Catherine Dunne, “Donna alla finestra” (Guanda, 2010)

recensione di Giovanna Tallone (Università Cattolica del Sacro Cuore)

Il titolo italiano dell’ultimo romanzo di Catherine Dunne, Donna alla Finestra (Set in Stone nell’originale), richiama in modo evidente il quadro di Salvador Dalì “Muchacha en la ventana”. Qui l’occhio dell’osservatore si posa sulla figura di spalle della donna che osserva, lo sguardo invisibile di quest’ultima, rivolto oltre la finestra, si perde nella contemplazione del mondo esterno.

E’ quanto accade in Donna alla Finestra, in cui la protagonista, Lynda Graham, designer di giardini, creatrice di gioielli e pittrice, inizia ogni sua giornata osservando o contemplando il suo giardino giapponese, la sua creazione artistica. A sua volta, Lynda è osservata da sguardi sconosciuti e misteriosi, in modo tale che l’interazione tra l’osservatore e l’osservato crea un meccanismo di situazioni che avvicinano il romanzo di Catherine Dunne al filone del thriller.

Catherine Dunne non è certo nuova all’osservazione della vita di donne del nostro tempo: da Rose in La metà di niente al variegato gruppo di amiche in Se stasera siamo qui. In Donna alla Finestra l’osservazione si fa oggetto e quasi protagonista della narrazione, in cui tutto viene osservato. Lynda osserva il suo mondo familiare e il suo lavoro di artista, e quello che vede è un primo disgregarsi della stabilità delle sue certezze. La preoccupazione per la figlia lontana, Katie, che studia a Galway, si mescola con l’ansia generata dal comportamento inquieto e aggressivo del figlio Ciarán, poco più che adolescente, e con l’incertezza economica che comincia ad infiltrarsi nell’attività lavorativa del marito, Robert, in una Dublino che si è ormai lasciata alle spalle la prosperità della Tigre Celtica.

Da spettatrice del suo piccolo mondo, Lynda si trasforma però in ignara attrice per lo spettatore che a sua volta la osserva. Quest’ultimo, chiamato semplicemente “l’osservatore”, non è che un pupazzo o un burattino nelle mani di un regista che funge da supervisore nella sua messa in scena di trame di vendetta.

E’ questo l’elemento che interferisce con la stabilità e l’equilibrio del mondo di Lynda e Robert Graham, lo scheletro nell’armadio che emerge dal passato: … [il resto della recensione è reperibile in questo pdf scaricabile. © Riproduzione riservata].

P.S. [nota del blogger] Il 10 giugno 2010, in un’interessante apparizione milanese presso lo Spazio Krizia, Dunne ha fornito due dettagli utili per orientare la lettura del suo bel romanzo: in primo luogo, l’indicazione che la sua “story unfolded organically” incrociando fin dall’inizio “different viewpoints”; in secondo luogo, l’ammissione che “no writer is always completely satisfied” del testo che nasce tra le sue mani, aggiungendo però che vale il sano principio di “leave the baby walk away”… Buona lettura!

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s