Modello milionario o milionario modello? A Wilde l’ardua sentenza…

L’odierno volumetto wildiano di Racconti d’autore che accompagna il domenicale de Il Sole 24 Ore (e che forse – come gli altri della stessa meritevole collana – meriterebbe una qualche ragionevole ed ispirata introduzione) propone anche un breve testo di Oscar Wilde (The Model Millionaire. A note of admiration) sul quale è capitato allo scrivente di ragionare come segue:  

“I modelli milionari sono abbastanza rari; ma, per Giove, i milionari modello lo sono ancor di più!”. Oscar Wilde (1854-1900) conclude con un ennesimo saggio della sua abituale sagacia aforistica Il Milionario modello, che comparve prima su un numero di rivista nel 1887 e in seguito nel 1891 all’interno di un volume intitolato Lord Arthur Savile’s Crime and Other Stories, il cui indice prevedeva anche The Canterville Ghost e The Sphinx without a Secret. Proprio dalle mentite spoglie dell’incartapecorito mendicante che presta la sua opera come modello di Alan Trevor emergerà alla fine del racconto il Barone Hausberg, il milionario modello del titolo, ricco al punto di poter “comperare tutta Londra senza nemmeno intaccare il proprio capitale”: questi risolverà le difficoltà finanziarie di Hugh Erskine, permettendogli di coronare il suo sogno d’amore con l’altrimenti (finanziariamente) irraggiungibile Laura.

   Nel 1977, Adeline R. Tintner ha rintracciato un’indiscutibile analogia tra la vicenda narrata da Wilde e quella storicamente fondata che riguarda un esponente di un’illustre famiglia europea, James Mayer de Rothschild (1792-1868), appartenente al ramo francese dei Rothschild. Costui, grande appassionato d’arte, era solito frequentare gli studi dei grandi pittori. Capitò così che uno dei più prestigiosi – il famoso Eugene Delacroix, colpito dai tratti del suo volto – gli rivolse l’invito (che James, divertito, accettò prontamente) a posare per un dipinto che lo avrebbe ritratto negli abiti di un mendicante affamato e vestito di stracci. Il giorno dopo, presentatosi allo studio dell’artista, James venne accolto da un suo assistente che, impietosito dal suo aspetto, gli regalò un franco. La mattina seguente il giovane ricevette una lettera in cui gli si faceva dono di una somma in denaro pari a quella che egli aveva regalato al mendicante, con l’aggiunta degli interessi e dell’interesse composto, per un totale di 10.000 franchi”. C’è ancora qualcuno che dubita della “concretezza” degli scrittori e, in particolare, del “pragmatismo” di Oscar Wilde?

P.S. Chi volesse leggere oltre in proposito, può consultare – con pazienza e, spero, profitto… – il mio volume antologico Ec(h)onomics 4. Comunicazione letteraria, textual politics e cultura economica alle pagine 193-200, che propone – commentandoli – testi letterari in lingua inglese, scritti tra il xvi ed il xxi secolo, nei quali si manifesta creativamente la presenza della cultura economica coeva.

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