Perché tutti si contendono “L’arte della menzogna politica”?

Jonathan SWIFT/”Perché tutti si contendono ‘L’arte della menzogna politica’?”

Enrico Reggiani, ilsussidiario.net. Il Quotidiano approfondito, lunedì 27 settembre 2010

Che libro è L’Arte della Menzogna Politica di Jonathan Swift (1667-1745)? Non è semplice rispondere a questo interrogativo, in apparenza innocente e sincero, per chi si addentri nell’intricato panorama libresco nostrano. Vi scoprirà ben quattro differenti “prodotti editoriali” con questo titolo proposti nell’ultimo ventennio (La Spiga, 1983; Ibis, 1995 e 2004; Aragno 2010; RCS, 2010) e, forse, ne riporterà una sensazione contraddittoria, constatandone la differente identità testuale (ogni editore offre una ricetta con ingredienti diversi), al di là dell’apparente somiglianza paratestuale (che riguarda solo il titolo, mentre la confezione varia costantemente). Da cui la domanda birichina: che si tratti di un libretto bugiardo? Di un libretto che si mostra, da un lato, cedevole nei confronti della schermaglia partitica dei nostri giorni e, dall’altro, dimentico dei suoi doveri nei confronti del suo “legittimo fattore”, il celebrato Decano di San Patrizio?

 Tutto ciò – spiace dirlo – con la complicità di prefatori e recensori compiacenti ed interessati. Tra i primi, Giuliano Ferrara (prefatore dell’edizione RCS, 2010) – che inanella due definizioni improbabili dal punto di vista letterario e culturale per l’ideatore dei mitici Viaggi di Gulliver (“Decano figlio di Iago” e “Re delle Interpretazioni”) – ed Evaldo Violo (curatore dell’edizione Aragno, 2010), che pare troppo solerte nell’evidenziare che le parole di Swift “sembrano scritte oggi tanto riescono a descrivere perfettamente personaggi che operano sulla scena politica dei nostri giorni” e meno nel tratteggiare i rudimenti minimi dell’enciclopedia culturale swiftiana.

Tra i secondi, ancor più sbrigativi e approssimativi, l’anonimo “segnalatore” de Il Messaggero – che non riesce ad esimersi dall’immancabile riferimento al comico di turno (già evocato da Ferrara) – e, last but not least, Curzio Maltese, che, nello specchio delle sue – consuete e legittime, s’intende – “brame antigovernative”, travisa però lo scrittore de L’Arte della Menzogna Politica, attribuendogli una non meglio precisata intenzione di “trattarla come un’arte” nello script di una trasmissione di Rai Educational (1998: casualità?) sul “mondo nel linguaggio della politica”… [il resto dell’articolo è reperibile cliccando qui. Buona lettura]

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