Posted on November 9, 2009 by henri59
In un articolo comparso su Il Sole 24 Ore di domenica 13 luglio (p. 1), Carlo Bastasin delineava lo scenario delle imminenti votazioni tedesche: ne richiamava l’eventualità di una “possibile tempesta politica”; l’ipotesi di un’inversione dello “sviluppo culturale del riformismo in Germania e in Europa”; i rischi di “una radicalizzazione politica”; lo spirare sempre più intenso di un vento che gonfiava “le vele del populismo”.
Secondo Bastasin, la difficile situazione della socialdemocrazia tedesca (con il suo vecchio ideale di “Nuovo Centro”, da non confondere con altri Centri…) pareva rievocare gli esiti di quella “zavorra ideologica” di cui parlava Willi Brandt una cinquantina di anni fa. Con un robusto filo di ironia, il giornalista del Sole 24 Ore si permetteva perfino una pertinente e raffinata citazione musical-letteraria dal Fledermaus (1874) di Johann Strass II (1825-1899): “felice è chi dimentica ciò che non può cambiare”.
Sottolineo “pertinente e raffinata”: sicuramente per area linguistico-culturale ed intenzione “atmosferica” prescelte; forse meno per un certo “agio cronologico” e una qualche approssimazione sociopolitica, che qualche purista potrebbe anche (legittimamente, beninteso) discutere, ma tant’è: non si può proprio e comunque accontentare tutti… Insomma, un impiego della letteratura “a fini collaterali” con giudizio e gusto, se Bastasin mi passa l’ardire e non si risente (come pochi altri, a dire il vero) di esser sottoposto a un modesto vaglio testual-letterario-culturale.
Conosco e apprezzo da lunga pezza – anzi, lunghissima, per aver usufruito del loro fondamentale apporto nel periodo della mia ultraventennale collaborazione (1986-2008) con Il Sole 24 Ore del Lunedì – l’abilità e la creatività dei titolisti del quotidiano milanese di via Monte Rosa. A loro, di norma, come negli altri quotidiani grandi e piccoli, va attribuita la scelta del titolo del pezzo di Bastasin (a meno che quest’ultimo non se ne assuma la responsabilità) che suona così Angela e le ceneri del centro europeo e fa ovviamente il verso (improprio…) al grande romanzo Angela’s ashes (1996) dello scrittore irlandese Frank McCourt (1930-2009) e al relativo film omonimo di Alan Parker (1999) – entrambi davvero imperdibili.
Nel titolo del pezzo di Bastasin, Angela è ovviamente la Merkel, il Centro europeo è quello socialdemocratico tedesco di cui si diceva sopra. Cosa non funziona? Cosa non è né pertinente, né raffinato, anzi rivela – se mi è consentito – una certa sbrigativa dipendenza dalla cultura di celluloide? Non funziona – ahimé, ma si dirà è il solito vezzo pignolo degli incontentabili ed inutili letterati… – proprio nulla: l’area culturale è estranea, poco efficace l’intenzione atmosferica, ecc. ecc. Ma no, mi si dirà: si volevano accostare i protagonisti della narrazione irlandese ai “reietti del cambiamento” paleocomunisti e i simboli di McCourt all’”emblema vivente di chi era stato cacciato dal paradiso dell’Spd”. Davvero!? Questa sì che pare acrobazia interpretativa degna della pignoleria dei letterati… E allora, cari sodali d’acrobazie interpretative, viva la letteratura!
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Posted on November 8, 2009 by henri59

ricevo notizia e subito segnalo un’interessante e simpatica iniziativa letteraria: il progetto ITALISH LITERATURE, con l’annesso concorso letterario ITALISH STORIES, di cui trovate traccia e informazioni alla pagina web Italish Stories.
