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	<title>Irish literature and other literaria</title>
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	<description>by Enrico Reggiani</description>
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		<title>Il caldo cuore musicale del Racconto d&#8217;inverno</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 21:25:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>henri59</dc:creator>
				<category><![CDATA[CATHOLIC WRITERS]]></category>
		<category><![CDATA[MUSICoLITeraria]]></category>
		<category><![CDATA[Will Shakespeare]]></category>

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		<description><![CDATA[Cristina Parzani (studentessa del corso di Storia del Teatro e della Drammaturgia Inglese – Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano, a.a. 2011-12) Cosa c’è di meglio di riscaldarsi il cuore e le membra con un racconto d’inverno? Se poi si aggiunge il fatto che tale racconto è proprio A Winter’s Tale di Shakespeare e la cornice [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=wbyeats.wordpress.com&amp;blog=4321986&amp;post=2293&amp;subd=wbyeats&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/immagine-2011-12.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2233" title="immagine 2011-12" src="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/immagine-2011-12.jpg?w=150&#038;h=150" alt="" width="150" height="150" /></a><a title="Cristina Parzani" href="http://it-it.facebook.com/people/Cristina-Parzani/1169828567">Cristina Parzani</a></strong> (studentessa del corso di <strong><a title="Storia del Teatro e della Drammaturgia Inglese" href="http://www4.unicatt.it/netgoal/PPD_programmi/struttura2.asp?SEDE=MI&amp;Codice_Docente=03272&amp;Codice_Insegnamento=HHE135&amp;scl_Anno=2011&amp;lingua=null#top">Storia del Teatro e della Drammaturgia Inglese</a></strong> – <a title="Università Cattolica del Sacro Cuore" href="http://milano.unicatt.it/">Università Cattolica del Sacro Cuore</a>, Milano, a.a. 2011-12)</p>
<p>Cosa c’è di meglio di riscaldarsi il cuore e le membra con un racconto d’inverno? Se poi si aggiunge il fatto che tale racconto è proprio <em><a title="A Winter's Tale" href="http://shakespeare.mit.edu/winters_tale/full.html">A Winter’s Tale</a></em> di Shakespeare e la cornice è quella del <strong><em><a title="Bistrò del Tempo Ritrovato" href="http://www.bistrodeltemporitrovato.it/">Bistrò del Tempo Ritrovato</a></em></strong> della milanese <a title="Via Foppa" href="http://www.bistrodeltemporitrovato.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=50&amp;Itemid=60">via Foppa</a>, la cui atmosfera calda e soffusa contribuisce a creare il giusto “mood”, beh allora, lasciatemelo dire, sono presenti tutti gli ingredienti per far sì che questo sia un mix di successo.<a href="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/immagine11.png"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-2294" title="the winter's tale nell'infolio 1623" src="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/immagine11.png?w=122&#038;h=150" alt="" width="122" height="150" /></a></p>
<p>Il pomeriggio di giovedì 12 gennaio, nel suddetto <strong><em>Bistrò</em></strong>, il <strong><a title="prof. Reggiani" href="http://docenti.unicatt.it/ita/enrico_reggiani/">prof. Reggiani</a></strong> ha tenuto la sua terza conversazione del ciclo <em><strong><a title="The Food of Love" href="http://wbyeats.wordpress.com/musicoliteraria/">The Food of Love</a></strong></em>: un piacevole scambio di idee proprio sul <em>Racconto d&#8217;inverno</em> del Bardo per antonomasia.</p>
<p>Nonostante questo lavoro di Shakespeare stia sullo sfondo rispetto ad altre sue opere, sono molti gli elementi d’interesse. Il testo si colloca fra i <em>romances</em> e, datato 1610, è quindi uno degli ultimi scritti del drammaturgo inglese. Ispirandosi ad un romanzo arcadico di Robert Greene, questo &#8220;play&#8221; mette inscena due gruppi di personaggi ben distinti, ovvero i Siciliani e gli abitanti della Boemia; a tenere le fila del racconto è <a href="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/trinacria-shakespeariana.png"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2295" title="trinacria shakespeariana" src="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/trinacria-shakespeariana.png?w=150&#038;h=100" alt="" width="150" height="100" /></a>poi la personificazione del Tempo.</p>
