Una voce musico-letteraria per Oscar Wilde

logo irish club - 2a versioneMelania Mauri (laureanda triennale del Prof. Enrico Reggiani, Università Cattolica del Sacro Cuore)

L’appuntamento di novembre 2012 dell’Irish Club ha riscosso un notevole successo. L’oggetto dell’incontro, condotto dal Prof. Enrico Reggiani, è stata una famosa opera di Oscar Wilde e l’interpretazione musico-letteraria che ne hanno realizzato Matteo Pennese, Claudio Chianura, Walter Prati e Claudio Marconi. Il Wilde da loro prescelto – ed, in seguito, sia rappresentato sulla scena del Teatro Arsenale, sia raccolto in un audiolibro – è il De Profundis, la lettera che il grande scrittore irlandese inviò dal carcere di Reading a Lord Alfred Douglas. Più volte, durante l’incontro, è stato sottolineato il carattere intimo dello scritto, che non fu pensato per una successiva pubblicazione e, proprio per questoaudiolibro ragione, è denso di quello che Pennese ha definito un’“oscillazione letteraria  tra filosofia e carnalità”. La particolarità dell’attualizzazione scenica proposta al Teatro Arsenale è lo stretto legame che unisce la musica di Pennese e Prati alle parole di Wilde.

   L’attenzione dei musicisti d’ogni tempo nei confronti della sua opera è ben documentata: basta citare la lettura di Salome composta da Richard Strauss. Scarsa attenzione musicale è, invece, stata rivolta alla famosa lettera wildiana. Da qui la domanda: perchè mai Pennese & Co. hanno deciso lavorare su un testo così complesso? Secondo Pennese, il lavoro è nato da un “annusamento testuale” suo e di Claudio Marconi. I due trovatosi davanti a un testo così articolato si sono trovati a fronteggiare alcune decisioni difficili. Una salta subito all’occhio: la sua lunghezza. Il testo nella sua interezza conta 50.000 parole: riprodurlo per intero avrebbe significato produrre uno spettacolo quasi interminabile per lo spettatore moderno. Sono, quindi, stati operati dei tagli da Marconi. teatro arsenaleL’attore (e traduttore della versione utilizzata sulla scena, mentre quella proposta nell’audiolibro è invece di Claudio Chianura) ha così commentato le sue scelte stilistiche: “non ho tolto blocchi di testo. Il problema è stato la sua complessità: ho asciugato ridondanze barocche e operato tagli millimetrici”.

   Per entrare nel testo wildiano è necessario amarlo e cogliere il riverbero testuale della sua anima. Nell’intenzione di Pennese & Co., in soccorso al tradizionale lettore di Wilde, è arrivata la musica che non ha voluto essere un sottofondo, come ha ricordato Pennese, ma una voce che, attraverso l’utilizzo di strumenti musicali diversi, ha dato un accentowilde - de profundis nuovo alle parole del celebre carcerato. Non si tratta solo di note, ma anche di sussurri, soffi, rumori che collegano un percorso mentale e sonoro rappresentato nello spazio scenico. Un luogo rotondo, quest’ultimo, disseminato da una serie di leggii che l’attore percorre, mentre i materiali scenico-sonori sottolineano le parole. Gli strumenti presenti sono molti: dal corno al violoncello, includendo anche musica elettronica e suoni frutto di registrazioni precedenti. Il ruolo della musica è quello di supportare con i suoi suoni, ma anche con i suoi silenzi, le parti mancanti del testo, ricomponendo l’unità di quest’opera. Questa commistione di strumenti, rumori e silenzi rende l’ambiguità del testo e del personaggio. E’ questa la figura di Wilde, che come persona ci arriva dal testo mentre parla di ciò che ama – la letteratura – e lo fa in chiave filosofica. Non utilizza astruse capriole, ma smonta la logica di fine ottocento wilde in musiclegata ai circoli letterari dell’epoca.

   Wilde non è certo un autore sconosciuto al pubblico: anzi, è stato anche recentemente riportato alla ribalta da una pellicola assai discutibile, basata sul suo celeberrimo romanzo The Picture of Dorian Gray. Eppure, molto spesso si ricorda solamente il lato “dandy” fragile e ambiguo dell’autore di Merrion Square, anche in luoghi dove bisognerebbe insegnare la completezza di un autore e dei suoi scritti. E’ quindi piacevole ritrovarsi in un bistrò alle sette di un freddo novembre a discutere di come la musica e la poesia possano ricreare quella speciale qualità artistica che è il genio proprio di Wilde.

© Riproduzione riservata

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