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Posted on October 31, 2009 by henri59

Sky Sport Extra, 31 ottobre 2009, verso le 14.45. Flavio Tranquillo e Federico Buffa commentano a modo loro (MOLTO a modo loro…, quasi come i commentatori originali di ESPN che è possibile degustare con un piccolo trucco del telecomando: fatelo, ne trarrà beneficio il vostro inglese!) una discreta partita NBA tra Boston Celtics (celtics) e Chicago Bulls (bulls). I Celtics (ricordate: /seltik/ è pronuncia American English; /keltik/ è la versione dell’”inglese d’Europa”) hanno un margine stabile di 12-15 punti sui Bulls (sì, proprio la squadra di Michael Jordan: come cambiano i tempi…), che esprimono un gioco non entusiasmante. E’ soprattutto il loro gioco d’attacco a risultare prevedibile ed inefficace e provate a pensare con cosa se ne esce Flavio Tranquillo? Eccola, letterale: “l’attacco di Vinny Del Negro [il coach italoamericano dei Bulls] è più noioso dell’Ulisse“! Non penso ci siano dubbi sull’Ulisse in questione: è proprio quello di Joyce (ed è quasi – lo dico con evidente simpatia - uno “sfregio culturale” in casa dei Celtics, ma forse Tranquillo non se ne rende conto e tranquillamente prosegue con la sua instancabile ed avvolgente affabulazione in margine alle teletrasmesse imprese cestistiche, che paiono proseguire senza prestargli eccessiva attenzione)! Che ne dite? Siete d’accordo sul perentorio giudizio di uno dei nostri vati del basket Sky? Attendo pareri.
P.S. By the way, segnalo questa breve riflessione al blog di FT, che evidentemente non gradisce e, ahimé, modera (con scarsa tranquillity) sentenziando “pollice verso”…
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Posted on October 14, 2009 by henri59

Nella confusa concitazione della politica nostrana, capita persino la lodevole circostanza che un autorevole quotidiano come Liberal (home.aspx?) decida di pubblicare come epigrafe all’italica contemporaneità una emblematica citazione beckettiana: “nasciamo tutti quanti matti, qualcuno lo rimane”.
Diranno bipartisanly le varie parti: scelta offensiva e non delle più originali; inutile spreco di risorse nozionistiche; qualunquistica e nichilistica damnatio dell’impegno politico; ecc. ecc.
La pignolesca precisazione che vorrei formulare è la seguente, tutta letterario-culturale: siamo sicuri che il passo beckettiano citato sia adeguato, efficace, financo pertinente rispetto allo scopo che ci si prefigge nell’impiegarlo sulla prima pagina di un odierno quotidiano? Ovvero: la cultura dell’originale inglese (che recita “we are all born mad. Some remain so” ed è tratto dal secondo atto del mitico Waiting for Godot: Waiting_for_Godot_Part2.html), pronunciato da Estragon che mette in scena un’apparente interazione con Vladimir e Pozzo, può prestarsi a un’estensione all’esagitate dinamiche relazionali dell’italica comunità socio-politica? Ai lettori l’ardua sentenza, nonché l’invito a riflettere insieme sulla necessità di ricorrere sì alla letteratura nell’appassionato realismo del confronto politico, ma con il necessario rispetto di persone e culture…
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Posted on October 14, 2009 by henri59
Prima pareva dovesse uscire il 23 ottobre; ora si parla del 27 novembre… Quale che sia la data di “release” di Dorian Gray (il nuovo film tratto dal capolavoro di Oscar Wilde), meglio approfittare preparandosi adeguatamente a una fatica cinematografica il cui trailer non manca di suscitare qualche perplessità: provare per credere alla pagina web watch?v=9h9a3Sx6220&feature=fvw.
Ecco un secondo incontro utile allo scopo che si terrà presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano: martedì 27 ottobre p.v., alle ore 12.30, aula MR 210 (c/o la sede di via Morozzo della Rocca), con la presenza dell’autore, il Prof. Enrico Reggiani discuterà del volume “Il ritratto di Oscar Wilde” (Ancora, 2009) di Paolo Gulisano, saggista e cultore della letteratura in lingua inglese. Ecco l’invito: invito wilde.