<p>Già la scelta di due luoghi così distanti e diversi può lasciar intravedere un livello di significato più profondo: al nostro Shakespeare sembra, infatti, non interessare tanto la correttezza della topografia, quanto, piuttosto, la trasmissione di esperienze di due mondi diversi. Da una parte la Sicilia, un’isola, un ambiente chiuso ed interno, con le chiare dinamiche vigenti in una corte; dall’altra, invece, la Boemia, terra continentale (che il Bardo &#8220;personalizza&#8221; dal punto di vista geografico&#8230;) nella quale vivono pastori e si respira l’aria dell’Arcadia. Interessante è<a href="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/leonte-paulina.png"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-2296" title="leonte &amp; paulina" src="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/leonte-paulina.png?w=150&#038;h=144" alt="" width="150" height="144" /></a> notare come qui Shakespeare si discosti dalla fonte  e come inverta le caratteristiche dei due luoghi, forse per un errore o forse, come piace credere a noi, per giocare la carta dell’imprevedibilità e della mobilità.</p>
<p>La trama, in poche parole, ricalca magistralmente il dramma della gelosia: un re convinto che la moglie lo tradisca con l’amico re boemo; la stessa, incinta, imprigionata e poi creduta morta; la bimba cresciuta da un pastore e innamorata del principe, ed il solito lieto fine… nulla di nuovo, insomma, in apparenza.</p>
<p><a href="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/shakespeare-music.png"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2297" title="shakespeare &amp; music" src="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/shakespeare-music.png?w=132&#038;h=150" alt="" width="132" height="150" /></a>All’interno di questo quadro a prima vista prevedibile, come spesso succede in Shakespeare, <strong><em>la musica viene a rivestire un ruolo di primaria importanza</em></strong>: dopo i primi tre atti, in cui domina il tema della tragedia e le note stentano a trovar spazio, se non in rare e cupe occasioni, dal IV atto la situazione muta radicalmente: sono ormai trascorsi 13 anni e la scena non è più quella della Sicilia, bensì la Boemia: Autolycus, personaggio che vive “ai margini”, fa il suo ingresso cantando una canzone sull’inverno e sulla trasformazione &#8211; chiaro segno, questo, che le cose stanno cambiando. È proprio grazie a lui, infatti, che si potrà giungere alla verità su Perdita, la figlia del re e ristabilire un equilibrio iniziale. Sarà poi Florizel a dire a Camillo che “it is my father&#8217;s music /To speak your deeds“, alludendo quindi a un secondo piano della lettura shakespeariana di questa<a href="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/il-risveglio-di-hermione.png"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-2298" title="il risveglio di hermione" src="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/il-risveglio-di-hermione.png?w=150&#038;h=120" alt="" width="150" height="120" /></a> nobilissima arte: la musica <em>humana</em> &#8211; quella che giunge alla comprensione del mistero dell’uomo. Qui la musica tace. Di nuovo. Fino all’invocazione di Paulina, destinata a ridestare la sovrana dal suo sonno (Hermione non è infatti morta, ma è stata tramutata in una statua): è proprio lo straordinario potere della divina arte dei suoni a ridonarle la vita e ad assumere l’insondabile spessore della trascendenza, evocando le inudibili ed inaudite sonorità dei mondi delle sfere eterne (musica <em>mundana</em>).</p>
<p><a href="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/seattle-shakespeare-winters-tale.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2299" title="seattle-shakespeare winter's tale" src="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/seattle-shakespeare-winters-tale.jpg?w=150&#038;h=130" alt="" width="150" height="130" /></a>Concludo questa rapida sintesi con una breve annotazione sulla principale dimensione temporale di quest’opera shakespeariana, quella che le dà il titolo di <em>Racconto d’inverno</em>. In questo “play”, l’inverno è menzionato per nove volte: lo troviamo sin dall’inizio in Sicilia come condizione di partenza, che però viene poi superata. Come si diceva, è Autolycus a proporre agli altri personaggi (e agli spettatori di ogni epoca) di non vedere le cose così rigide come in inverno; e, non casualmente, è la sua musica che rompe la sua rigidità temporale ed i suoi rigori climatici, visto che conosce il segreto dello scorrere del tempo e riesce a riscaldare i cuori.  </p>
