Tra i suoni del Sogno

Elena Pistoni (studentessa del corso di Storia del Teatro e della Drammaturgia Inglese – Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano, a.a. 2011-12)

Nella piacevole atmosfera del Bistrò del Tempo Ritrovato, all’interno di una saletta separata dal resto del bar, ecco (è il 17 ottobre) il primo degli incontri della serie “The Food of Love”, organizzata dal prof. Enrico Reggiani. Questa serie di incontri, spiega il professore, nasce dalla sua esperienza personale, ma anche e soprattutto dall’osservazione di come le esperienze di tipo non verbale, musicali in primis, si mescolano ad un testo scritto.

In questo caso si parla di testo teatrale, in particolare della commedia di Shakespeare A Midsummer Night’s Dream, Sogno di una notte di mezza estate. Lo scopo, di questo e di tutti i prossimi incontri, ognuno incentrato su una differente opera di Shakespeare, è aiutare ad assistere alle rappresentazioni teatrali in questione con più consapevolezza, avvicinandosi di più ad una comprensione effettiva dell’opera, nel rispetto del testo reale che è arrivato fino a noi attraverso secoli di storia.

Tuttavia, attenzione: non si sta parlando della musica realmente eseguita durante le rappresentazioni al tempo di Shakespeare, campo che richiederebbe una trattazione a sé stante; si tratta invece dei riferimenti verbali alla musica, presenti all’interno del testo, e degli elementi culturali con cui si rapportano.

In particolare, nel Midsummer Night’s Dream l’elemento musical-uditivo risulta essere molto importante. Nell’oscurità della foresta in cui si svolge il “Sogno” vero e proprio, i personaggi, privati del senso della vista, possono contare solo sul senso dell’udito, come ad esempio si può osservare nelle parole di Hermia in cerca di Lysander (3.2, 177-183). La «notte oscura» ha reso impossibile alla giovane l’uso della vista, che risulta quindi ostacolata e quasi completamente negata, per individuare il suo amato; ma, a compensare e sostituire questa privazione, ecco che l’udito, reso più attento ed efficace da quella stessa oscurità notturna, le permette di ritrovare Lysander seguendo il suono della sua voce.

Ma i riferimenti musicali servono anche, per esempio, ad evidenziare in misura ancora maggiore la distanza tra la dimensione fantastica e immaginaria di Titania e quella umano-animale di Bottom trasformato in asino (4.1, 27-29): in effetti, la frase «I have a reasonable good ear in music», pronunciata da Bottom, sembrerebbe proprio un pun in cui al senso letterale di “avere buon orecchio per la musica” si aggiunge, in modo ovviamente comico e grottesco, il fatto che a pronunciare queste parole è un personaggio che in quel momento, più che le orecchie “buone”, ha le orecchie grandi. Senza contare che gli strumenti musicali che Bottom menziona subito dopo, «the tongs and the bones», non sono esattamente quelli di solito utilizzati dai fairies per le loro armonie sovrannaturali.

Ma forse, per comprendere la reale importanza che la musica riveste all’interno del Midsummer Night’s Dream, basta pensare all’etimologia di charm, incantesimo, che in effetti deriva da carmen. Ed è proprio la musica che crea l’incantesimo attraverso il quale si uniscono le dimensioni del passato, con Atene e i suoi personaggi, del presente, con Bottom e la sua compagnia di artigiani, e dell’irreale, con Oberon, Titania e le altri fairies, nella cornice di una notte “magica” in cui anche ciò che sembra impossibile, come l’unione e l’intersecarsi di questi tre mondi all’apparenza inconciliabili, diventa possibile. [© Riproduzione riservata]

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One thought on “Tra i suoni del Sogno

  1. Buondi’ Elena

    grazie per l’analisi approfondita e molto comprensibile
    attendiamo le prossime “letture” del ciclo con vivo interesse.-
    Sono, quelle del Prof. Reggiani, come riprese di una situazione con una angolatura diversa da quella canonica (letterale) e con diverso obbiettivo sia inteso come mezo tecnico (grand’angolo) che come meta finale e chiedo scusa per il pasticcio.-

    Questo diverso approccio allarga il nostro campo percettivo e visivo anche se qui di udito si parla ma, è proprio ciò che il Bardo voleva credo.- Arrivare alla comprensione direi quasi degustazione del rappresentato non solo attraverso la parola ma ,con i sensi , e tra questi l’udito è quanto di più diretto esista per la sua comunicazione con “il dentro” di ognuno di noi .-

    gianluigi

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