Com’è difficile “interrogare” Coetzee su verità e menzogna

Enrico Reggiani, ilsussidiario.net. Il Quotidiano approfondito, lunedì 11 luglio 2011

Ci sono casi in cui, quando si ragiona di letteratura e del suo contributo al più ampio universo della cultura (qualunque cosa essa sia e comunque la si voglia definire: ad esempio, direbbe Ratzinger, come “forma di espressione comunitaria, sviluppatasi storicamente, delle conoscenze e dei giudizi che caratterizzano la vita di una comunità”), sarebbe meglio dirsi la verità (con la v minuscola, per carità…); sarebbe meglio non farsi tentare dalla bugia, con le sue chiacchiere contrarie alla realtà e ingannevoli, o dalla menzogna, che ricorre alla parola per immaginare cose false e non corrispondenti al reale (giusto per offrire un contributo etimologico a questa contemporanea, ma non esaltante diatriba…).  

Quando, poi, si ha a disposizione un genio della riflessione e della testualità letterarie del calibro di John Maxwell Coetzee (di un frammento della Milanesiana 2011 impreziosito dalla sua presenza si sta ovviamente ragionando, accaduto la sera di domenica tre luglio nella bella sala rinnovata del Teatro Dal Verme e dedicato a Le menzogne necessarie), beh, allora, verrebbe soltanto da chiedergli il segreto del suo modo di dare concretezza testuale al fluttuante reticolo di relazioni tra verità, bugia, menzogna e compagnia bella. Magari, perché no, con qualche domanda culturalmente (im)pertinente ed incisiva in più – e qualche vaniloquio introduttivo di prammatica in meno su “ri-racconto” e “riscrittura” (buttati lì così, quasi una glassa tecnicistica), nonché su Robinson Crusoe di Defò [sic], come “opera di letteratura che, pur essendo menzognera e falsificante, sfida i secoli più della verità”…

Le domande e, soprattutto, le risposte del pluripremiato scrittore sudafricano ora residente in Australia, insignito del Nobel per la Letteratura nel 2003 (oltre che – non guasta, anzi! – raffinatissimo docente di letteratura inglese, della cui sagacia ermeneutica offrono testimonianza, ad esempio, due preziosi volumi di saggi, Spiagge straniere e Lavori di scavo, curati per Einaudi da Paola Splendore) ci avrebbero sicuramente aiutato a comprendere, insieme al rapporto tra bugia e menzogna, anche il senso profondo di un folgorante frangente narrativo dello straordinario Aspettando i barbari (Waiting for the Barbarians, 1980).

In tale frangente, infatti, ragionando sulla tortura con il magistrato protagonista del romanzo che gli chiede: “Come fa a sapere se un uomo le ha detto la verità?”, … [il resto dell’articolo è reperibile cliccando qui.  © Riproduzione riservata]

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