2014 de La Verdi

La figura dell’eroe percorre come un fil rouge la letteratura musicale dal XVII al XX secolo: mutevole, proteiforme e dinamico, l’Eroe respira i cambiamenti della storia, si adegua sensibilmente a ogni novità culturale, rispecchia il suo tempo. E allo stesso modo, l’opera, la sinfonia o il poema sinfonico che lo ospitano si piegano a illustrarne fedelmente la natura.

Due titoli imprescindibili sono la Terza sinfonia di Beethoven, detta “Eroica” e il poema sinfonico “Ein Heldenleben” (Vita d’eroe) di Richard Strauss.

Quasi un secolo li separa: la prima, “composta per festeggiare il sovvenire di un grand’Uomo” (e non più250px-Eroica_Beethoven_title[1] specificamente Napoleone, a seguito della delusione del compositore per l’incoronazione di Bonaparte), vide la luce tra il 1803 e il 1804 e fu eseguita dapprima privatamente per il principe Lobkowitz, patrono del compositore di Bonn, poi pubblicamente a Vienna il 7 aprile 1805.

“Ein Heldenleben”, fu invece completato nel 1898; Strauss sentiva l’esigenza di “appagare l’urgentissima necessità di eroismo” della sua epoca, a cui non bastava la sinfonia di Beethoven, “così poco amata” horn.strauss.einheldenleben[1]dai direttori contemporanei di Strauss. Scrisse dunque un “enorme poema sinfonico”, per un vasto organico che comprende otto corni (particolarmente adatti secondo il compositore ad esprimere l’eroismo), articolato in sei sezioni (L’eroe – Gli avversari dell’eroe – La compagna dell’eroe – L’eroe in battaglia – Le opere di pace dell’eroe – Il ritiro dell’eroe da questo mondo e il suo compimento).

Accomunati dal soggetto e dalla tonalità d’impianto (Mi bemolle maggiore), i due capolavori si collocano alle estremità opposte del XIX secolo: da una parte c’è Hegel, dall’altra Nietzsche, da una parte dei gruppi tematici ben220px-Beethoven_3 individuabili e “cantabili”, dall’altra la complessità di temi articolati e sfuggenti. Inoltre, se dell’eroe beethoveniano si celebrano i funerali nello struggente secondo movimento (Marcia funebre), l’eroe straussiano forse non muore, se il suo percorso è astratto e ideale più che storico e il suo “Vollendung” finale può intendersi come ascesa più che morte. Nei secoli l’eroe ha mutato la sua stessa matrice ideologica: se l’eroe di Händel era un ideale, astratto e non esistente in natura, tanto da venir rappresentato in scena dal castrato, l’eroe di Beethoven si fa uomo. Il passo ulteriore è compiuto dall’eroe di Strauss: Übermensch, Superuomo.

Beethoven-SJSUPer quanto distante da Strauss, la Terza sinfonia di Beethoven può essere a buon diritto considerata come capofila di una nuova stagione musicale, piuttosto che come punto conclusivo del Classicismo. Il musicologo Paul Baker sostiene che con questa Sinfonia inizia una “nuova era”. Prova ne è il fatto che la reazione dei critici alla prima del 1805 fu di perplessità, o meglio confusione: legati a categorie interpretative classiche (che permettevano loro di inquadrare perfettamente le sinfonie dei contemporanei Franz Danzi o Ignaz Pleyel), non si ritrovarono dinnanzi a Beethoven. La Terza è un unicum per una serie di scelte compositive…

[il resto dell’articolo è reperibile in questo pdf scaricabile. © Riproduzione riservata].

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