Bram Stoker, Doppie identità. I più famosi impostori della storia (Robin Edizioni, 2009)

Pubblicato dall’irlandese Bram Stoker (1847-1912) nel 1910 sulla scena editoriale inglese e americana, Famous impostors si proponeva di trattare vicende di varia e variegata impostura identitaria – così scriveva l’autore nella prefazione riproposta da Robin Edizioni –  “come se fossero trame di romanzi, tranne che tutti i fatti narrati sono realmente accaduti; [inoltre, l’autore] non ha tentato di aggredire il tema da un punto di vista etico”. Tra tutte le vicende narrate, spicca quella del “ragazzo di Bisley” alias Queen Elizabeth, sulla quale si gettò a capofitto una divertita recensione apparsa il 26 febbraio 1911 sul “conservative and radical” [entrambi in senso USA, of course!] New York Times – oggi in evidente difficoltà editoriale e commerciale e, forse in conseguenza di ciò, aggressivamente “conservative and radical”: vi si leggeva tra l’altro che “it would be a distinct pleasure to consider seriously this tradition of Mr Stoker’s, and a delight to be able to believe the story it unfolds. We unfeignedly regret that we cannot persuade ourselves the alleged tradition amounts to anything better than so much tommyrot” [nonsense]”.

Varie le posizioni italiche sull’originale traduzione proposta da Robin Edizioni. Eccone qualche esempio.

Renzo Crivelli, sulle pagine domenicali de Il Sole 24 Ore (15 ottobre 2009, p. 37) ha filologicamente rilevato che “Doppie identità è uno studio scritto come se fosse un romanzo (l’epopea della malvagità intelligente, della creatività ‘sotto mentite spoglie’) che getta luce su pratiche occulte che hanno consegnato alle prigioni e ai carnefici centinaia di illusi e di mistificatori”.

Sulle pagine culturali del Corriere della Sera (2 novembre 2009, p. 24), Antonio Debenedetti ha invece puntualizzato che Bram Stoker “era romanticamente attratto dai travestimenti criminali e dall’arte del raggiro”: si potrebbe chiedere perché “romanticamente” e quali sono le conseguenze di questo profilo “romantico” per un autore della cosiddetta ultima fase vittoriana – ma si dirà che sono pignolerie accademiche o manualistiche che non colgono la forza dell’intuizione critica…

Giuseppe Montesano di Repubblica (inserto domenicale, 11 ottobre 2009) ha invece scelto la via evocativa, arricchendo il giardino degli impostori (ce n’era davvero bisogno e in questo modo, così culturalmente approssimativo?) con gli omologhi proposti da Bibbia, Odissea, Don Chisciotte e – udite! – Adolf Hitler: soggiungendo poi, in quest’ultimo tragico caso, che “la finzione è la sua magia, la menzogna la sua arte, e lui realizza in morti e sangue tutte le sue fantasie. Dopo, tutti gli impostori sono solo dei replicanti. E la letteratura scopre perché quei milioni di persone sono cadute in preda all’ipnosi: è perché mancano di immaginazione, e non sanno distinguere la fiction romanzesca, che libera, dalla finzione reale, che imprigiona. Ci vogliono altre storie, per svelare la falsità della realtà”.

Ancora una volta, forse sarebbe stato meglio procedere in un’altra direzione critico-giornalistica, ad esempio ponendo innanzitutto la questione della definizione – nella cultura del tempo di Stoker – di ”impostore” (nomen agentis, da imponere “imporre SUGLI ALTRI, ingannare”; implica relazionalità) e del suo rapporto con ”identità” (concetto astratto, da idem “lo STESSO, proprio quello”; suggerisce invece autoreferenzialità); tenendo conto del fatto che l’espressione double identity (sing. e/o plur.) non pare comparire mai nell’originale inglese (provare per credere, magari sfogliandolo distrattamente almeno una volta…); segnalando magari a editore e traduttore la problematicità che assume nella traduzione italiana lo spostamento della focalizzazione del titolo originale di Stoker da impostor a identity (“arricchito” dall’immancabile “doppio”, con probabile e inflazionata risonanza rispetto al mitico groundbreaking essay di Otto Rank, Der Doppelgänger, 1914). In ogni caso, proveremo a ragionarne durante l’Irish Club di questo pomeriggio. A presto, spero.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s