Hamlet, tragedia della dialettica tra vista e udito: appunti da un Seminario

logo play the criticLaura Anelli (studentessa del corso di Laurea Magistrale in Lingue e Letterature Straniere, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano, a.a. 2012-2013)

Amleto tragedia dell’essere (d’altronde chi non conosce il tanto proverbiale “to be or not to be?”). Amleto tragedia della follia (quella simulata del protagonista e quella vera di Ofelia). Amleto tragedia della vendetta (l’ecatombe finale non è forse altro che il prodotto di un desiderio di vendetta che anima il futuro re di Danimarca come il giovane Laerte?). Ma, anche e soprattutto, Amleto tragedia dei sensi, in particolar modo della dialettica antropologica, culturale e simbolica tra Hamletvista e udito.

   È da questo presupposto che si è sviluppato l’incontro Amleto ed Ex Amleto tenutosi il 26 novembre presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, organizzato e coordinato dal prof. Enrico Reggiani nell’ambito del suo Seminario Letteratura e Musica. Un modo, questo, per approfondire uno degli aspetti meno studiati di una delle più grandi (anche per dimensioni) tragedie shakespeariane, indagando quanto il suo mondo sensoriale sia funzionale alla natura e al significato dell’opera.  

Schaubühne's Hamlet a stylistic staging of terror, insanity and loathing   Della dialettica tra udito e vista – spesso considerato il senso dominante per eccellenza (che forse soprattutto a partire dall’invenzione della stampa ha assunto un ruolo preponderante nella storia dell’umanità) – è chiaramente percepibile l’importanza in Amleto fin dall’inizio del play. Consideriamo, ad esempio, da questo punto di vista uno dei principali “protagonisti” che si incontrano nella pièce shakespeariana, ovvero il fantasma del defunto re di Danimarca: le guardie di vedetta, Orazio e Amleto lo possono vedere; Gertrude (madre di Amleto) no e quindi quando vede il figlio parlare (e su questo parlare torneremo a breve) con quello che lei riesce a percepire solo ed esclusivamente come vuoto, si convince sempre più della pazzia del protagonista. Altrettanto emblematica è, nella corte danese, la costante presenza di persone nascoste ovunque per vedere e ascoltare ciò che dovrebbe rimanere segreto, con conseguenze a volte tragiche (come per il povero Polonio). Se ci si nasconde per spiare gli altri, non ci si aspetta solo di “guardare” quello che stanno facendo, ma anche e soprattutto di “udire” quello che stanno dicendo.The ghost of Hamlet's father from Olivier's 1948 film

   Tuttavia, a ben vedere, il soundscape di Amleto non si limita a questi elementi, pure assai importanti. Molti altri vi compaiono con portata e funzioni sostanziali e dirimenti: da Orazio che chiede al fantasma di parlare perché ciò che gli si pone davanti non è interpretabile tramite il senso della vista e quindi ha bisogno di ricorrere all’udito; a uno dei momenti nella tragedia che l’hanno resa così celebre, cioè il celeberrimo teatro nel teatro in cui si invitano i signori spettatori a udire uno spettacolo; infine, ai numerosi i richiami al mondo animale e agli strumenti musicali – per tacere del fatto che il veleno assassino viene somministrato nell’orecchio… Non a caso le ultime parole di Amleto morente sono the rest is silence Come a dire, per esempio, che non solo le parole e i suoni sono importanti ma anche i silenzi possono essere pieni di significato, quale che esso possa essere…

   Insomma, in Amleto tra vista e udito si viene a creare una dialettica che è quasi inestricabile ed insolubile, forse anche perché la vista (più oggettivabile ma anche più ambigua?) è associata al mondo esterno di Amleto, mentre l’udito (piùophelia sings in Ambroise Thomas’  Hamlet intimo e per questo meno condivisibile?) finisce per essere connesso alla radice della “question”, cioè al suo rapporto con il padre. Questo potrebbe valere in parte anche per la povera Ofelia, la cui pazzia crescente si manifesta non solo attraverso le sue modalità di relazione, ma anche nelle canzoni che intona tradendo il profondo stato di depressione e follia in cui gradualmente precipita. […] [© Riproduzione riservata]

NB Altre info sull’intero Seminario qui (Università Cattolica) e qui (Teatro Franco Parenti). Queste sono le slides del Prof. Reggiani, queste quelle del Prof. Vittorini. Qui potete leggere l’ampio articolo su Herlitzka e qui la notizia del seminario pubblicati dal Corriere della Sera di lunedì 26 novembre 2012, p. 11. Qui trovate l’articolo di Benedetta Bolis apparso su CATTOLICAnews del 28 novembre 2012 e qui il pezzo di Silvia Vincenza D’Orazio che ha partecipato al laboratorio GIOVANI CRITICI ALLA RISCOSSA presso il Teatro Franco Parenti.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s