Complimenti a Bompiani! Per aver deciso di pubblicare la traduzione del romanzo The Secret Scripture (apparso in lingua originale nel 2008) di Sebastian Barry (1955-); per averla pubblicata interrompendo un’apparente distrazione nei confronti di questo (fondamentale e trascurato) scrittore irlandese che durava dal 2007, anno della presentazione di The long long way al pubblico italiano ad opera (meritoria) di Instar Libri; per averlo fatto nonostante (o, forse addirittura, non curandosi di) il parere dei giudici del Costa Book Award, i quali, pur attribuendo questo importante premio a Barry (che se lo era quasi aggiudicato nel 2008), non mancavano di criticarne il finale, adducendo motivazioni di fronte alle quali lo scrittore,
sorridendo, ha giustamente rilevato: “Without that ending, which some have found melodramatic, there wouldn’t have been a novel. I aimed at it while writing the book. When Parris [uno dei giudici del premio] complained about the ending, I was reminded of Cavafy’s poem [Ithaca]. Cavafy said that if you are disappointed in Ithaca, you shouldn’t be – because it was Ithaca that gave you the journey” (interview with Stuart Jeffries, The Guardian, 29 January 2009).
Barry è uno scrittore che ha una concezione assai interessante della testualità letteraria e del suo rapporto con la totalità della realtà che essa rappresenta. “It’s like salmon fishing. It’s so hard to catch a book in the nets of time”, ha affermato nell’intervista di cui si è appena detto sopra. Dunque, i libri sono creature naturali, come i salmoni: si catturano nelle reti del tempo, mentre procedono a balzi, veloci e spesso a ritroso lungo il
fluire degli eventi. E di tale fluire non sono responsabili e forse neppure consapevoli: non hanno la possibilità di modificarlo o di rifiutarlo. Al contrario, a loro è solo consentito di continuare a ripercorrerlo, consolidando quell’esperienza faticosa ma vitale che – appunto – spesso riesce a concludersi con la generazione di una nuova vita. [continua...]
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