Il Diario di Bobby Sands (Castelvecchi, 2010)

Roberta Grandi (Università Cattolica del Sacro Cuore)

È possibile scrivere un libro dedicato alla libertà ma ambientato nelle anguste celle di un carcere? Questa è la sfida che affronta con coraggio il libro di Denis O’Hearn e Laurence McKeown, con la traduzione – non sempre impeccabile – e gli interessanti inserti biografici e fotografici di Silvia Calamati. A trent’anni dagli eventi del 1981, questo testo dichiaratamente rivolto ai giovani lettori si propone come una lettura agile e appassionante ma al tempo stesso dolorosa. Questa edizione (in originale I Arose This Morning, Beyond the Pale Publications, 2006) è stata prodotta poco dopo la pubblicazione della biografia completa di Bobby Sands, Nothing but an Unfinished Song, scritta dallo stesso Denis O’Hearn (Nation Books, 2006) ed è nata con l’intento di fornire del materiale di lettura adeguato a un pubblico di studenti tra i 9 e i 14 anni in un periodo in cui nelle scuole irlandesi si sta finalmente recuperando la memoria storica degli eventi di quel periodo.

Il libro racconta la vita e la morte di Bobby Sands all’interno del quadro della tormentata questione irlandese a partire dagli anni ’60 del secolo scorso. Nato a Belfast nel 1954, Bobby Sands è il nome e il volto più famoso della protesta carceraria di Long Kesh e dello sciopero della fame che portò, nel 1981, dieci uomini a sacrificare le loro vite per vedere affermati i loro diritti di prigionieri politici. Entrato nell’IRA a diciassette anni, Sands fu un punto di riferimento per la sua comunità, organizzatore di iniziative sociali e di cooperative, ma fu anche arrestato diverse volte fino alla condanna del 1977, che determinerà la sua ultima detenzione. Le terribili condizioni della reclusione nei blocchi H di Long Kesh e le torture fisiche e psicologiche a cui erano soggetti i detenuti, descritte nelle pagine del libro in maniera chiara ma senza profusione di dettagli gratuiti, portarono Sands e i suoi compagni a intraprendere delle iniziative di protesta che culminarono con lo sciopero della fame del 1981. Come dice efficacemente Riccardo Michelucci dalle pagine dell’Avvenire, “la sua storia è quella di una persona normale costretta a vivere eventi eccezionali e diventata, senza volerlo, il simbolo di un’intera generazione”.

La narrazione delle vicende biografiche di Sands scorre su due binari storici distinti ma convergenti. Il testo si articola come un diario – la fonte principale è, infatti, l’autobiografia di Sands (Un giorno della mia vita, Feltrinelli, 2002; in lingua originale One Day in my Life, Mercier Press, 2011) – e scandisce, giorno per giorno, lo stillicidio dello sciopero della fame, da domenica 1 marzo 1981 a martedì 17 marzo, quando il diario di Bobby si interrompe (morirà il 5 maggio nell’ospedale del carcere). Ogni giornata si apre con un breve stralcio autobiografico dal diario di Sands, per poi passare alla narrazione in terza persona della situazione della vita in carcere nel periodo dell’ultima detenzione di Sands, ovvero a partire dal 1977. Dal “binario contemporaneo” il racconto poi si sposta, in modo talora un po’ artificioso, al “binario del passato” andando a ricostruire la biografia di Sands e la situazione politica e sociale dell’Irlanda del Nord in quei decenni.

La narrazione si concentra sulla figura di Sands e sulla situazione storica, ma…

[il resto dell’articolo è reperibile in questo pdf scaricabile. © Riproduzione riservata].

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2 thoughts on “Il Diario di Bobby Sands (Castelvecchi, 2010)

  1. Come al solito ho letto con interesse l’articolo e vorrei leggere il volume in lingua originale, per riproporlo ai miei studenti. Tuttavia non pare più disponibile nelle librerie online. Vi risulta ancora in commercio?

    Grazie mille,

    sabina

    • cara sabina,
      non ho notizie fresche sul volume in lingua originale. Il meglio che posso fare è suggerirle di tentare la carta amazon…
      cordiali saluti
      il blogger

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