A chi giova tirare per la giacca lo schivo Samuel Beckett?

Enrico Reggiani, ilsussidiario.net. Il Quotidiano approfondito, lunedì 30 maggio 2011

In questi tempi di esternazioni e coming-out (quasi mai richiesti), provo ad esternare anch’io (tranquilli, nessuna sorpresa, si tratta soltanto di letteratura…).

   Confesso una mia incertezza beckettiana – nel senso che riguarda Samuel Beckett (1906-1989). Eccola: davvero non mi sento di affermare che questo principe degli scrittori novecenteschi apprezzerebbe l’affettuosa ed insistita visibilità che oggi gli viene spesso concessa dalla cosiddetta opinione pubblica nelle forme più disparate e, assai di frequente, senza adeguato rispetto della sua “volontà autoriale” – ed ecco già mi immagino che, di fronte a questa scomoda espressione, ci sarà sicuramente qualche paladino di un radicale e pseudomoderno reader-oriented criticism che non potrà astenersi dal boffonchiare alcuni politically correct del tipo “già, ma esiste davvero?” oppure “ma come si fa a determinarla?” ovvero “ma siamo sicuri di individuare quella giusta?” et al..

   Anzi, rincaro la dose: non solo non mi sento di affermare che Beckett apprezzerebbe la suddetta visibilità, ma, al contrario, sono perfettamente certo che essa gli sarebbe risultata del tutto sgradita. Figuriamoci, proprio Beckett che, secondo Rónán McDonald, praticava un costante  rifiuto della publicity – con il prevedibile esito, tuttavia, di veder crescere la sua popolarità e finanche una sorta di mystique della sua persona e della sua opera. A meno che non si voglia maliziosamente pensare – in omaggio all’antica logica che a pensar male si fa peccato, ma ci s’azzecca – che tale rifiuto non fosse strategicamente dichiarato proprio in vista di tale esito…

   Non credo, ad esempio, che Beckett avrebbe apprezzato la visibilità prodotta da un’emissione “a tiratura limitata” di circa 20.000 monete d’oro da venti euro (del costo di 50 euro cadauna) e di circa 30.000 d’argento da 10 euro (del costo di 20 euro cadauna), decisa nel 2006 dalla Banca Centrale irlandese per celebrare il centenario della sua nascita e così presentata dall’allora Governatore John Hurley (in carica dal 2000 al 2009): “la raffigurazione del volto di Beckett cerca di coglierne l’inconfondibile atteggiamento dramatic. Altrettanto dramatic è la rappresentazione sulle monete della sua opera più famosa Waiting for Godot. L’aspetto ossessivo delle due figure sotto l’albero è riecheggiato nel ritratto di Beckett”. Non ci si può, infatti, nascondere che è proprio da tale preziosa e raffinata emissione che si evincono, in realtà, almeno due dati culturali non rassicuranti per il nostro povero Beckett: … [il resto dell’articolo è reperibile cliccando qui.  © Riproduzione riservata]

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