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Posted on October 9, 2009 by henri59
Nel file allegato di seguito (contenente un contributo già pubblicato in NUOVA SECONDARIA – N. 8 2008 – ANNO XXV, pp. 69-72), modeste considerazioni (forse non del tutto datate…) sul Premio Nobel per la Letteratura in occasione dell’attribuzione del prestigioso riconoscimento dell’Accademia di Svezia alla scrittrice tedesca di origine romena Herta Müller: Quale letteratura premia il Nobel per la Letteratura
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Posted on September 26, 2009 by henri59
Sostiene Alfonso Berardinelli – recensendo per il domenicale de Il Sole 24 Ore (“Ci resterà solo la passione?”, 20 settembre 2009, p.29) due volumi di Giulio Ferroni – che “il discorso critico è fisiologicamente eclettico e misto: non separa ma integra biografia, storia delle idee, storia sociale, analisi del testo, valutazione e comparazione, a uso non solo degli studenti, ma di un pubblico colto di non specialisti (pubblico che sta scomparendo)”.
Che la letteratura consenta e, anzi, stimoli il ricorso a queste (e a molte altre, altrettanto legittime e feconde) astrazioni metodologiche ed ideologiche, non v’è dubbio alcuno: in verità, spesso non solo le consente e le stimola, ma le concepisce, le plasma e finisce spesso per esportarle in altri ambiti dell’attività umana dove producono frutti altrettanto significativi, ricevendone preziosi contributi, profonde verifiche e, non di rado, radicali rivisitazioni grazie alla vitale energia vitale di un’ininterrotta dinamica ermeneutica. 
Tuttavia, – seguitando a commentare Berardinelli – per evitare che “lo studio della letteratura, invece che sulla letteratura, si concentr[i] sugli strumenti con cui studiarla” – ma, sia detto per inciso, anche per scongiurare che una pigra acquiescenza nei confronti della constatazione che “non c’è critica (militante e storiografica, giornalistica o didattica) senza riflessione sullo ‘stato presente’ dei nostri comportamenti sociali” riduca la letteratura a una irrispettosa e strumentale funzionalità rispetto al presente (a proposito, quante delle suddette aggettivazioni del sostantivo “critica” può davvero godere di vita propria?) – non sarà inopportuno ricordare che, in primis, la letteratura resta proiezione testuale di una persona in carne, ossa, opere e giorni: insomma, ciò che qualcuno ha definito ricouerianamente il “paradigma della condizione carnale e finita dell’uomo”.
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Posted on July 29, 2009 by henri59
In occasione di una recente presentazione (25 giugno c/o Feltrinelli Buenos Aires) dell’edizione italiana (Rifugiati Football Club, Neri Pozza Editore) del suo Outcasts United, Warren St. John ha affermato che “the beauty of soccer is its simplicity” e ne ha evidenziato la valenza di “symbol for cultural cooperation”.
Cristina Taglietti ha invece suggerito che “il calcio è una buona allegoria del lavoro letterario, ma anche della vita” tra le righe di in un’intervista di Alessandro Piperno pubblicata sul Corsera (20 luglio 2009).
Anche sul Corsera di oggi, 29 luglio 2009, Tommaso Pellizzari approfondisce il profilo culturale del fenomeno Ibrahimovic affidandosi all’elaborazione metaforica (pur senza definirla in questo modo professorale…) che ne offre lo scrittore russo Sergej Samsonov: a questo proposito, Samsonov (o il suo traduttore) intende davvero quello che dice quando afferma che “il movimento di pallone e giocatori assomiglia a quello di uno scalpello in mano al più raffinato dei chirurghi”? Forse sì e con un’evidente ricercatezza linguistica, se lo “scalpello” in questione è il “piccolo strumento di forma simile all’utensile impiegato nell’artigianato, adoperato nella chirurgia ossea” (denominazione “non comune” secondo De Mauroparavia.it). In caso contrario, senza tale competenza sul piano del linguaggio della medicina, sorge un non irrilevante problema metaforico sintetizzabile nel seguente quesito: ci faremmo – ahimé, non metaforicamente – operare da un raffinato chirurgo che interviene su di noi con un normale “scalpello”?!
