“A Singer Born”. Joyce, Yeats e la musica

Enrico Reggiani, “‘A Singer Born’. Tracce musico-letterarie in Joyce and Yeats: una ricognizione comparativa”, La Torre di Babele. Rivista di Letteratura e Linguistica (Università di Parma), n. 7 (2011), pp. 91-110

Le tracce, minuscole o monumentali, della cultura musico-letteraria d’Irlanda sono sempre state e sono tuttora straordinariamente numerose e diversificate – si tratti, ad esempio, di quelle elaborate nello scrigno prezioso delle sue tradizioni mitologiche o di quelle concepite nel tempestoso e appassionato flusso dei suoi eventi storici. Per essere adeguatamente compreso, questo corpus plurimediale, accumulato lungo i secoli e composto tanto da testi completi, quanto da riferimenti sparsi, dovrebbe essere accostato ed interpretato nella sua totalità plurimediale – ovvero senza separare la combinazione di elementi che la costituisce: da un lato, letteratura e musica; dall’altro, altri ambiti culturali tra loro differenziati (quali, ad esempio, estetica e antropologia, religione e politica, storia ed economia, psicologia ed etica) che contribuiscono sia all’identità plurimediale di quel corpus, sia alla sua (efficace) interazione plurimediale con i suoi destinatari (potenziali e reali).

Questa prospettiva interpretativa vale certamente per i seguenti campioni di esperienza musicoletteraria irlandese, organizzati in ordine cronologico intorno ad alcuni dei suoi più indimenticabili protagonisti.

Vale, in primo luogo, per gli antichi bardi irlandesi, i quali “belonged to an ancient Celtic order of minstrel-poets”, “were poets, not musicians—a fact which has not unfrequently been overlooked by writers on this subject”, e, secondo Seathrún Céitinn (un sacerdote cattolicoromano irlandese il cui nome gaelico fu anglicizzato come Geoffrey Keating, ca. 1569-1644), vivevano in un’”Irlanda arcaica”dove “their laws, their system of physic and other sciences, were poetical compositions, and set to music, which was always esteemed the most polite part of learning among them”.

Vale, in secondo luogo, per i menestrelli medievali – vere e proprie stelle della vita di corte le cui specifiche funzioni sono spesso tuttora da determinare con precisione – dotati del talento di fondere differenti testualità (verbali e musicali, autonome ma, al tempo stesso, complementari) ed eredi di quei menestrelli pre-cristiani i cui incontri con San Patrizio furono narrati da Standish Hayes O’Grady (1832-1915) nella sua Silva Gadelica.

Vale, in terzo luogo, per Thomas Moore (1779-1852), che, dopo la pubblicazione del primo volume delle sue celebrate Irish Melodies (1808), concepì anche il progetto di una “collection of political songs to Irish airs”, esplicitando un’intenzione già evidente nella sua prima e precedente fatica musico-letteraria per chi sappia individuarla al di là delle (superficialmente) conclamate apparenze delicate e sentimentalistiche.

Vale, infine, per Thomas Davis (1814-1845), la cui Preface al volume antologico The Spirit of the Nation (1845) ne esplicita programmaticamente l’intenzione di rappresentare con “a book of ballads and songs” (cioè con testi musico-letterari nella forma di “ballads and songs”) l’idea che “music is the first faculty of the Irish” – idea, questa, che non deve essere ridotta a banale celebrazione dell’arcinota musicalità irlandese o a semplice strumentalizzazione di una concezione estetica in chiave iper-nazionalistica. Al contrario, [il resto di questo ampio saggio è reperibile cliccando qui].  © Riproduzione riservata. In caso di citazione in altro testo (anche non a carattere scientifico), è obbligatoria la segnalazione della fonte bibliografica sopra indicata.

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