<p><strong>© Riproduzione riservata</strong></p>
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		<title>Roddy Doyle, Una vita da eroe (Guanda, 2010)</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 20:07:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>henri59</dc:creator>
				<category><![CDATA[ÉIRE-IRELAND]]></category>

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		<description><![CDATA[Geraldina Colombo (Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano) Con Una vita da eroe, romanzo pubblicato in Italia da Guanda nel 2010, a breve distanza dalla sua uscita sul mercato anglofono per le edizioni Jonathan Cape, Roddy Doyle (classe 1958, prolifico scrittore e sceneggiatore, premiato nel 1993 col Booker Prize per Paddy Clarke Ha Ha Ha) [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=wbyeats.wordpress.com&amp;blog=4321986&amp;post=2276&amp;subd=wbyeats&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/seminario-c3a9ire-ireland-dir-enrico-reggiani.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2280" title="seminario éire-ireland (dir. Enrico Reggiani)" src="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/seminario-c3a9ire-ireland-dir-enrico-reggiani.jpg?w=115&#038;h=150" alt="" width="115" height="150" /></a><a title="Geraldina Colombo" href="http://www.linkedin.com/pub/geraldina-colombo/2/542/156">Geraldina Colombo</a></strong> (Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano)</p>
<p>Con <em>Una vita da eroe</em>, romanzo pubblicato in Italia da Guanda nel 2010, a breve distanza dalla sua uscita sul mercato anglofono per le edizioni Jonathan Cape, <strong><a title="Roddy Doyle" href="http://www.youtube.com/watch?v=bjDZxojQrA4">Roddy Doyle</a></strong> (classe 1958, prolifico scrittore e sceneggiatore, premiato nel 1993 col <em>Booker Prize</em> per <em>Paddy Clarke Ha Ha Ha</em>) completa la trilogia “<em>The Last Roundup</em>”, che include, in ordine cronologico: <em>A Star Called Henry</em> (1999 – <em>Una stella di nome Henry</em>, Guanda, 2000) e <em>Oh, Play That Thing! </em>(2004 – <em>Una faccia già vista</em>, Guanda, 2005).</p>
<p>Il romanzo è stato definito da <a title="Tom LeClair" href="http://www.nytimes.com/2010/05/16/books/review/LeClair-t.html">Tom LeClair</a> per il <em>New York Times</em> “the best of the trilogy”, un “thoughtful book about a<a href="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/roddy-doyle.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-2281" title="roddy doyle" src="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/roddy-doyle.jpg?w=99&#038;h=150" alt="" width="99" height="150" /></a> sometimes thoughtless political process”  che, tuttavia, “[i]s grand; but not heroic” (<a title="Roger Perkins" href="http://www.telegraph.co.uk/culture/books/7520194/The-Dead-Republic-by-RDoyle-review.html">Roger Perkins</a>, <em>The Telegraph</em>) Quest’ultima critica (parzialmente positiva) è riservata all’aspetto linguistico-espressivo dell’opera: Perkins rileva che, se Doyle “is a master of the [dialogue…], his attempts at an interiorised, rather than a spoken, idiom have generally been less convincing”. L’interiorità dei protagonisti si esprime (linguisticamente) attraverso una semplice struttura sintattica, soggetto-verbo-complemento oggetto, che, seppur immediata, non lascia spazio ad una maggiore articolazione psicologica.</p>
<p><a href="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/the-dead-republic.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2282" title="the dead republic" src="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/the-dead-republic.jpg?w=115&#038;h=150" alt="" width="115" height="150" /></a>L’immediatezza si riscontra anche nel carattere schietto e concreto del linguaggio utilizzato, come traspare dalla pregevole traduzione in italiano di <a title="Silvia Piraccini" href="http://mastertraduzione.humnet.unipi.it/v/schede/bio_piraccini.htm">Silvia Piraccini</a>, arricchita di tanto in tanto di note esplicative. Le imprecazioni, i termini in gaelico, gli spunti ironici, le frasi brevi, i ritmi serrati dei dialoghi, in percentuale molto più alta rispetto alle più lente parti descrittive, contribuiscono ad agevolare la lettura, rendendola incalzante, ed andando a costruire un <em>ensemble</em> narrativo rappresentativo di una fascia socio-culturale medio-bassa.</p>
