Il gesuita che convertì Shakespeare

“Il gesuita che convertì Shakespeare”, L’Osservatore Romano, giovedì 26 agosto 2010, p. 5

Enrico Reggiani (Università Cattolica del Sacro Cuore)

La filiale italiana di quella che Gerald Roberts propose di chiamare nel 1987 la Hopkins Industry è un fenomeno culturale di grande tradizione e di ampie proporzioni. Taluni ne vedono le origini – non troppo accuratamente – nel 1937 a opera dell'”antigesuita Croce” (per richiamare una definizione tranchant di Alessandro Martini), trascurando coloro che, in Italia e in quegli stessi anni partecipavano al dibattito su Hopkins e, più in generale, sulla presenza dei cattolici inglesi nell’ambito dello scenario vittoriano. Costoro, con competenza, esprimevano qualche dissonanza rispetto agli assiomi crociani:  erano tutti esponenti (Olivero, De Luca, Castelli e Baldi) di una sorta di anglistica altra, assai variegata rispetto a quella più di frequente tramandata dagli annali, ma altrettanto meritevole di attenzione.

Quella stessa filiale italiana della Hopkins Industry pare anche avere risolto, in misura sempre più accentuata, la questione del ruolo letterario e culturale di Gerard Manley Hopkins (1844-1889) in senso modernista, cioè esasperandone i tratti potenzialmente riferibili ai successivi sviluppi teorici e creativi del Novecento, a discapito di una loro lettura più legittimamente calata nel coevo contesto vittoriano e altrettanto esaltante.

È utile però far emerge alcune dinamiche del pensiero critico del grande “gesuita-poeta” – per tornare alla nota definizione laudatoria di Benedetto Croce rispetto a quella denigratoria di “poeta-gesuita” – su qualche imprescindibile protagonista della cultura letteraria d’Inghilterra, anche perché proprio tale pensiero critico può utilmente lasciar intravedere  le   sue   posizioni   nel più  ampio  quadro  cultural-religioso e socio-politico-istituzionale del suo tempo.

Sintomatica, in primis, è la sua posizione su Charles Dickens (1812-1870), con il quale Hopkins simpatizzava, prevedendo recensioni ingenerosamente negative di Our Mutual Friend (1864-1865) e confessando che…

[il resto dell’articolo è reperibile in questo pdf scaricabile. Buona lettura]

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s