Morris West e “I sandali del pescatore”. Dietro le pagine di “The Shoes of the Fisherman”

Enrico Reggiani (Università Cattolica del Sacro Cuore – Milano)

“I sandali del pescatore. Dietro le pagine  di The Shoes of the Fisherman, il suo romanzo più celebre”, L’Osservatore Romano, giovedì 25 agosto 2011, p. 5

The Pope was dead (“Il Papa era morto”): così, con un efficacissimo ex abrupto, comincia la narrazione del piu famoso Vatican novel di Morris West, The Shoes of the Fisherman (1963). La pur meritevole versione italiana — pubblicata solo un anno dopo, nel 1964 — ha un po’ appiattito nel titolo il preziosismo del riferimento alla tradizione dei “calzari di Pietro”: quelli cioè, secondo una tradizione, indossati dall’apostolo come primo Pontefice e mantenuti dai suoi successori, e dunque del pescatore, come per esempio nella traduzione spagnola (Las sandalias del pescador). La traduttrice Amalia D’Agostino Schanzer, o forse un redattore della Rizzoli, ha preferito una soluzione piu semplice: Nei panni di Pietro, forse per l’interferenza traduttiva dell’espressione to be in someone’s shoes, normalmente resa in italiano con “essere nei panni di qualcuno”.

   La trama di The Shoes of the Fisherman è avvincente, tanto da scalare rapidamente le classifiche statunitensi, secondo fonti autorevoli come il New York Times e il Publishers Weekly, e da trasformarsi nell’arco di cinque anni in un film di grande successo con interpreti prestigiosi (nell’edizione italiana presentato con un titolo certo squillante, L’uomo venuto dal Kremlino, ma assai lontano dalle intenzioni dello scrittore australiano). Così lo descriveva per esempio nel 2001 la scheletrica voce di un dizionario dedicato al “grande cinema di fantascienza”, categoria interpretata in un’accezione evidentemente piuttosto larga: “Storia quasi profetica del primo Papa venuto dall’Est (superba interpretazione di Anthony Quinn), che nella finzione dello schermo deciderà di devolvere tutte le sostanze della Chiesa per aiuti umanitari al Terzo Mondo”.

   Forse, però, è meglio affidarsi allo stesso West che nel 1996 ne ricordava la genesi nelle pagine testimoniali dell’autobiografico A View from the Ridge (forse, anche qui, sarebbe stato preferibile tradurlo letteralmente Una vista dal crinale, per rispettare la metafora originaria, che con il più piatto Il destino è nelle nostre mani del volume edito da Sperling &Kupfer nel 1997): “Quindici anni prima che avvenisse l’elezione del Papa polacco, ho scritto un romanzo che, almeno in parte, si è rivelato una profezia. Si intitolava The Shoes of the Fisherman e aveva come soggetto l’elezione di un Papa slavo, Kiril I. Ancora oggi, non riesco a comprendere del tutto alcune delle misteriose preveggenze collegate a quel libro, tuttora pubblicato in vari Paesi. Posso soltanto dire che l’opera mi fu ispirata dalle parole di Giovanni XXIII: “Cerchiamo ciò che ci unisce e non ciò che ci divide”. …

 [il resto dell’articolo è reperibile in questo pdf scaricabile. © Riproduzione riservata].  

 

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2 thoughts on “Morris West e “I sandali del pescatore”. Dietro le pagine di “The Shoes of the Fisherman”

  1. Ho letto questo Suo articolo su ‘The shoes of fisherman’ e devo complimetami con Lei per aver riproposto questo testo e fatto riferimento al relativo film. Ambedue ormai sembrano dimenticati anche nell’odierno panorama critico, essi sembrano aver seguito la sorte di un personaggio (padre Telemond) ben cartterizzato nel film, ed il cui riferimento reale (Teilhard de Chardin) è oggetto del mio interesse, anche lui purtroppo ha seguito la sorte di questo film, caduto in un oblio critico da cui sporadici episodi lo ridestano (ma raramente…). Mi domando (e le domando) non è possibile che questo riferimento a Teilhard de Chardin possa essere la causa dell’oblio che almeno il film ha vissuto ?

    • caro Mattia, mi verrebbe da risponderle “magari fosse questa la (coltissima) ragione dell’oblio su west”. Temo si tratti invece – più prosaicamente, banalmente (e ideologicamente) – delle consuete dinamiche e ottusità che regolano l’edificazione dei pericolanti edifici dei canoni letterari, quale che sia la lingua in cui tali canoni prendono vita… con simpatia e cordialità.

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