<p>Tale insieme narrativo si inserisce in un ciclo romanzesco la cui configurazione ternaria richiama<a href="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/una-vita-da-eroe.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-2283" title="una vita da eroe" src="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/una-vita-da-eroe.jpg?w=150&#038;h=75" alt="" width="150" height="75" /></a> indirettamente il simbolo della Trinità, e introduce ad un contesto antropologico simbolico, profondamente irlandese e cattolico. L’accostamento fra la trilogia narrativa e la simbologia religiosa è suggerito direttamente da Doyle, in un’intervista rilasciata a <a title="Giulia Mozzato" href="http://villanovastrisaili.homestead.com/mozzatodoyle.html">Giulia Mozzato</a>. Qui lo scrittore così giustifica il ricorrere periodico alla struttura ciclica ternaria nella composizione delle sue opere (con riferimento, in quel caso, alla produzione di una trilogia di racconti per bambini): “Questo riprendere la forma della trilogia mi suscita una strana sensazione: pur essendo ateo penso che in questo riemerga la mia educazione cattolica e l’analogia con la Santissima Trinità”.</p>
<p><a href="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/roddy-doyle-x-4-not-3.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2284" title="roddy doyle x 4 (not 3...)" src="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/roddy-doyle-x-4-not-3.jpg?w=150&#038;h=146" alt="" width="150" height="146" /></a>La serie de <em>The Last Roundup</em> ruota attorno alle vicende di Henry Smart, che attraversano un secolo di storia irlandese. Si parte&#8230;</p>
<p><strong>[il resto dell'articolo è reperibile in questo <a href="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/recensione-di-roddy-doyle-una-vita-da-eroe-guanda-20101.pdf">pdf</a> scaricabile. © Riproduzione riservata] </strong></p>
<p><strong>Grazie a Rina Brundu che lo ha riproposto nel suo blog <a title="Rosebud - Giornalismo online" href="http://rinabrundu.com/2012/01/22/la-vita-da-eroe-di-roddy-doyle/">Rosebud &#8211; Giornalismo online</a>, idealmente sospeso tra Sardegna e Irlanda. </strong></p>
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			<media:title type="html">seminario éire-ireland (dir. Enrico Reggiani)</media:title>
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		<title>Alcuni segreti del &#8220;cattolico&#8221; Shakespeare</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 19:06:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>henri59</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Will Shakespeare]]></category>

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		<description><![CDATA[Enrico Reggiani, ilsussidiario.net. Il Quotidiano approfondito, lunedì 5 dicembre 2011 Non è dato sapere se Shakespeare avrebbe apprezzato il titolo che Dimiter Daphinoff, oggi docente dell’Università di Friburgo, coniò nel 1983 per una sua recensione di tre saggi dedicati al Bardo: Shakespeare, Un Uomo per Tutte le Stagioni. Tre recenti studi tedeschi. Infatti, anche se in tale titolo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=wbyeats.wordpress.com&amp;blog=4321986&amp;post=2262&amp;subd=wbyeats&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Enrico Reggiani" href="http://docenti.unicatt.it/ita/enrico_reggiani"><img class="alignleft size-full wp-image-2263" title="logo sussidiario.net" src="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/sussidiario-net1.jpg?w=468" alt=""   /><strong>Enrico Reggiani</strong></a>, <em>ilsussidiario.net. Il Quotidiano approfondito</em>, lunedì 5 dicembre 2011</p>
