Consigli (linguistici e culturali) al prossimo cronista della Dublin Super Cup

Passi che il mitico Trap, vero genio del calcio nostrano e globale, debba fare qualche sforzo per comunicare in inglese nella sua veste di allenatore della nazionale irlandese (sforzi davvero encomiabili! compiuti coraggiosamente, saltando la mediazione dell’interprete: che giovanile audacia!). Passi anche che Fulvio Collovati, uno degli eroi di Madrid 1982, elogi la “classica combattività britannica che caratterizza le squadre britanniche” durante la telecronaca del 1° tempo di (udite! udite!) Irlanda-Italia, giocata a Liegi il 7 giugno u.s. Passi persino che Paolo Bertolucci, vero maestro del commento tecnico-tennistico in tv, apostrofi con un “inglese” il povero Andy Murray durante la sua sfortunata semifinale con Nadal di Wimbledon 2011, subito corretto dal suo cortese interlocutore.

Trap, Collovati e Bertolucci sono tre grandi sportivi ai quali, forse, l’impegno sostenuto per cogliere i grandi successi della loro carriera non ha consentito in passato un adeguato approfondimento delle cose d’Albione. Certo, soprattutto i due più giovani potrebbero preparare meglio le loro apparizioni televisive, ma facciamo di necessità virtù, elaborando l’insegnamento del grande filosofo Massimo Catalano di Quelli della notte (link per i più giovani): meglio accontentarsi di quello (non granché…) che c’è di linguistico-culturale, ma gustare fino in fondo quello che c’è (di più, non c’è dubbio) di tecnico-sportivo…

   Invece, quello che non può passare è che, durante la telecronica del recente Celtic-League of Ireland XI (giocata nell’ambito della Dublin Super Cup il 31 luglio u.s.), un cronista Sky di ultima (?) generazione (le cui generalità restano fra gli omissis per carità di patria) – magari con adeguata formazione universitaria in Scienze della Comunicazione o affine; magari con esperienze di consolidamento della competenza linguistica con esami ad hoc, corredati di crediti, prove intermedie et similia; magari con Master professionale post-laurea; magari con stage presso emittenti televisive italiane e straniere e magari con tutto il resto che vi viene in mente per farne un provetto giornalista (compresa la competenza linguistico-culturale, visto che il suddetto si occupa assai di frequente di partite della Premier League) – insomma, quello che non può davvero passare è che questo provetto cronista faccia gli errori che seguono (selezione antologica di quelli effettivamente commessi) e che elenco senza troppi commenti, accludendo semplicemente qualche strumento per l’autocorrezione, che forse potrebbe essere utile al nostro in una futura occasione (resto comunque a sua completa disposizione, invitandolo a non mostrarsi più così timido nell’uso degli innumerevoli strumenti online per la verifica della propria competenza linguistica, soprattutto prima di partite di grande visibilità internazionale):

– quando si è in area irlandese/scozzese (come nel caso della suddetta partita), bisognerebbe fare attenzione alla pronuncia della consonante iniziale di Celtic, magari informandone gli spettatori (quella dell’intrico keltik/seltik è, comunque, una battaglia persa…);

– tra le tante parole pronunciate in modo scorretto durante quella telecronaca, segnalo solo le seguenti, ciascuna delle quali è cliccabile e porta a link per l’autocorrezione: Dundalk (squadra irlandese), Jason Byrne (giocatore del Dundalk; pronuncia del nostro? BAIRN!!), Murphy (ce n’era più d’uno nella partita del 31 luglio, il cui cognome è stato costantemente stravolto in MARFI), ecc. ecc.

– se la lingua era debole, la cultura ha pianto lacrime amare il 31 luglio. Durante la trasmissione, perché non spiegare MAI il significato di Airtricity? Basta Wikipedia in inglese – ah, già, dimenticavo, è in inglese…  Perchè non alimentare – senza farsene accorgere, per carità, magari imitando quello che ha fatto di recente in tv Federico Buffa durante l’ultima Copa America – la curiosità culturale degli spettatori con qualche aneddoto sul peso storico-letterario-culturale di alcuni dei cognomi dei giocatori di quella partita: MacBride, McCourt, etc.? Perché – la chiudo qui, con un’ultima chicca emblematica – non prepararsi  alla trasmissione consolidando la propria cultura calcistica, in modo – almeno questo… – da non confondere il Donegal Celtic F.C. con il Derry City F.C.?  

© Riproduzione riservata

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