Wikipedia e i canoni letterari. Due traduzioni italiane di “The Necromancers” di Robert Hugh Benson

Logo-Osservatore-Romano NEWEnrico Reggiani (Università Cattolica del Sacro Cuore – Milano)

L’Osservatore Romano, a. 153, n. 14, venerdì 18 gennaio 2013, p. 4

   Alla voce 1909 novels, Wikipedia cita uno sparuto gruppetto di romanzi di narratori di varia fama: su tutti svettarobert hugh benson forse per notorietà presso il grande pubblico il non celebratissimo Martin Eden di Jack London, attorniato da opere — altrettanto poco frequentate dai lettori — di Bram Stoker, Gertrude Stein, Herbert George Wells, Pelham Grenville Wodehouse, e via dicendo. Ammesse e non concesse autorevolezza e neutralità della fonte bibliografica citata, non si può non notare l’inattendibile esiguità del numero dei titoli che vi sono riportati e, una volta ancora, la totale assenza di quella parte della produzione narrativa che è possibile riferire lato sensu a un’esperienza letteraria di matrice cattolica.

copertina de The Necromancers   Eppure, ad esempio, al fianco delle non fortunatissime fatiche creative di Wells (1866-1946), Stein (1874-1946) e London (1876-1916), non avrebbe certo sfigurato un romanzo pubblicato proprio nel 1909 da un loro coetaneo, Robert Hugh Benson (1871-1914), figlio minore dell’arcivescovo anglicano di Canterbury (Edward White Benson, 1829-1896) e sacerdote cattolico dal 1904. Si tratta di The Necromancers, apparso in quell’anno per i tipi della londinese Hutchinson, che aveva sede nelle vicinanze di St Paul’s Cathedral, e, nel 2012, riproposto simultaneamente in ben due versioni italiane dalla torinese Lindau (Gli stregoni) — dalla quale sono tratte (ove possibile) alcune delle citazionicopertina de Gli Stregoni proposte in queste brevi note — e dalla veronese Fede e Cultura (I necromanti). Quando si dice, anche in editoria, “o troppo o niente”…

   Le vicende di The Necromancers si dipanano sulla soglia del ventesimo secolo, tra una delle numerose case «assurde e fantastiche» della «ruggente» Londra (e della sua «orchestra infaticabile e disarmonica»), in cui si possono incontrare «i profeti moderni», e una di quelle abitazioni nella copertina de I Necromanticampagna di Stantons «che sembravano possedere una personalità spiccata e misteriosa, come quella di un essere umano».

   Nella prima e, più precisamente, nella «fetida tana» di un salotto londinese nei pressi di Queen’s Gate (popolata da memorie di Darwin e Huxley), sullo sfondo dell’Egyptian Hall (oggi demolita, ma alla fine del diciannovesimo secolo associata a occultismo e spiritismo), si ritrovano periodicamente…

[il resto dell’articolo è reperibile in questo pdf scaricabile a p. 4. © Riproduzione riservata].

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