<p>Non è dato sapere se Shakespeare avrebbe apprezzato il titolo che Dimiter Daphinoff, oggi docente dell’Università di Friburgo, coniò nel 1983 per una sua recensione di tre saggi dedicati al Bardo: <em>Shakespeare, Un Uomo per Tutte le Stagioni. Tre recenti studi tedeschi</em>. Infatti, anche se in tale titolo è evidente il riferimento alla famosa pièce teatrale (poi trasferita altrettanto felicemente al cinema nel 1966 e nel 1988) che il drammaturgo inglese Robert Bolt (1924-1995) ritagliò sulla monumentale figura di Thomas More<a href="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/a-play-on-the-catholic-shakespeare.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-2264" title="a play on the Catholic Shakespeare" src="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/a-play-on-the-catholic-shakespeare.jpg?w=150&#038;h=76" alt="" width="150" height="76" /></a> nel 1954, non bisogna lasciarsi trarre in inganno: nella sua recensione Daphinoff applica a Shakespeare la qualifica di <em>uomo per tutte le stagioni </em>per evidenziarne non già la stessa appartenenza cattolica che condusse al martirio l’autore di <em>Utopia</em>, quanto piuttosto la disponibilità (non di rado <em>estorta</em>, per esser sinceri&#8230;) che i suoi straordinari testi sembrano dimostrare nei confronti delle più diverse prospettive critiche &#8211; quali che siano la loro origine nel tempo e la loro provenienza culturale.</p>
<p><a href="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/from-the-blog-catholicwelsh.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2265" title="from the blog CATHOLICWELSH" src="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/from-the-blog-catholicwelsh.jpg?w=150&#038;h=106" alt="" width="150" height="106" /></a>In ogni caso, anche senza il contributo di Daphinoff e senza la mediazione del titolo dell’opera teatrale di Bolt, la questione della fede religiosa di Shakespeare e della misura della sua influenza sulle sue opere gode oggi di una rilevanza, di un approfondimento e di una ricezione meno violentemente conflittuali (anche se tuttora non sempre pacatamente accettati) che in epoche passate. Su tutte, ad esempio, quella vittoriana in cui, proprio su tale terreno minato, si combatterono epiche guerre culturali per il “controllo” della somma istituzione shakespeariana, giacché tale è sempre stato il Bardo – un’istituzione nazional-culturale – per l’<em>English-speaking world</em>,<a href="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/persecution-of-catholics-1607.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-2266" title="Persecution of Catholics (1607)" src="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/persecution-of-catholics-1607.jpg?w=150&#038;h=109" alt="" width="150" height="109" /></a> insieme a quello straordinario intellettuale – se ne noti la definizione estesa in senso anche “extraletterario”(!), <em>please</em> – che tutti ammiriamo. I vittoriani, infatti, si divisero spesso tra chi ne difendeva il profilo anglicano e chi, soprattutto dopo l’<em>Atto di Emancipazione</em> dei cattolici promulgato dal Parlamento di Londra nel 1829, ne faceva emergere e ne valorizzava, invece, il faticoso e rischioso diritto di essere quello che era stato fin dalla nascita e di averlo detto nelle sue meravigliose creature letterarie con la necessaria prudenza richiesta dai suoi tempi.</p>
<p><a href="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/will-cryptocatholic-x-ossrom.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2267" title="Will cryptocatholic x OSSrom" src="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/will-cryptocatholic-x-ossrom.jpg?w=150&#038;h=87" alt="" width="150" height="87" /></a>In quel periodo – come e più che in altri – insomma, ci si divideva sull’esperienza di <em>criptocattolico</em> di Shakespeare, magari non coraggioso fino al martirio (persino questo gli è stato rimproverato di recente&#8230;); magari neanche tanto <em>cripto-</em> agli occhi dei contemporanei (chissà dove potrebbero condurci le ricerche condotte in questa prospettiva da specialisti del calibro di Dennis Taylor, Claire Asquith, Richard Wilson, Eric Sams, Ernst Honigmann, John<a href="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/william-byrd.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-2268" title="william byrd" src="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/william-byrd.jpg?w=150&#038;h=145" alt="" width="150" height="145" /></a> Klause, Peter Milward, Ian Wilson, per citarne solo alcuni); magari – anzi – così poco <em>cripto-</em> da poter essere annoverato tra i “collaborazionisti” (in senso assai lato e a corrente assai alternata e dolorosa, s’intende, per loro) della corte di Elisabetta I, insieme a musicisti dal genio universalmente riconosciuto come i cattolici Thomas Tallis (1505-1585) e William Byrd (1539/40-1623).</p>
