Jane dei record

Enrico Reggiani (Università Cattolica del Sacro Cuore), L’Osservatore Romano, sabato 16 luglio 2011, p. 4

Come ha scritto di recente Henry Woudhuysen (università di Londra) sulle pagine del «Times Literary Supplement» (8 luglio 2011), «uno degli effetti piacevoli della lettura dei cataloghi delle aste è il fatto che essi collocano casualmente uno accanto all’altro gli articoli in vendita, non li inseriscono in narrazioni o storie, ma li fanno dialogare in modo assai peculiare». Woudhuysen dice bene, ma il piacere prodotto da tali dialoghi casuali e irripetibili tra oggetti di varia natura è minore di quello arrecato dall’impressione di poter toccare con mano tesori inesplorati, scrigni di nuove conoscenze, segreti — finanche parziali — di vite e di vicende umane e creative.

Il 14 luglio Jane Austen è stata battuta da Sotheby’s, la grande casa d’aste fondata nel 1744 dal libraio londinese Samuel Baker che si rese, ad esempio, protagonista nel 1823 della vendita della biblioteca che Napoleone portò con sé nell’esilio di Sant’Elena. La cifra è strabiliante: un milione e centoventicinquemila euro.

Segnalata in questo modo, la presenza di Austen in quel contesto commerciale rischia di trasformare in una tardiva Moll Flanders(ricordate l’abile e indomita promoter di se stessa del romanzo di Daniel Defoe?) l’autrice di Sense and Sensibility (1811), di Pride and Prejudice (1813) e di altre fiction che furono assai apprezzate dai lettori del suo tempo con significativi riscontri finanziari.

Eppure il fiuto per gli «affari editoriali» non mancava a questa illustre figlia di un pastore anglicano, che arrotondava la congrua facendo l’agricoltore. Troppo di frequente considerata (soprattutto nelle nostre scuole) l’accomodante icona di un microcosmo medio-borghese, segnato da un forte codice morale e dalla necessità di ribadire la legittimità della propria indebolita matrice sociale, Austen (1775-1817) ebbe, in realtà, una coscienza chiara ed equilibrata dei processi economici e politici che influenzavano la vita della cosiddetta minor landed gentry (piccola nobiltà terriera) e che venivano accompagnando la nuova stagione del protagonismo femminile sul piano sociale e culturale.

Non le sfuggì, ad esempio, … [il resto dell’articolo è reperibile cliccando qui oppure in questo pdf.  © Riproduzione riservata]

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