“A tongue shriller than all the music”: Shakespeare e la musica in Julius Caesar

Gaia Cianci (Università Cattolica del Sacro Cuore)

   Il ciclo di conversazioni sulla musica nelle opere di William Shakespeare, The Food of Love, curato dal Professor Reggiani presso il Bistrò del Tempo Ritrovato, ha concluso la sua stagione 2011-2012 lo scorso 7 giugno: oggetto di questo ultimo appuntamento, il Julius Caesar. Come sperimentato nel corso di questi incontri, Reggiani ha ribadito l’utilità di autointerrogarsi in merito all’attante più “musicale” dell’opera esaminata, ovvero di ipotizzare quale possa essere il personaggio che si avvale maggiormente della musica quale strumento espressivo. Prima di rispondere a tale quesito, è opportuno tratteggiare alcune considerazioni preliminari sul ruolo della musica all’interno del testo in questione.

   Rispetto ad altri plays shakespeariani, Julius Caesar non costituisce uno dei casi esemplari di consistente presenza dell’elemento musicale e non è paragonabile ad altri drammi esaminati durante questa serie di incontri al Bistrò; al contrario, tale presenza è alquanto limitata, seppure, proprio per tale ragione, risulti ancor più funzionale al discorso dei personaggi: funzionale nel veicolare il senso del tirannicidio del protagonista, visto che, per quanto ciò possa sorprendere, non è la vista ad essere eletta quale migliore ausilio di rappresentazione del cruento assassinio.

   La sfera uditiva è più volte richiamata nel play; Antony inizia il suo famoso discorso in morte di Cesare con un richiamo all’ascolto e all’attenzione della massa di persone, di una collettività con ideali politici comuni: “Friends, Romans, countrymen, lend me your ears”, esorta Antony. Analogamente, anche Brutus incita gli stessi destinatari all’ascolto, prima di affidare ad Antony la parola, affinchè essi possano comprendere, con attento orecchio, le motivazioni di interesse politico-pubblico dell’uccisione: “Be patient till the last. / Romans, countrymen, and lovers! Hear me for my / cause, and be silent, that you may hear”.

   Il rimando alla dimensione uditiva è impiegato con funzione esortativa anche per richiamare l’attenzione di un singolo destinatario, come nel momento in cui Cassius si appresta a rivelare a Brutus il complotto ai danni di Caesar:…  [il resto dell’articolo è reperibile cliccando qui.  © Riproduzione riservata]

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