La freccia scintillante che colpì Chesterton. John Henry Newman poeta

“La freccia scintillante che colpì Chesterton. John Henry Newman poeta”, L’Osservatore Romano,  lunedì-martedì 20-21 settembre 2010, p. 4

Enrico Reggiani (Università Cattolica del Sacro Cuore)

Tra i contemporanei di John Henry Newman, il poliedrico intellettuale londinese Walter Pater (1839-1894) elogiò la musicalità della sua scrittura accostandola a quella di Cicerone e la perfezione della sua elaborazione teorica ed espositiva. Sul versante novecentesco, invece, come testimonia lo scrittore svizzero Jacques Mercanton (1910-1996), il dublinese James Joyce (1882-1941) lo celebrò come “il più grande degli scrittori di prosa” e lo rievocò in un episodio dell’Ulisse (1922), attribuendogli il ruolo di “fulcro che sostiene tutto il resto”.
Il successo della ricezione in Italia della sua prosa in traduzione – già, in traduzione, e questa non sempre accurata – conferma gli apprezzamenti dei prestigiosi esponenti della cultura europea di cui s’è appena detto. Infatti, come ricorda don Primo Mazzolari (1890-1959), le versioni italiane delle opere più significative della sua ciclopica produzione in prosa (siano esse riferibili alla sua attività omiletica, alla sua riflessione teologica, e così via) ebbero particolare diffusione e “notorietà polemica, ai primi del nostro [ventesimo] secolo, per colpa o merito del modernismo”.
Fu, tuttavia, soprattutto la sua prosa narrativa che, fin dagli anni immediatamente successivi alla pubblicazione in lingua originale, trovò facile accesso e grande favore presso il pubblico dei lettori italiani:  il suo primo romanzo (Loss and Gain. The Story of a Convert, 1848) venne proposto già nel 1848 dall’editore milanese Natale Battezzati con il titolo Perdita e Guadagno ovvero storia di un convertito, nella traduzione di un non identificato A. S.; il secondo (Callista. A Sketch of the Third Century, 1855) attese probabilmente solo un anno dopo l’apparizione in lingua originale prima di manifestarsi nella traduzione italiana di Callista:  scene del terzo secolo, ancora sulla scena editoriale milanese per i tipi di Carlo Turati Tipografo-Editore (1856) e a cura del bolognese Marco Aurelio Zani de’ Ferranti (1800-1878).
Non si può certo dire che analoga sorte critica sia toccata alla produzione poetica di colui che Gilbert Keith Chesterton (1874-1936) definì “freccia scintillante”…

[il resto dell’articolo è reperibile in questo pdf scaricabile oppure a questo link]

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