William Trevor, “L’amore, un’estate” (Guanda, 2009)

recensione di Roberta Baldi (Università Cattolica del Sacro Cuore)

La ricezione del più recente romanzo di William Trevor (1928, contea di Cork, Irlanda) Love and Summer (Viking Adult, 2009), pubblicato in una buona traduzione italiana intitolata L’amore, un’estate da Guanda nel 2009, si è soffermata su alcuni elementi caratteristici dell’autore. Tra questi, la precisa e sapiente caratterizzazione dei personaggi, “all exquisitely drawn” (Lynn Harnett), Trevor’s strong, able and exquisitely gentle storytelling hands” (Elizabeth Strout), il fascino della “lingua con cui sono raccontati i destini, i drammi e le vite semplici dei personaggi” e la “ricchezza dei dettagli descritti con quello stile così asciutto e preciso in cui Trevor è un grande maestro”, parole (non a caso) della traduttrice italiana, Laura Pignatti.

   Questi giudizi, certamente significativi, si concentrano essenzialmente sulla superficie del romanzo. Non vi è traccia, però, ad esempio, di una riflessione sul ruolo giocato dall’impostazione cronotopica del testo, ossia della scelta di impostare la vicenda sullo sfondo di una comunità irlandese rurale degli anni Cinquanta del Novecento (pur essendo noto alla critica che tale ambientazione contraddistingue buona parte della produzione ‘irlandese’ di Trevor). Allo stesso modo, non vi è traccia di una riflessione sulla combinazione delle suddette coordinate con i ripetuti riferimenti all’ambito religioso, cattolico in particolare, sia in termini di narrazione che di caratterizzazione, da parte di un autore che afferma “I’m more of a Catholic than a Protestant now if I’m anything at all”. Tra questi, ad esempio, la persistenza del ricordo e degli insegnamenti delle suore che hanno cresciuto la giovane orfana Ellie, definita dalla Signorina Connulty “una ragazza cattolica” (117); la condanna che la Signora Connulty esprime rispetto al marito, considerato “un assassino” (84) per aver acconsentito ad un aborto; il ricorrente riferimento all’immaginetta di Santa Lucia trovata da Ellie durante una visita a Shelhanagh; la vicenda della suora che lascia il convento per una passione amorosa che, infine, ne decreterà la morte  (188).

   Come non focalizzare il legame profondo tra la comunità rurale irlandese e il Cattolicesimo – naturalmente, un riflesso dell’effettiva consistenza storica di questa combinazione – nel romanzo ? Come non (voler?) cogliere che è proprio questa combinazione a rendere possibile lo sviluppo della vicenda nei termini in cui essa si dispiega per la protagonista Ellie ? In altri termini, come non pensare che Trevor suggerisca, nella sua ambientazione anacronistica di un’Irlanda rurale in cui la protagonista è stata cresciuta ed agirà secondo i principi della pietà e della compassione – richiamati (non a caso) dall’immagine di Santa Lucia –, un complesso valoriale preciso? […]

[il resto della recensione è reperibile in questo pdf scaricabile. © Riproduzione riservata]

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