Il fragile «giocattolo fatato» di A Midsummer Night’s Dream

Enrico Reggiani (Università Cattolica del Sacro Cuore)

“Sulla scatola del giocattolo fatato c’è scritto ‘fragile’. Usi e abusi di A Midsummer Night’s Dream” 

 L’Osservatore Romano, lunedì-martedì 8-9 agosto 2011, p. 5

Che i nostri tempi, frettolosi e approssimativi, possano andare a lezione con una certa utilità dallo Shakespeare di Re Lear (e di altre tragedie e drammi storici come Riccardo III) è ormai assodato. Ripensiamo, ad esempio, a quando i commentatori internazionali, nelle prime fasi dei recenti eventi del Nord Africa, avevano deciso di ritrarre il Presidente Obama proprio nei panni di un contraddittorio Macbeth-Amleto («Newsweek», 20 marzo 2011 e «L’Osservatore Romano» del 23 aprile).

   Certo, come si fa a non saccheggiare ad usum proprium (non sempre in modo legittimo e ragionevole) il bardo delle tragedie e dei drammi che esplorano le vicende storiche di Albione nei secoli dopo l’anno mille? Si deve, dice l’infinita manipolazione di quelle sue opere nei quattro angoli della terra.

   L’interrogativo è un altro. Si può fare lo stesso anche con le sue commedie? Lanfranco Pace risponderebbe sicuramente di sì, visto che nel 2007, in una trasmissione televisiva, utilizzò un’efficace espressione: «come diceva un grande giornalista di cinque secoli fa, “tanto rumore per nulla”». Lo stesso potrebbero affermare i titolisti di un quotidiano italiano i quali, circa un mese fa, hanno coniato per un articolo la shakespearianissima intitolazione Sogni di una notte di mezza estate. Dunque, si può imparare non solo dai grandi drammi di Shakespeare, ma anche da commedie quali Much Ado About Nothing e A Midsummer Night’s Dream ed è possibile saccheggiarle con intelligenza e rispetto per le nostre quotidiane esigenze culturali e comunicative.

   Soprattutto A Midsummer Night’s Dream — «questo giocattolo fatato», com’ebbe a definirla William John Birch nel 1848 — meriterebbe spesso più curiosità culturale e, magari, conseguente miglior sorte sui nostri palcoscenici, dove rischia spesso di trasformarsi in un esercizio sterile e frammentario per acrobati e saltimbanchi, esibizionisti del corpo e della parola. Il «giocattolo fatato» del Sogno è, infatti, assai pregiato ma delicatissimo. … [il resto dell’articolo è reperibile in questi pdf scaricabili: pezzo + intero quotidiano. © Riproduzione riservata].

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