<p>Chi vivrà vedrà, almeno shakespearianamente parlando&#8230; <strong>[il resto dell'articolo è reperibile <a title="cliccando qui" href="http://www.ilsussidiario.net/News/Cultura/2011/12/5/LETTURE-Alcuni-segreti-del-cattolico-Shakespeare/226605/">cliccando qui</a>.  © Riproduzione riservata]</strong></p>
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		<title>Suoni nella Tempesta</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Jan 2012 14:45:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>henri59</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alessandra Negro (studentessa del corso di Storia del Teatro e della Drammaturgia Inglese – Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano, a.a. 2011-12) Di nuovo al Bistrò del Tempo Ritrovato. Il 12 dicembre si è svolto il secondo incontro della serie “The Food of Love”, a cura del Prof. Enrico Reggiani. Protagonista di questi incontri è Shakespeare, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=wbyeats.wordpress.com&amp;blog=4321986&amp;post=2231&amp;subd=wbyeats&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/bistrc3b2-del-tempo-ritrovato.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2232" title="bistrò del tempo ritrovato" src="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/bistrc3b2-del-tempo-ritrovato.jpg?w=150&#038;h=48" alt="" width="150" height="48" /></a>Alessandra Negro</strong> (studentessa del corso di <strong>Storia del Teatro e della Drammaturgia Inglese</strong> – Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano, a.a. 2011-12)</p>
<p>Di nuovo al <em>Bistrò del Tempo Ritrovato</em>. Il 12 dicembre si è svolto il secondo incontro della serie “The Food of Love”, a<a href="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/immagine-2011-12.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-2233" title="immagine 2011-12" src="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/immagine-2011-12.jpg?w=150&#038;h=150" alt="" width="150" height="150" /></a> cura del Prof. Enrico Reggiani. Protagonista di questi incontri è Shakespeare, e in particolare il ruolo della musica nelle sue opere teatrali.</p>
<p>Dopo il <em>Sogno di una notte di mezza estate</em> del 17 ottobre, questa volta è <em>La tempesta</em> a essere al centro della scena. Fondamentale per capire l&#8217;importanza dell&#8217;elemento musicale in questo testo è sapere che <em>La tempesta</em> è l&#8217;ultimo, o quasi, dramma di Shakespeare, e che qui vengono rispettate ca­tegoricamente le tre unità aristoteliche di spazio, tempo e azione.</p>
<p><a href="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/immagine2.png"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2234" title="Immagine testo" src="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/immagine2.png?w=90&#038;h=150" alt="" width="90" height="150" /></a>Proprio quest&#8217;ultima osservazione aiuta a rendersi conto di quanto la musica sia fondamentale nel dramma. Per rispettare queste unità Shakespeare ha bisogno di un mago, Prospero, che però si serve dello spirito Ariel per manovrare i vari personaggi secondo il suo scopo. Questo spirito, a sua volta, utilizza la musica per incantare e influenzare gli umani, così che viene a formarsi una catena d&#8217;azio­ne, Prospero &#8211; Ariel &#8211; musica &#8211; destinatario, alla base di tutto ciò che succede nel dramma.</p>
<p>Prospero è il burattinaio che tira i fili degli altri personaggi, ma questo è possibile non solo grazie alle sue arti magiche. Prospero è anche un&#8217;autorità istituzionale in quanto duca di Mila­no, benché spodestato, e sa bene che il <em>divide et impera</em> è la strategia migliore per manovrare perso­naggi che, per quanto inseriti in un cronotopo indefinito e dal sapore magico come l&#8217;isola, sono co­munque umani, e quindi soggetti a normali debolezze e schemi di pensiero e comportamento.<a href="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/immagine1.png"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-2235" title="Immagine1" src="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/immagine1.png?w=150&#038;h=117" alt="" width="150" height="117" /></a></p>
