Il denaro in letteratura

il sole 24 ore domenicaleFabrizio GalimbertiIl Sole 24 ore / Domenicale, 12 gennaio 2014

[recensione di Enrico Reggiani, BEAU IDEAL ? HARRIET MARTINEAU E IL CAPITALIST IN “A MANCHESTER STRIKE”, 2012, 204 pp., Euro 12]

   Economia e letteratura: un binomio complesso di cui è difficile definire i confini sfuggenti. Una intrigante descrizione ne ha dato il sociologo della letteratura Lucien Goldmann, che si è avventurato a definire la «forme romanesque» come «la trasposizione sul piano letterario della vita quotidiana nella società individualista nata dalla produzione per il mercato», rendendo addirittura la forma letteraria del romanzo una costola dell’organizzazione capitalistica dell’economia. Un accostamento che puòcopertina martineau essere legittimo solo nel senso allargato di una «lotta per l’esistenza» che si svolge in un mondo in cui ogni vita, anche la più mistica, si dipana nella cornice di un adeguamento fra fini e mezzi.

   Questa citazione di Goldmann è riportata nella bella analisi critica che Enrico Reggiani (insegna Letteratura inglese alla Cattolica) ha fatto di un testo poco noto: A Manchester Strike, di Harriet Martineau, una scrittrice e sociologa inglese del secolo scorso (Anthony Giddens l’ha definita «una fondatrice negletta della sociologia»), che non si peritò di mettere i piedi nel piatto di «economia e letteratura» con una serie di racconti – le «Illustrations of Political Economy» di cui A Manchester Strike è uno dei tanti – che perseguivano un fine originale: spiegare i concetti economici attraverso un racconto, piegare il romanzo a fini divulgativi, far scaturire da lotte, gioie e dolori una «lezione di economia», manchestersenza calcare la mano sulle spiegazioni e lasciando che siano i fatti e i personaggi a «insegnare».

   Quando la Martineau andava pubblicando le «Illustrations…», poco più che trentenne (uscirono fra il 1832 e il 1834), la società vittoriana non apprezzava le donne scrittrici: basti pensare a Mary Anne Evans, che pubblicò i suoi libri sotto lo pseudonimo di George Eliot per farsi prendere sul serio (e George Eliot, affermando la sua facciata maschile, disse di Harriet – ricorda Reggiani – che era «la sola donna inglese che possedesse veramente l’arte dello scrivere»). … [il resto della recensione è reperibile cliccando qui.  © Riproduzione riservata]

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