Sono, questi, solo alcuni esempi di ricorso alle categorie (anche ermeneutiche) della letteratura e della letterarietà nella gestione della notevole densità culturale delle rappresentazioni testuali del football/soccer e, più in genere, dello sport nel suo complesso. Siamo sicuri che vengano sempre impiegati con un’adeguata consapevolezza delle loro implicazioni concettuali, ecc. ecc.? Quanto sarebbe utile confrontarsi su questo tema (come su molti altri) per cogliere a pieno il senso del ruolo che – volenti o nolenti – la “letteratura” riveste nella nostra vita quotidiana… Buone vacanze!
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Posted on July 28, 2009 by henri59
Quest’anno la formula consolidata della Milanesiana e la matrice culturale che la genera (e che risulta non di rado – ahimé – abbastanza prevedibile) hanno proposto una significativa novità – se non mi tradisce la rapida ricognizione effettuata nei programmi delle dieci edizioni sin qui celebrate (complimenti, Betty Wrong, per la feconda longevità!). La piacevole novità (tale almeno per chi scrive) è la presenza strutturata e articolata delle letteratura irlandese in lingua inglese, con tre protagonisti di sicuro prestigio: in rigoroso ordine alfabetico, John Banville, Anne Enright, Colm Tóibín (già passato da quelle parti – più o meno direttamente – nel 2007).
I due eventi – serale e mattutino – che li hanno visti protagonisti ne hanno, però, intenzionalmente valorizzato una certa infruttuosa omogeneità creativa, una sorta di omologazione a un modello antropologico che interpreta l’esperienza irlandese in modo univoco e unidirezionale. È un problema, questo, che non riguarda ovviamente soltanto gli autori (totalmente legittimati nelle loro scelte personali), ma che interessa soprattutto il modo in cui viene composto il ritratto del paese da cui provengono dall’evento che li proietta sulla scena, con il rischio di una certa ingiustificata miopia. È effetto di miopia, ad esempio (è davvero solo UNO delle numerose esemplificazioni possibili, di cui si potrebbe ragionare a lungo), se si decide pregiudizialmente (ma per precise ragioni antropologiche, oltre che di cassetta), di risolvere (si fa per dire…) in senso negativo la riflessione sulle identità, che per non voler essere in alcun modo ideologica, diviene così iperideologica. E se si estende tale prospettiva a ogni ambito esperienziale: personale (Colm Tóibín: “the opposite of identity is always true”), nazionale (John Banville: ho superato il mio “love affair with Irish identity”), religiosa (Anne Enright: “identity is always ideological”), autoriale (John Banville: “the duality of the writer”, divisiva e irrisolvibile), ecc.
È evidente la logica – per così dire (mi si passerà il neologismo, se lo è) – ipereditorialistica che ha determinato la scelta di questi tre autori, tutte e tre comunque meritevoli di indubbia attenzione. Mi chiedo (e qui riguarda l’Emerald Isle, ma potrebbe valere per qualunque altra REALTÀ rappresentata letterariamente, perché di questo si tratta) se sia tutta qui l’Irlanda letteraria; come usa dire di questi tempi, se sia tutta qui l’Irlanda letteraria che conta per i protagonisti dell’aziendalismo editoriale (altro neologismo?); o se, invece, talvolta, non convenga – anche dal punto di vista commerciale, da cui non è possibile prescindere – ricarburare un meccanismo anche se oliato, per evitare che un modello ideologico altrimenti prevedibile finisca per togliere respiro all’incontenibile vitalità della rappresentazione della vita in Irlanda, comunque la si voglia intendere – anche per evitare (con benefici effetti per il grafico delle vendite) le spiacevoli conseguenze dell’infallibile (o quasi) principio dell’eterogenesi dei fini…
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Posted on July 27, 2009 by henri59
www.homelessworldcup.org
The new edition of an important intercultural initiative, whose spirit, intentions and implications have been variously anticipated by literary culture in English during the last two centuries.
Some of these anticipations will be examined in my 2009-2010 course Cultura e Civiltà dei paesi di lingua inglese (2nd semester): see about it at docenti.unicatt.it\\ita\\enrico_reggiani
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