<p>Prospero ottiene così ciò che vuole, e per farlo sfrutta anche tutte le componenti “soniche” e/o “foniche” (per provare ad impiegare un aggettivo <em>modellato sugli inglesi “sonic” e/o “phonic”</em> con capacità denotative/connotative forse più ampie del più consueto – ma letteralmente più limitato &#8211; “sonore”) che l&#8217;isola gli offre: voci umane, ritmi e sonorità naturali, “prodotti” musicali, ecc. Ogni elemento serve al suo scopo. Ma sono proprio le sonorità della natura a spostare l&#8217;attenzione su un altro personaggio, Caliban, nato e sempre vissuto sull&#8217;isola e quindi <a href="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/immagine3.png"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2236" title="Immagine3" src="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/immagine3.png?w=106&#038;h=150" alt="" width="106" height="150" /></a>“corpo vivente” dell&#8217;isola stessa. È lui a svelare la natura di questo luogo, ar­rivando addirittura a distinguere “noises, sounds and sweet airs” (III, ii, 133-134) con una proprietà di terminologia tecnica che sorprende lo spettatore.</p>
<p>Se Caliban è la personificazione dell&#8217;isola, è innegabile che Ariel sia la personificazione della musica dell&#8217;isola. Questo spirito produce delle melodie proprie, sfruttando anche i suoni che la natu­ra gli offre, e la percezione sovvertita di queste melodie è segno di una normalità che Ariel stesso ha distorto (IV, i, 171-184). Ariel è quindi l&#8217;incarnazione della musica in un luogo che della musica è materializzazione, come mostra l&#8217;intero dramma e come dichiara apertamente Caliban.<a href="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/salvatore-quasimodo.png"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-2237" title="salvatore quasimodo" src="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/salvatore-quasimodo.png?w=122&#038;h=150" alt="" width="122" height="150" /></a></p>
<p>A conclusione di questa rapida panoramica sulla musica nella <em>Tempesta</em>, il Prof. Reggiani ha anche espresso alcuni rilievi sulla traduzione che Salvatore Quasimodo (nell’edizione dei Meridiani Mondadori) propone di termini come <em>music</em>, <em>air</em>, <em>ditty</em> e vari altri apparte­nenti all&#8217;ambito sonoro-musicale. Pur tenendo presente che tale prestigiosa traduzione risale agli anni Cin­quanta (1956), non si può comunque non segnalare che alcuni di questi termini sono tradotti in modo erroneo, il che fa riflettere sulla necessità di una nuova traduzione, soprattutto considerato il ruolo basilare che l&#8217;elemento auditivo riveste in un dramma dove la musica è ciò che muove l&#8217;azione.</p>
<p><strong>© Riproduzione riservata</strong></p>
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		<title>Quel Natale del 1832, quando Newman era in ‘esilio’ a Malta</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Jan 2012 10:49:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>henri59</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Enrico Reggiani (Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano) ilsussidiario.net. Il Quotidiano approfondito, domenica 25 dicembre 2011    Nell’inverno del 1832 John Henry Newman (1801-1890), allora sacerdote anglicano e parroco nella chiesa universitaria di St Mary the Virgin presso Oriel College a Oxford, accettò l’invito dell’amico Richard Hurrell Froude (1803-1836) e di suo padre e li [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=wbyeats.wordpress.com&amp;blog=4321986&amp;post=2224&amp;subd=wbyeats&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/sussidiario-net.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2225" title="LOGO sussidiario.net" src="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/sussidiario-net.jpg?w=468" alt=""   /></a>Enrico Reggiani (Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano)</strong></p>
<p><em>ilsussidiario.net. Il Quotidiano approfondito</em>, domenica 25 dicembre 2011</p>
<p>   Nell’inverno del 1832 <a title="John Henry Newman" href="http://victorianweb.org/authors/newman/index.html">John Henry Newman</a> (1801-1890), allora sacerdote anglicano e parroco nella chiesa universitaria di St Mary the Virgin presso Oriel College a Oxford, accettò l’invito dell’amico <a title="Richard Hurrell Froude" href="http://anglicanhistory.org/bios/rhfroude.html">Richard Hurrell Froude</a> (1803-1836) e di suo padre e li seguì in un luogo viaggio nel Mediterraneo: l’auspicio era che il clima mite e favorevole del <em>mare nostrum</em> tra Italia, Malta e Grecia consentisse al giovane Froude di superare la tubercolosi che lo affliggeva da tempo.    <a href="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/oriel-college-oxford.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-2226" title="oriel college, oxford" src="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/oriel-college-oxford.jpg?w=150&#038;h=111" alt="" width="150" height="111" /></a></p>
