“The master-chord of Joy”. Note di sala sulla Nona di Beethoven

Beethoven che dirige“Un cupo silenzio gli sembra regnare: quand’ecco! / Un tocco, al quale si gira! Il pubblico, / Vasto, stipato, incalcolabile, si alza davanti a lui! / Non ode il fragoroso scroscio del suo applauso, / Ne vede il tumulto della gioia oceanica, / l’assordante esultanza, gli occhi eloquenti, / e gemme abbaglianti, fazzoletti sventolati e piedi impazienti! / E così, allora, il solitario maestro percepisce / l’abbraccio accorato dell’infinito mondo dell’uomo, / e si inchina rallegrandosi di non essere solo”.

In questa inedita traduzione italiana di alcuni versi del poeta inglese Roden Noel (1834-1894) si respira lo struggente miracolo di quel 7 maggio 1824 a Vienna, in cui il mondo intero ricevette in dono laroden noel prima esecuzione della Nona Sinfonia. Il famoso episodio del compositore che dirige la sua orchestra interiore e non governa quella in carne e ossa di fronte a lui, benché con ogni probabilità storicamente infondato in questi termini letterali, sintetizza compiutamente la straordinaria forza simbolica di quell’evento. Come ha acutamente scritto Paul J. Horsley nel 2010, “ormai quasi del tutto sordo in quegli anni, Beethoven si ritrovò sempre più affrancato dai limiti del mondo sonoro” reale e culturale del suo tempo: “ciò potrebbe aver dato origine a questa musica sorprendente ed innovativa che mise a dura prova i limiti dell’umana comprensione”.

È proprio volto verso l’esperienza di una simile musica l’invito che inaugura il testo poetico intonato dal baritono nello straordinario quarto movimento di questa Sinfonia beethoveniana: “O amici, non questi suoni! / Intoniamone walter riezler, Beethoveninvece di più piacevoli e gioiosi”. Questi versi, aggiunti dal compositore ed estranei all’originario inno Alla Gioia” (1785) di Friedrich Schiller (1759-1805) elaborato musicalmente nel resto del movimento, hanno un esplicito carattere programmatico dal punto di vista compositivo. Così ne scrive il musicologo Walter Riezler (1878-1965) in una delle colonne portanti degli studi beethoveniani (il suo mitico saggio del 1936, poi tradotto e pubblicato in Italia da Rusconi nel 1977, tecnicamente esigente e non di rado culturalmente illuminante per i lettori): “durante il lavoro preparatorio, gli venne l’idea di premettere un recitativo che doveva cominciare così: ‘Oggi è un giorno solenne […], sia festeggiato col canto […]’, per poi presentare i temi principali dei primi tre movimenti e salutare infine il primo accenno della melodia della gioia con le parole: ‘Ah, è questo! L’abbiamo trovato, amici […]’, in cui le note sono già quasi le stesse che appariranno nel recitativo dei contrabbassi”.

I “suoni più piacevoli e gioiosi”, “trovati” dal genio del compositore di Bonn nella  configurazione definitivaNinth_Symphony_original[1] dell’ultimo tempo, sono una vera e propria meraviglia sinfonica, cioè – etimologicamente – un risuonare insieme dell’umano, per esprimere il quale, sempre secondo Riezler (con la sua caratteristica e non sempre giustificata propensione interpretativa per la musica assoluta), “Beethoven non ha bisogno della parola, per essere chiaro. Quello che importa non è che ‘una voce umana si levi, con la chiara e sicura espressione della favella, sulla tempesta degli strumenti’: è tutto l’uomo, nella sua intera esistenza spirituale, non uno dei tanti che suonano strumenti, e perfino che esistono in quel momento; l’uomo che si leva e grida non all’orchestra, ma all’umanità adunata: ‘O amici, non questi suoni!’”.

schenker, beethoven's neunte   La meraviglia sinfonica del quarto movimento e dell’intero monumentale edificio compositivo della Nona non sbocciarono all’improvviso e da un progetto monolitico organicamente sviluppato senza esitazioni e mutamenti, come vorrebbe un banalizzante e semplicistico mito pseudoromantico che non di rado riaffiora. Ci vollero anni e continui ripensamenti perché gli abbozzi dei primi tre tempi trovassero compimento; perché l’iniziale Finale strumentale iniziasse la metamorfosi che ne avrebbe dischiuso la provvisoria crisalide mostrandone la definitiva identità vocale e musico-letteraria – con buona pace del gigante dell’analisi musicale Heinrich Schenker (1868-1935)

[il resto dell’articolo è reperibile in questo pdf scaricabile. Questo link porta al programma di sala completo del concerto de La Verdi. © Riproduzione riservata].

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