I Diari di Virginia Woolf al Festivaletteratura di Mantova 2013

logo Festivaletteratura 2013Laura Anelli (dottore magistrale in Lingue e Letterature Straniere, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano, a.a. 2012-2013)

Mantova, 7 settembre 2013. È nella splendida cornice della città dei Gonzaga che si tiene ogni anno, dal 1997 ormai, il Festivaletteratura, occasione di incontro per amanti della letteratura in ogni sua forma, desiderosi di approfondire le loro conoscenze, assaporare nuove tendenze e incontrare autori di un certo calibro come anche volti nuovi.

Tra le varie conferenze proposte è stata molto interessante quella sui Diari di Virginia Woolf, presentata da tre donne d’eccezione: Liliana Rampello, docente di Estetica all’Università di Bologna; Ginevra Bompiani, scrittrice, editrice e saggista nonché esperta di letteratura femminile; Bianca Tarozzi, traduttrice che vanta collaborazioni con Mondadori e Bompiani. Sotto un tendone allestito nel Cortile dell’Archivio di Stato, tra la brezza settembrina e al riparo da ogni rumore molesto, diari di VWqueste donne hanno saputo accompagnarci nel turbolento mondo interiore di una donna altrettanto d’eccezione: Virginia Woolf.

L’autrice inglese, infatti, confessò spesso alla carta i segreti più intimi della sua vita, i suoi pensieri, le sue riflessioni ma anche alcuni aneddoti familiari che ci fanno conoscere una donna dalle mille sfaccettature, complessa quanto i suoi romanzi. D’altronde, come Tarozzi ha ricordato, la Woolf era solita dire “You can’t sum up people”. La necessità della Woolf di trovare conforto nella scrittura del diario si manifestò molto presto. Le sue prime pagine risalgono a quando l’autrice era adolescente, appena tredicenne, mentre le ultime sono datate solo alcuni giorni prima del suo suicidio, avvenuto il 28 marzo 1941.

virginia woolf 2In questi scritti a lei tanto cari (quando la sua casa fu bombardata durante la Seconda Guerra Mondiale, ebbe la cura di portare via con sé solamente i suoi diari e le opere di Darwin), la Woolf si interroga sulla propria vita, sul ruolo del diario, sulla carriera di scrittrice che le ha cambiato la vita, sul suo rapporto con Vita Sackville-West, con il marito Leonard e con la sorella Vanessa. Ne emerge una Woolf intima e poetica al tempo stesso, che non teme di mettersi a nudo e che lascia anche al marito la possibilità di  leggere e di scrivere sui suoi diari (occasione, tuttavia, che Leonard coglierà solo una volta). Emergono anche i segni della malattia e le sue riflessioni sulla stessa, anche se vi sono pause nella compilazione, silenzi che coincidono con i periodi crisi di cui la Woolf soffriva.

Un ulteriore filo conduttore dei diari, che Tarozzi ha tradotto per intero anni fa ma di cui solo ora è iniziata la pubblicazione, è la  ricerca continua della scrittrice per cercare di capire cosa sia la realtà, come sia possibile rappresentarla e rappresentarla al meglio, e cosa sia la vita. Domande a cui la Woolf prova a dare risposta in uno dei suoi più noti saggi, Modern Fiction poi rivisto in The Common Reader, in cui ci spiega che “Life is not a series of gig lamps symmetrically arranged; life is a luminous halo, a semi-transparent envelope surrounding us from the beginning of consciousness to the end.”virginia woolf 1

Tuttavia, da questi diari emerge anche una Woolf con un aspetto se si vuole più umano con tutto il suo snobismo, lo strano rapporto con il denaro e l’abbigliamento, il suo amore per Londra e il suo pacifismo. Emergono anche lati esilaranti del suo carattere: ad esempio, quando critica Joyce (a cui deve forse molto nella sua ricerca sulla coscienza e i moments of being ricordano sotto diversi aspetti le epiphanies joyciane) e la sua opera, che la scrittrice aveva rifiutato di pubblicare; oppure quando prende di mira la cuoca di famiglia, Nelly, con la quale ha un rapporto di amore e odio. Tra le due è una sfida continua anche perché una volta Nelly ha osato dire alla Woolf di uscire dalla sua stanza nella quale la scrittrice non aveva diritto di stare. Chiunque sia entrato in contatto almeno una volta con l’opera della Woolf sa benissimo quanto il tema della “room of one’s own”  fosse scottante per l’autrice che lo elaborò in un testo famoso. Di questo testo woolfiano, che ha spesso attirato l’attenzione degli a room of one's own 1studiosi, la scrittrice spagnola Alicia Giménez-Bartlett scrisse la parodia Una stanza tutta per gli altri  in cui le continue diatribe tra “Ginia” e Nelly, sono raccontate da parte della cuoca che dà un ritratto completamente diverso dell’autrice.

La Woolf non è impietosa solo con la sua servitù: anche dei membri dei vari ceti sociali, dal senzatetto all’esponente della upper-class, la scrittrice fa un ritratto sicuramente ironico ma anche tagliente, senza risparmiare niente a nessuno, utilizzando in modo magistrale il genere testuale del diario, il cui destinatario non dovrebbe essere altri che l’autore stesso, proiettato nel proprio futuro. Woolf sfrutta tutte le occasioni che tale genere testuale le offre, per lanciare stoccate ed esprimere opinioni, ma anche per narrare di sé e della sua vita, della realtà che la circonda da cui spesso ha attinto per i suoi romanzi. Pur nonvirginia woolf 3 avendo mai preteso che i suoi diari venissero pubblicati, la scrittrice lasciò al marito l’incarico di farne ciò che preferiva, forse intuendo che il marito li avrebbe fatti conoscere al pubblico per consentire ai lettori di scoprire non solo l’autrice e la saggista, ma anche la donna, la sua anima e la sua mente, che sono state capaci di regalarci opere dal valore incommensurabile.

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