<p>   Purtroppo le loro speranze si rivelarono vane e anch’egli &#8211; come la Silvia leopardiana, “da chiuso morbo combattuto e vinto” &#8211; concluse la sua intensa ma gracile vita qualche anno dopo, mentre partecipava alle prime ed eroiche fasi del movimento trattariano di Oxford, per il quale seppe coniare una definizione tra le più efficaci e folgoranti: “noi siamo cattolici senza papismo e uomini nella Chiesa d’Inghilterra senza protestantesimo”.   </p>
<p><a href="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/malta-19th-century.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2227" title="malta, 19th century" src="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/malta-19th-century.jpg?w=150&#038;h=102" alt="" width="150" height="102" /></a>   Durante il viaggio, il piroscafo <em>Hermes</em> che trasportava i tre fu costretto a una sosta forzata a Malta nel mese di dicembre di quello stesso anno: c’era, infatti, la necessità che i naviganti si sottoponessero a un periodo di quarantena nel locale lazzaretto, come misura preventiva nei confronti di cittadini inglesi che avrebbero potuto trasferire altrove l’epidemia di colera che aveva impazzato in Inghilterra e che in terra d’Albione era però stata felicemente debellata.</p>
<p>   Come ha scritto Sheridan Gilley in <em><a title="Newman and His Age" href="http://books.google.it/books?id=Sq86AAAACAAJ&amp;dq=Newman+and+His+Age&amp;hl=en&amp;sa=X&amp;ei=N9AGT8WCN5D1-gbEgKXfBw&amp;redir_esc=y">Newman and His Age</a></em> (2003), “mentre la nave imbarcava carbone nell’isola,<a href="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/young-newman.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-2228" title="young Newman" src="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/young-newman.jpg?w=117&#038;h=150" alt="" width="117" height="150" /></a> Newman passò un ‘miserevole giorno di Natale’ in quarantena, un ‘Natale senza Cristo’ &#8211; com’egli stesso lo definì nei suoi versi – privato dei sacramenti e ‘del conforto e dell’ordine di un’istituzione ecclesiastica riconosciuta’”. In questa sua triste esperienza fu solo parzialmente consolato dal mirabile panorama dei mulini a vento e dal festoso scampanio che proveniva dalle chiese dell’isola.</p>
<p>   <em>Natale senza Cristo</em> – della quale questa breve nota offre di seguito una traduzione inedita &#8211; è, effettivamente, il titolo di una poesia che Newman concepì proprio nel giorno di Natale del 1832. Nel <a href="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/lyra-apostolica.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-2229" title="Lyra Apostolica" src="http://wbyeats.files.wordpress.com/2012/01/lyra-apostolica.jpg?w=91&#038;h=150" alt="" width="91" height="150" /></a>1836, <em><a title="Christmas without Christ" href="http://www.newmanreader.org/works/verses/verse49.html">Christmas without Christ</a></em> (così recita l’intestazione dell’originale inglese) fu poi inclusa (con il diverso ed emblematico titolo <em>A Foreign Land</em>) nella sezione <em>Home</em> del celebre volume antologico <a title="Lyra Apostolica" href="http://www.archive.org/stream/a678634000newmuoft#page/n7/mode/2up"><em>Lyra </em><em>Apostolica</em></a>, che si proponeva “di richiamare e di raccomandare al lettore alcune importanti verità cristiane che corrono il rischio di essere dimenticate ai nostri giorni” – emblematico riflesso, questo, del pensiero di Newman sul ruolo rilevante e strategico della letteratura che dovrebbe essere più adeguatamente indagato e compreso (nonché, forse, altrettanto adeguatamente riattualizzato oggidì)…</p>
<p><strong>[il resto dell'articolo è reperibile <a title="cliccando qui" href="http://www.ilsussidiario.net/News/Cultura/2011/12/25/LETTURE-Quel-Natale-del-1832-quando-Newman-era-in-esilio-a-Malta-/231498/">cliccando qui</a>.  © Riproduzione riservata]</strong></p>
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